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Italia-Libia-Egitto: il triangolo dove spariscono gli “illegali”

El Hassnah (Deserto del Sinai) - «Ogni volta che l’uomo si è incontrato con l’altro, ha sempre avuto davanti a sé tre possibilità di scelta: fargli la guerra, isolarsi dietro a un muro o stabilire un dialogo. [...] L’esperienza di tanti anni trascorsi in mezzo agli altri di paesi lontani mi insegna che la benevolenza nei loro confronti è l’unico atteggiamento capace di far vibrare la corda dell’umanità».

Se fosse ancora vivo, probabilmente oggi Ryszard Kapuściński dovrebbe rivedere questo passaggio del suo meraviglioso libro “L'Altro”, inserendo una quarta possibilità: l'indifferenza totale, come quella che da circa un mese nasconde uno dei più gravi casi di violazione dei diritti umani che sta avvenendo a pochi passi da casa nostra, al confine tra Egitto ed Israele, dove un gruppo di beduini tiene in ostaggio circa 250 persone tra sudanesi, somali, nigeriani, etiopi ed eritrei la cui unica caratteristica comune è quella di essere profughi. Chi - come i sudanesi - scappa da una guerra e chi, semplicemente, scappa da situazioni di povertà estrema, ma tutti accomunati dal sogno di arrivare in quella terra promessa che risponde a nomi come “Libertà”, “Pace” e “Democrazia”.
Un sogno che – come ci ha magistralmente raccontato Fabrizio Gatti in “Bilal” (libro che dovrebbe essere inserito in tutti i programmi d'istruzione del mondo) – spesso si trasforma in incubo, come quello che dagli inizi di novembre stanno vivendo 80 eritrei – tra cui bambini e donne incinte – incappati nella doppia tagliola del traffico di esseri umani e degli accordi internazionali che trasformano migranti, richiedenti asilo e profughi in “illegali”.

Duemila euro. È questo il prezzo della libertà. È questa, infatti, la somma richiesta dai beduini per traghettare i 250 migranti attraverso il golfo della Sirte, il Nilo e poi Suez, attraversando illegalmente il confine dell'Egitto dopo essere scampati alla giustizia libica. Libia, Egitto, Italia: è questo – oggi – il vero Triangolo delle Bermuda. È su queste rotte che spariscono i “clandestini per legge”, arrivati ai confini della Fortezza Italia voluta dal ministro Maroni e da Gianfranco Fini (a cui, però, va solo l'onere e l'onore di aver aggiornato una legge “di sinistra” come la Turco-Napolitano) e spediti immediatamente verso la Libia e l'Egitto, terre dalle quali difficilmente ne tornano indietro notizie.

Gli italiani riuscirebbero a diventare italiani?

La data di scadenza è il 9 dicembre 2010. Da quel momento gli stranieri (etichettati come “soggiornanti di lungo periodo”) che vorranno diventare italiani potrebbero non avere vita così semplice.
Da quella data, infatti, anche in ambito permesso di soggiorno entrerà in vigore quell'aberrazione dell'intelletto umano volgarmente denominato “pacchetto sicurezza”.
Come al solito in questo paese nulla si crea né si distrugge se non passando nelle forche caudine della burocrazia italiana. Spesso una via senza uscita...

A mio modo di vedere lo straniero che intende diventare cittadino del nostro paese, ancor prima di fare la conoscenza della nostra farraginosa macchina burocratica dovrebbe porsi una domanda fondamentale: ne vale davvero la pena? Cioè: visto il momento storico nel quale ci troviamo – un clima nel quale la xenofobia sembra essere diventata il primo punto del programma di governo – è davvero l'Italia il posto su cui investire ed in cui crearsi un futuro per un/a cittadin@ stranier@?

Non potendo rispondere a questo quesito, non tanto perché nato e cresciuto italiano quanto perché, da anarchico, non concepisco l'utilità di concetti come “patria” o “confini”, dunque mi sembra completamente inutile che un individuo possa chiedere la protezione di questo o quell'altro paese attraverso la richiesta di cittadinanza (“Nostra patria è il mondo intero” recita d'altronde uno dei più noti stornelli anarchici...) è interessante però guardare all'iter a cui si va incontro se si vuole diventare italian*.
Di tutto il procedimento introdotto nell'ultimo periodo c'è una cosa che mi fa ridere: l'esame di lingua per stranieri. Mi fa ridere perché lo trovo totalmente inutile, considerando che l'italiano – come lingua nazionale – esiste solo nelle grammatiche che ci fanno studiare a scuola o nelle carte di quella famosa burocrazia di cui in precedenza.
Sono passati 150 anni dal sacco del Meridione, grazie al quale – oggi – il nord può arrogarsi il titolo di “zona trainante” per l'economia di questo paese, dunque sono 150 anni che – almeno in teoria – abbiamo adottato come lingua ufficiale l'italiano. Ma esiste davvero questa lingua? Pensiamoci un attimo: noi italiani, la nostra lingua, la conosciamo? Non mi riferisco al burrascoso problema che abbiamo con la coniugazione del congiuntivo, quanto ad una cosa ben più importante come i dialetti (in alcuni casi vere e proprie lingue alternative all'italiano e come tali riconosciute).

Er popolo frescone


Marforio: «Caro Pasquino, che tempacci brutti! Tu di' si ciò raggione; er popolo è fregnone come er cerino: se fa fregà da tutti!»
Pasquino: «Caro Marforio, è giusto er paragone, però er popolo è ancora più frescone, perché er cerino, lo sai pure tu, lo pòi fregà 'na vorta, poi nu' lo freghi più!»

Adesso ve la faranno passare più o meno in questi termini: questi “vili” anarchici, questa gentaglia che crede solo nel caos e nelle bombe vuole destabilizzare lo Stato e si sono fatti sentire in questi giorni perché avrebbero avuto il massimo del ritorno mediatico. Ma lo Stato è come la religione: vale se la gente ci crede, come direbbe Errico Malatesta.

C'è ancora qualcuno che crede in un'affermazione del genere? È dal 1969 che il Potere – di qualunque colore ed estrazione socio-politica e culturale – tenta di attribuire a coloro che non credono nella delega e nella dominazione dell'uomo da parte dell'uomo mire terroristiche. Poi lo sappiamo come finisce: qualcuno vola dalla finestra, così da placare la voglia di sangue umano del popolo giustizialista e forcaiolo e pratica chiusa. Il Potere torna ad uccidere, violentare, cospirare ai danni del popolo mettendogli davanti il teatrino di dichiarazioni, denunce di colpi di stato e tutto quel corollario che serve per continuare a detenere il titolo di “pagliacci di corte”, come hanno a dire anche molti giornalisti esteri, che sapendo esattamente cos'è il mestiere – o la missione – del giornalista non si occupano di barzellette e affini.

State tranquilli: nessuno, con “l'attentato” di ieri a Milano, voleva destabilizzare lo Stato, quindi o caro popolo italiano, puoi continare a dormir tranquilli sonni: anche domani avrai il Padrone a dettarti la vita.
Mi chiedo poi cosa potrà mai essere una “bomba anarchica” che ha fatto pochissimi danni – e di cui tempo un paio di giorni ci saremo dimenticati, così come ci siamo dimenticati dell'”attentato” al premier – se confrontiamo questo atto con le politiche repressive attuate quotidianamente da quello Stato che oggi vi chiama ad obliterare il vostro diritto di cittadini o con il lassismo verso i Padroni che ormai da anni permette lo stupro quotidiano del nostro territorio da parte di potentati extra-nazionali od economici (Tav e Dal Molin su tutt*), genocidi quotidiani che prendono il nome di “morti sul lavoro”, disprezzo della vita del popolo con la chiusura di fabbriche e/o la delocalizzazione delle aziende che non serve ad altro che a far ingozzare ancora di più il signor Padrone.

La rabbia e il Cordoglio...

6 morti. A tanto ammontano le vittime da parte italiana dell'attentato di questa mattina alle 12 (le 9.30 in Italia) avvenuto nel quartiere diplomatico di Kabul, Afghanistan. Dispiace, davvero. Ma dispiace anche per tutte le vittime silenziose, per tutte le vittime che – come le 10 di questo attentato – si annoverano tra i civili, tra gente inerme il cui unico peccato è stato quello di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

Non mi importano molto le dinamiche. Tantomeno credo abbia senso fare l'elenco dei nostri morti, quelli tra pochi giorni torneranno ad essere dei numerini alla casella “morti di guerra” (d'altronde, chi di noi ricorda i nomi di tutte le vittime dell'attentato di Nassiyria?).

Ci sono però dei pensieri che mi sono venuti in mente mentre guardavo uno di questi – tanti - aggiornamenti che saranno fatti per un paio di giorni, in cui tutti racconteranno le storie di questi sei ragazzi e poi via, si torna alle solite puttanate che passano in tv, perché se si deprime troppo lo spettatore poi non mi ha più voglia di acquistare, e una tv commerciale, basata sulla pubblicità, di certo non può permettersi una cosa simile. Ma questo è un altro discorso...

A parte il fatto che, ovviamente, nessuno mai avrà la premura di cordogliare i bambini afghani che negli attentati perdono i propri genitori, le mogli che perdono i loro mariti, amici, parenti vari ma si guarderà sempre e solo ai “nostri” morti, come se gli altri – in quanto vittime civili – avessero un peso inferiore. Ma se questo attentato non fosse tale? Nel senso, non fossimo noi i veri “obiettivi”? Non lo so, magari è solo una mia falsa correlazione, ma alcuni giorni fa c'è stato un evento, in terra afghana – non trattato dai nostri organi d'informazione se non da quelli di estrema sinistra – che mi fa pensare che l'autobomba sia una ritorsione per i brogli (in 447 seggi, cioè circa 200.000 schede) che hanno visto vincere Karzai (non è certo un mistero che sia l'uomo politico afghano più vicino agli americani). E quindi se questa si rivelasse solo come la “risposta” dei taliban alla longa mano – lercia di sangue – americana sugli affari interni afghani francamente non ne rimarrei sconvolto.

Cordoglio dalla classe politica, com'è politicamente corretto sia, e due affermazioni che come al solito si distinguono dalla massa: Il nostro Ministro della Guerra – che risolverebbe anche le liti condominiali con i reparti speciali – ha definito “infami e vigliacche le aggressioni”, sottolineando ovviamente che non possiamo fermarci (di questo ne eravamo certi), anche se il suo piano di trasformare la nostra “esportazione di pace” in una guerra propriamente detta (ed in violazione dell'art.11 della Costituzione) ancora non è riuscita.

Il Ministro degli Esteri (il quale è l'unico a parlare di complotto intergalattico contro il Premier, mi chiedo se abbiano già avvisato l'Enterprise di tenersi pronta), ha sottolineato che "la tragedia di oggi è il prezzo che purtroppo dobbiamo pagare per sconfiggere il terrorismo e dare il nostro contributo alla pace ed alla sicurezza internazionale". Io, che ovviamente non sono così esperto come il ministro, credevo fosse il prezzo da pagare per essere stati per anni servi di Bush e della sua follia genocida-petrolifera. Ma evidentemente mi sbagliavo. Così come mi sbaglio quando penso che le parole di Maroni “andarcene sarebbe una resa al terrorismo” vadano lette come “andarcene darebbe un dispiacere a Finmeccanica ed a tutte le altre aziende italiane che producono armi”, giusto?

L'unica domanda buona è quella posta da Di Pietro, il quale si chiede cosa ci stiamo a fare, visto che – cito testualmente - “A forza di starci, e di restarci, in Afghanistan abbiamo perso anche la conoscenza delle ragioni per le quali ci siamo andati”. Rispondergli che è per aver dato il deretano all'ex intelligentone della casa bianca è tanto sbagliato?

Ecco perché militarizzare le città non serve...

Prato – Sono arrivati i militari, addirittura la Folgore, ma il morto ci scappa ugualmente.
È quel che è successo la notte scorsa all'ospedale cittadino dove Mariso Mordini, 72enne, è stato accoltellato da Aida Halilovic, 22enne nata e cresciuta in Italia e di origine rom (ma – è bene sottolinearlo nell'insulso clima xenofobo imperante in questo periodo – italianissima...).

Fin qui la notizia “nuda e cruda”, come si suol dire. Il perché dell'omicidio non è chiaro. La giovane dice di essere stata importunata, ma essendo di origine rom non esiste al mondo che possa venir considerata veritiera – o parzialmente tale – la sua ricostruzione.
Le strade di Mariso e di Aida, tra l'altro, non si sarebbero mai incontrate se in questo paese le regole venissero rispettate. La giovane, infatti, era stata condannata in precedenza a tre anni per furto e tentata estorsione con obbligo a non uscire di casa dalle 21 alle 9 di mattina.
Per quale motivo si trovasse in giro, e per quale motivo nessuno abbia controllato – e presumo non l'abbia fatto mai – che questo obbligo venisse rispettato rimane un mistero, in particolare se si pensa che questa città, lo ricordo per i non pratesi, è entrata a far parte del “programma di protezione militare” per il quale – come ricordavo in apertura – la nostra città è piena (almeno sulla carta) di militari.

Ed è qui che io vedo il corto circuito. Perché questo episodio è la c.d. “prova provata” dell'inutilità del dispiegamento di forze voluto dal Ministro dell'Interno. Il pacchetto sicurezza – a rigor di logica – dovrebbe essere stato fatto, oltre che per dei beceri giochini di chi stando comodamente seduto in un ministero non vive più nella realtà, anche per aumentare la sicurezza in questo paese. Ma se gli omicidi, gli stupri, le rapine continuano ad esserci (prima del pacchetto sicurezza diminuivano, ora credo aumenteranno per il semplice motivo che ne saranno registrati di più...) sono veramente utili questi “magnifici” militari?
Militarizzare le città – ovviamente non i quartieri “a rischio”, come Le Vele o Scampia a Napoli o lo Zen a Palermo, non sia mai che si vada ad attaccare la criminalità vera come la mafia, che quella porta ancora voti – è ormai comprovato non essere la soluzione adatta. In particolare se la sensazione di insicurezza viene montata ad arte dal governo. E noi, popolo televisivo, gli andiamo dietro come tante pecore...

Far girare l'economia si può!!

“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”
[Art.1 Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo]

Sarà che io sono di sinistra, anzi, di estrema sinistra (con connotati addirittura anarchici), ma certe cose non le capisco. Quando uno nasce “rosso”, come si sarebbe detto una volta, in teoria dovrebbe vedere nella diversità un vantaggio, non una cosa negativa. Dovrebbe vedere in un mercantile lasciato 5 giorni in balia delle onde – e delle litigate tra Italia e Malta – la disumanità della politica, che se ne fotte allegramente della vita di circa 150 esseri umani pur di non perdere voti degli elettori borghesucci con la puzzetta sotto al naso [quelli di Malta non so come ragionano, ma essendo più vicina Lampedusa me la prendo più con il governo italiano che non con quello maltese].
Perché quando uno è di sinistra vede il Sud del Mondo non come la gallina dalle uova d'oro di governi ricchi e potenti e di multinazionali, ma come quella parte del mondo che – in un modo o nell'altro – ti dà più di quanto tu possa dare a lei.
Quando uno è di sinistra, e vede l'ennesimo sbarco di esseri umani sulle coste del paese che gli ha dato i natali, non pensa al modo per rispedirli immediatamente a casa, pensa – invece – al fatto che per venire qui queste persone hanno attraversato il deserto e poi il mare, in balia di scafisti e profittatori vari [e dopo aver letto Bilal queste cose ti tornano in mente ogni volta].
Quando uno è di sinistra, tende a mettersi nei panni delle persone che ha di fronte, in particolare se queste persone provengono da paesi e culture che non gli sono familiari. Quando uno è di sinistra si chiede dove abbia riposto la dignità uno come Roberto Maroni. Uno che si è scoperto “uomo d'ordine” dopo l'incontro con un altro reietto della sinistra – cioè Bossi, addirittura ex PCI. Uno che si è scoperto “uomo d'ordine” talmente attaccato al ruolo da aver – leggende “metropolitane” raccontano – morso la caviglia di un poliziotto durante un incursione degli stessi nella sede milanese della Lega Nord nel 1996. Uno che si è scoperto “uomo d'ordine”, ma ovviamente con i più deboli. Perché quando uno è “uomo d'ordine” lo è a 360°. Non è che – ad esempio – se la prende con gli ultimi – i “clandestini”- e non se la prende mai con i mafiosi che infestano la parte politica di cui fa parte. Non se la prende con i “poteri forti”, con i banchieri o le lobby. Se la prende con quelli che già hanno perso tutto, e che giustamente non possono neanche protestare perché con delle leggi che a definire ignobili gli si fa un complimento, non esistono.

Semplicemente.

Perché è questo quel che sta succedendo con il c.d. “decreto sicurezza”. Rendere invisibile chi lo è già. E mi chiedo dove siano quegli uomini di fede che in teoria dovrebbero insegnarci che siamo tutti fratelli e che ogni vita è sacra. Mi chiedo perché BennyXVI i cardinali e vari “colletti di cartone” alle più disparate latitudini italiche abbiano gridato allo scandalo e all'omicidio quando un padre ha chiesto di staccare la spina che teneva in vita sua figlia da 17 lunghissimi anni mentre non fanno niente per i disperati che tentano la fortuna sfidando il deserto ed il mare. Perché non gridano che lasciare un mercantile in mare per 5 giorni è (tentato) omicidio? Perché non dicono nulla per una ragazza neanche 18enne ed il figlio che portava in grembo? Cos'è, hanno paura che quel Dio di cui professano possa incazzarsi? Beh, francamente fossi in lui m'incazzerei più per un Papa che va in Africa a parlare di lotta alla povertà con le croci d'oro al collo. O no? Ma si sa che il Sacro Berlusconiano Impero ha avuto il beneplacito del Vaticano e quindi quel che va bene a Sua Emittenza va bene pure a Sua Eminenza. Perché, mi chiedo, Benedetto XVI e la sua schiera di adepti è sempre pronta a rompere i coglioni in qualunque momento sulla politica italiana ma non fiata mai quando vengono negati i diritti di persone che non possono pagarti l'8x1000 o l'acqua potabile (perché non so se lo sapete, ma noi paghiamo anche l'acqua potabile ai colletti di cartone...)?
A me hanno sempre insegnato che i preti difendono i più deboli e gli sfortunati – e quelli che non lo fanno è perché con i deboli, specie i bambini, ci appagano i propri desideri sessuali, ma questo è un altro discorso. O forse mi sbaglio? O forse da quando mi indottrinavano sono cambiate le cose e ora la Chiesa difende i forti? No, perché se le cose sono rimaste immutate la chiesa dovrebbe tuonare contro un Ministro che in un disegno di legge dopo essersi inventati i medici-spia si inventa i presidi-spia (eppure fare la spia non era un “sotto-peccato”?). Che poi, anche con questa storia degli immigrati che sono un problema finiamola! E' una cazzata colossale! Non è vero che gli immigrati, soprattutto se irregolari, non servono a questo paese. Servono eccome! Servono per esempio nei cantieri edili, dove si fanno un culo così con la promessa di essere messi in regola. Promessa prontamente mantenuta, a patto che il suddetto voli da un'impalcatura (ovviamente senza protezioni perché costano troppo...) e ci rimanga secco. Ecco, lì è sicuro che ti regolarizzano. Certo, non ti serve più a un cazzo visto che sei morto, ma loro sono a posto con la coscienza e – soprattutto – con la legge. Gli irregolari servono – tra le altre – come raccoglitori di pomodori per i sughi in scatola che le grandi ditte del settore portano sugli scaffali dei nostri supermercati, visto che io di italiani a raccogliere i pomodori non ne vedo, e quelli che vedo solitamente sono giornalisti infiltrati o caporali...Senza irregolari (non li chiamo “clandestini” perché non è parola aggettivante la condizione umana secondo me) non ci sarebbero sughi sulle nostre tavole – cioè uno degli elementi distintivi italici – tanto meno case. E poi dicono che in Italia l'economia non gira. Grazie, se si fanno le leggi per impedire l'ingresso degli immigrati – togliendo così forza lavoro agli imprenditori infami, altra categoria mai toccata da nessun decreto sicurezza – i costi lievitano. Ed ogni imprenditore sa che più riesci a tenere bassi i costi e meglio è. Ma poi, dico io, senza gli immigrati Maroni, Bossi, Calderoli, Sua Emittenza e compagnia canto-ballo-recintante con chi se la prende?

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Domande...

Ci sono tante cose che mi sto domandando in questi giorni, tante domande che mi girano in testa, tante cose che non riesco a capire e tante altre che - purtroppo - capisco fin troppo bene. Ci sono tante cose che non mi tornano inerentemente alla tragedia abruzzese, cose che non mi tornavano all'inizio e che di certo non trovano risposta con il trascorrere del tempo. Non ora che tutti i miei dubbi da non esperto in materia stanno trovando conferma sempre più ampia in chi, almeno sulla carta, un esperto lo è.

"Se parliamo di sollecitazioni, di grado di accelerazioni pari a quelle registrate all'Aquila, il cemento armato se fatto a regola d'arte, deve reggere". Sono parole di Paolo Buzzetti, presidente dell'ANCE, Associazione Nazionale Costruttori Edili. Fin dall'inizio ho avuto la sensazione che qualcosa di strano ci fosse dietro a quella tragedia, dietro al fatto che il cemento armato non si deve sgretolare in quel modo, non è possibile. A meno che...A meno che, come sta venendo fuori in questi giorni in quei palazzi, in quelli costruiti negli ultimi 30 anni, non c'era né cemento e tantomeno armato. Perché? Io veramente non le capisco queste cose. Sarà che sono forse troppo stupido per arrivarci, o forse le ho capite talmente bene che voglio far finta di non capirle. Ma mi chiedo con quale umanità si possa pensare di fare un pilastro portante di 30x60 quando dovrebbe essere 80x80. Mi chiedo con quale umanità si possa sostituire la sabbia di cava utilizzata per il cemento con sabbia di mare. Mi chiedo perché, nonostante lo sciame sismico sia iniziato ad ottobre non siano stati fatti controlli o cose simili...Poi capita di sentire di spranghe di ferro nei pilastri portanti dei palazzi marce, di - appunto - cemento che tutto è tranne cemento...E lì inizi a capire qualcosa, e a chiederti se la colpa non sia da attribuire a qualcosa di umano. Certo, non la colpa del terremoto, ma per lo meno quei 289 corpi, quelle 289 vite spezzate a qualcuno devono essere andate di traverso! Perché chi usa un cemento scadente, chi fa pilastri più piccoli di quelli che dovrebbero essere, sa esattamente quel che fa. Ed ognuna di quelle vite deve rimanergli sulla coscienza. Sempre se ne ha una ovviamente; e di questo ne dubito...Ok, gli imprenditori sono imprenditori. E i controlli? E quelli che hanno fatto costruire su zone che non erano sicure? Quelli che hanno controllato i palazzi e hanno detto "ok, va bene"? Riescono a dormire tutti questi signori? Riescono a dormire sapendo che per una mazzetta, per una non voglia di fare il proprio mestiere, mettono a repentaglio delle vite [terremoto o non terremoto]? Perché l'ex architetto della Regione Abruzzo con la "fissazione" per le regole urbanistiche - così come riportato da Repubblica oggi - è stato spostato qualche mese fa in un ufficio che fa contabilità di routine? E soprattutto, chi l'ha spostato?

Ok, forse questo post non ha granché senso, ma io non accetto che anche questa volta nessuno paghi. Perché l'errore umano è evidente. E puzza...

***
In questi giorni di cattive notizie una cosa buona c'è stata. O almeno per me è una cosa buona, per Roberto Maroni non credo...Comunque, grazie a 17 persone che hanno evidentemente un'anima, grazie a quei 17 "franchi tiratori" come si usa in gergo, il famoso decreto-sicurezza è passato senza le ronde e senza a permanenza forzata fino a 180 giorni degli immigrati clandestini nei Centri di identificazione ed espulsione (Cie).

Almeno una buona notizia ci voleva.