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| foto: CTzen.it |
Puoi raccontarci, brevemente, com'è la situazione dell'informazione a Catania e che sbocchi ci sono per una testata giovane e fatta da ragazzi come la vostra?
Da sempre Catania vive in uno stato di monopolio dell'informazione. «L'ho letto sul giornale», dicono i catanesi, senza bisogno di specificare il nome. E' ovvio per tutti che si tratta de La Sicilia di Mario Ciancio Sanfilippo, direttore-editore con diversi interessi in quasi tutte le tv locali e nell'edilizia cittadina. Altri fogli, come Il Giornale di Sicilia, nonostante vengano venduti in città, non fanno base nel capoluogo etneo. C'è poi il caso de La Repubblica che solo da pochi anni distribuisce anche a Catania l'edizione regionale palermitana. Un embargo frutto di un accordo tra gli editori: Ciancio, proprietario dell'unica rotativa etnea, faceva stampare la testata nazionale a Catania a patto che questa non venisse distribuita nelle sue province di competenza. Catania, Siracusa e Ragusa appunto. Nel passato, qualunque tentativo di contrastare questo monopolio ha fallito. Negli ultimi anni sono nate diverse testate, riconducibili però – a grandi linee - a due formule: aggregatori on line di agenzie e giornali di controinformazione. Noi di CTzen non abbiamo intenzione di sostituirci a nessuno. Crediamo che, come in qualunque città civile del mondo, debbano esistere delle alternative. Più occhi e più voci tra cui sono i lettori a scegliere. Se a Catania sei giovane, attento a certe tematiche o semplicemente stufo dello stato della città è più probabile che troverai le notizie che ti interessano - o trattate con un taglio che ti soddisfa di più - su CTzen che su La Sicilia. Anche senza tirare in mezzo motivi ideologici.
Quanto riuscite e siete riusciti a fare in questi mesi, in merito alla creazione del vostro spazio nella situazione informativa catanese e, nel caso abbiate anche riscontri da altre città, siciliana?
A giudicare dal numero di lettori sempre in crescita, dagli attestati di stima che riceviamo, dalle critiche anche severe al minimo errore avevamo ragione a pensare che a Catania ci fosse ancora uno spazio informativo vuoto.





