Perché se non lo leggo non esiste

Grozny (Cecenia) - “In una bella mattina di sole alla fine del 2001, quando era appena finito il coprifuoco, a un incrocio nel centro della città di Argun, vicino al mercato che cominciava appena ad animarsi, alcuni soldati stavano in cerchio con i fucili puntati verso il basso. Per terra, ai loro piedi, giacevano tre ragazze nude, di tredici o quattordici anni. Non cercavano neanche di rannicchiarsi o di coprirsi con le mani. Erano vive ma probabilmente inebetite. Erano coperte di sangue, lividi e fango. Appeso a un bastone c'era un cartello che indicava il suolo. Diceva: «È quello che vi aspetta, tutte, troie schifose. Scoperete tutte con noi». Poco a poco intorno a loro si era raccolta una folla, nessuno aveva dubbi su cosa fosse successo. Alcune donne si strappavano il velo e le commesse si toglievano il grembiule per coprire le ragazze, prima di tutto la faccia, per non farle riconoscere. Gli uomini si voltavano dall'altra parte e continuavano per la loro strada.”[tratto da Cecenia: il disonore russo di Anna Politkovskaja]

Nonostante la frequenza di questi reati, nessun militare è mai stato processato. Anche perché, come dice la legge russa, senza l'esplicito consenso dei superiori un militare non può essere giudicato.

Chi tutela il male quando il bene se prepara ad ammazzare?

Dovrei dire che questa è una storia strana.
Una di quelle storie cupe, macabre, che spesso fanno da trama a qualche film tv.
Invece no. Perché questa è una storia che più classica non si può. Una storia del “bene” contro il “male”. Di quelle che spesso fanno da trama a qualche film tv.
Solo che in questo caso non si sa chi sia il “bene” e chi sia il “male”.

Ed ogni volta che leggo di casi del genere mi torna in mente “Vulesse” dei 99 Posse, nel punto in cui dice