Cosa Nuova(d'importazione). EmigranTriadi

Roma – Seconda parte del nostro approfondimento sulla “Cosa Nuova d'importazione”, cioè su quali sono le organizzazioni criminali straniere che operano sul nostro territorio. Dopo aver descritto come sono strutturate le organizzazioni criminali cinesi, in questa seconda parte cercheremo di capire come queste si muovono nel nostro paese e quanto sono fondati gli allarmi che ormai da tempo istituzioni come la Direzione Investigativa Antimafia, o le associazioni operanti in questo campo, stanno lanciando.

EmigranTriadi. Nel nostro paese, le prime comunità cinesi arrivano già dopo la prima guerra mondiale, fino al blocco totale imposto durante l'epoca maoista. Sarà Deng Xiaoping – attraverso le zone economiche speciali della parte meridionale della Cina – a ridare slancio al fenomeno, con molti abitanti delle zone agricole, come quella dello Zhejiang, che prendono la via dell'Europa.
In Italia – come è possibile leggere sulla relazione del primo semestre 2011 della Direzione Investigativa Antimafia – la percentuale più ampia di “cittadini cinesi segnalati per reati associativi” è la Toscana (con il 28 per cento di cittadini segnalati), dove Prato contende a Milano la palma di “capitale” dell'immigrazione cinese. Proprio la Lombardia, con il 21,3 per cento è la seconda regione dove più alto è questo tasso (entrambe, come sappiamo, sono anche le regioni dove è più alto il numero di immigrati dalla Cina), seguite poi da Friuli Venezia Giulia (18,7 per cento), Marche (14,7 per cento) e Lazio (12 per cento)

Eroina, droghe sintetiche, migranti e denaro. Sono queste le principali voci di guadagno delle Triadi.
Dapprima il traffico di esseri umani, con un tragitto che arriva nelle grandi metropoli del vecchio continente passando per Mosca, Praga o il corridoio adriatico anche attraverso l'utilizzo dei visti turistici, con i quali, ad esempio, i migranti venivano fatti sbarcare direttamente a Fiumicino. Poi, dagli anni Ottanta, quando le Triadi si sono già ampiamente instaurate sul nostro territorio, attraverso quello che rimane uno dei loro “punti forti”: la falsificazione. Prima, nell'ambito del business degli esseri umani, passaporti e permessi di soggiorno, poi – quando viene saldato il sodalizio con la camorra - merci di qualunque tipo, come ha dimostrato l'operazione della Direzione Investigativa Antimafia denominata “Muraglia cinese”, che nel 2008 ha evidenziato l'alleanza tra i cinesi ed il clan di Forcella anche attraverso una società con sede nel quartiere romano dell'Esquilino[1].

Cosa Nuova(d'importazione). Viaggio al centro della Triade

foto: ibossdichinatown.blogspot.com
Roma – Agli inizi dello scorso mese (prima puntata andata in pubblicazione il 6 febbraio), abbiamo iniziato a raccontarvi quali sono gli attori che in questi mesi stanno movimentando la vita della “Roma criminale”, cercando di capire quanta forza reale abbia quella che l'associazione antimafia Libera ha chiamato “Cosa Nuova”. Da tempo, però, gli esperti dell'antimafia lanciano anche un altro allarme: quello sulla sempre maggior presenza delle organizzazioni criminali straniere nel nostro territorio e le cui ambasciate, naturalmente, sono presenti anche – in maniera più o meno profonda – anche nello scenario criminale romano[1]. Ma per capire come le Triadi sono sbarcate nel Belpaese è bene fare alcuni lunghi passi indietro nel tempo.

29 luglio 1983. Mentre a Palermo Antonino Madonia – appartenente al mandamento di Resuttana, “ala-corleonese” di Cosa Nostra - uccideva il giudice Rocco Chinnici, un altro dei giudici che in quegli anni combatteva la mafia, Giovanni Falcone, si trovava a Bangkok, in Thailandia, per avere conferma di alcuni movimenti di denaro e droga tra la Sicilia e la Svizzera avvenuti poco più di un anno prima. Ad essere interrogato è Koh Bak Kin, cinese di Singapore, tra i più importanti narcotrafficanti dell'epoca e considerato uno dei fornitori più fidati delle famiglie siciliane. Sarebbe proprio lui, sostengono i magistrati, ad aver aperto il mercato dell'eroina a Cosa Nostra, con i primi viaggi intercontinentali di Kin, noto anche come Kim, Antonio e Antony Ko, che avvengono già nella prima metà degli anni Settanta.
Il narcotrafficante ha contatti con il clan Riccobono di Partanna Mondello, con Gaspare Mutolo che ne è il contatto diretto in Sicilia e con Gianfranco Urbani, detto “Er Pantera”, il cui curriculum annovera rapporti con il clan catanese dei Santapaola, la reggenza della versione romana della 'ndrina calabrese dei De Stefano e della Banda della Magliana.

Proprio grazie all'eroina comprata dal connubio Koh Bak Kin-Cosa Nostra (che al trafficante paga un “prezzo di favore”) la banda poté dare il via a quella scalata al potere criminale più volte raccontata in film e libri. Insieme alla droga, comunque, Kin si porta appresso anche un'altra cosa: le Triadi cinesi.

Battesimo tra mito e realtà. Narra la leggenda – come racconta Yari Selvetella nel suo Roma. L'impero del crimine - che il mito della nascita del crimine organizzato cinese sia da ricercare tra i monaci buddisti del tempio di Shaolin, provincia dell'Henan, nella zona centrale dell'attuale Repubblica Popolare Cinese, che proprio nel tempio avevano instaurato la prima sede clandestina della resistenza agli invasori manciù nel 1644.