Fortezza Europa, viaggio sull'invalicabile confine sud (1/4)
Denied Access. L'Internazionale dell'espulsione (2/4)
Denied Access. Il business del migrante (3/4)
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| foto: peaceculture.org |
Atene (Grecia) - 1881 agenti a difesa del confine sul rio Evros, in aggiunta alle pattuglie già presenti e, dal luglio 2011, un muro di 12,5 chilometri alto tre metri concepito sul modello della rete che separa le enclavi di Ceuta e Melilla (territorio marocchino[1]) dal territorio spagnolo e che ha portato ad una diminuzione degli ingressi di circa l'84%[2]. È quello che si sono trovati davanti i migranti che lo scorso 2 agosto hanno tentato di oltrepassare il confine naturale che separa la Grecia dalla Turchia o, se la si vuole leggere in altri termini, la Fortezza Europa dall'esterno. Eccola la “porta d'Europa”. È da qui e non da Lampedusa – come erroneamente fanno credere gli organi di informazione italiani – che, dal 2005, passa più dell'80 per cento dei migranti senza documenti che attraverso l'Europa meridionale tentano di arrivare nei paesi del nord, in un viaggio che per l'eccessiva distanza e per le stringenti leggi del cosiddetto “Dublino II” significa per i migranti rimanere segregati in un purgatorio con Atene come capitale.
La Commissione Europea non esclude l'eventualità di finanziare progetti per rinforzare ancor di più le politiche anti-migranti delegate alla Grecia, in aggiunta ai 676 milioni di euro stanziati da Parlamento e Consiglio attraverso un programma annuale co-finanziato per 10 milioni di euro da Grecia e Fondo europeo per i rimpatri che dovrebbe portare al rimpatrio di 7.000 migranti.
Turchia: sala d'attesa per l'Europa. La Turchia rappresenta una vera e propria “anticamera”. Sia perché è da qui che i migranti passano per arrivare in Grecia sia perché la Turchia si trova – geograficamente e politicamente – a metà strada tra l'Europa e l'esterno. L'esterno, a queste latitudini, si chiama Iran. Tra i due paesi, una barriera naturale lunga 454 chilometri la cui altezza varia tra i 2.500 ai 3.000 metri e la temperatura tra i 4° ed i 6° e le cui cime sono continuamente attraversate da merci e persone in quanto, nonostante la strada accidentata ed il clima spesso improponibile, questo rimane il passaggio più corto, più sicuro e soprattutto meno controllato tra l'Asia e l'Europa.
Urmia, Shahpur e Maku – nella regione iraniana dell'Azarbaijan occidentale (da non confondere con la repubblica dell'Azerbaigian che si trova nella regione caucasica) – sono le tre città dove i vengono raggruppati i migranti e da cui, a bordo di automobili o camion, ci si avvicina ai villaggi transfrontalieri dai quali si tenterà il salto in Turchia.




