Del punto di vista di Hitler

[...] Ma il giornalismo deve sempre badare a entrambi i versanti di una storia, è il credo dei fedeli devoti della “informazione obiettiva ed equilibrata”, e qui domando: allora ci si chiede come giornalisti, per esempio, di assumere il punto di vista di Hitler e dei nazisti per essere equi o equilibrare i punti di vista delle vittime ebree e non del nazismo durante la seconda guerra mondiale? In effetti, gran parte delle storie non sono antagonistiche o si riducono simmetricamente a due sole parti, e tale ottica di semplificazione geometrica non è applicabile al dovere giornalistico di riflettere fatti svariati e complessi della realtà con più facce di un dodecaedro.

[Smettiamo con l’obiettività – Ruben Luengas]

Piazzisti da guerra - il film


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«Perché un cane agita la coda? Perché il cane è più intelligente della sua coda. Se invece fosse la coda, più intelligente, agiterebbe lei il cane»

[dalla didascalia all'inizio del film]

Dustin Hoffman è Stanley Motss, di professione produttore hollywoodiano; Robert De Niro è Conrad Brean - o forse sarebbe meglio chiamarlo John Rendon - l'esperto di pubbliche relazioni a cui l'entourage del Presidente affiderà la costruzione della più grande messinscena che la Storia d'America ricordi. Il loro compito? Inventare una guerra "da Premio Oscar" per salvare il Presidente degli Stati Uniti dall'accusa di aver molestato una giovane capo-scout, con la quale si è intrattenuto nello Studio Ovale. È questa, in estrema sintesi, la trama di "Wag the dog" - in italiano tradotto incomprensibilmente come "Sesso&Potere" - film del 1997 di Barry Levinson (Premio Oscar per "Rain Man - L'uomo della pioggia"). Tra realtà e finzione, il pubblico scopre come funziona la grande macchina dell'inganno, quella che ha il compito di spostare l'opinione pubblica a seconda degli interessi di questo o quel gruppo di potere (per approfondire: http://senorbabylon.blogspot.com/2011/07/lingannevole-pubblicita-della-guerra.html). Non è semplicemente propaganda, è pubblicità. È (rap)presentare la guerra in 30 secondi, alla velocità di uno spot pubblicitario.

Finzione o realtà? A pochi mesi dall'uscita del film negli U.S.A., i cittadini americani facevano la conoscenza di Monica Lewinsky, quelli europei della guerra in Kosovo...

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