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Storia di mafia, Stato e Chiesa

foto: tg24.sky.it
Questo articolo lo trovate anche su InfoOggi.it http://www.infooggi.it/articolo/storia-di-mafia-stato-e-chiesa/27633/

Cinisi (Palermo), 13 maggio 2012 - «Ultrà di sinistra dilaniato dalla sua bomba sul binario», scriveva così il Corriere della Sera il 10 maggio 1978, in merito all'omicidio di Peppino Impastato.
Chissà se don Pietro D'Aleo, parroco della Ecce Homo abbia riletto questo articolo nei giorni scorsi, preparando la giornata commemorativa in ricordo del fondatore di Radio Aut.

«I tempi non sono maturi», ha infatti spiegato il parroco a Giovanni Impastato, che del fratello ha raccolto in qualche modo l'eredità e che si era limitato semplicemente a chiedere una messa per il fratello. La celebrazione è stata sostituita da una veglia di preghiera per la legalità e la giustizia sociale officiata da don Luigi Ciotti, che in contesti antimafia non ha bisogno di presentazioni.

Caterina Palazzolo, responsabile dell'azione cattolica della parrocchia, ha spiegato che la scelta di negare la messa in memoria di Peppino si basa non solo sul fatto che gli esponenti del mondo comunista non avrebbero apprezzato (in un anacronistico revival di “Peppone e don Camillo”), ma anche per scongiurare un possibile incidente diplomatico tra Giovanni Impastato e la sua “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato” e Salvo Vitale, amico di Peppino Impastato che oggi guida l'associazione in memoria dell'ex esponente di Democrazia Proletaria maturata due anni fa, quando il sindaco si presentò – insieme ad altri suoi colleghi – dinanzi la casa che aveva ospitato Gaetano “don Tano Seduto” Badalamenti. Una sfilata di colletti bianchi non proprio accettata dall'associazione Impastato.

A questo punto la domanda è d'obbligo, sia alla luce della storia antimafia di una certa parte della Chiesa, sia alla luce di una certa vicinanza di un'altra parte di quella stessa Chiesa al mondo mafioso: i tempi non sono maturi per cosa? Per dire da un pulpito, come diceva Peppino, che «la mafia è una montagna di merda»? Non sia mai che Enrico “Renatino” De Pedis - boss di quella Banda della Magliana che, è ormai storia, sappiamo avesse rapporti molto stretti con Cosa Nostra - si rigiri nella tomba.

Intanto, nel paese che ormai gira al contrario, arriva l'annuncio-shock della ministra dell'Interno Annamaria Cancellieri: «Non dobbiamo aver paura di mettere in vendita i beni confiscati», a dispetto delle tante associazioni antimafia che da anni lottano per il riutilizzo sociale di questi beni. Non contenta, Cancellieri ha risposto a chi le faceva giustamente notare la non certo remota possibilità che questa apertura non significhi altro che rimettere quei beni nelle mani dei boss che, qualora ciò dovesse avvenire, «vorrà dire che saranno nuovamente sequestrati e confiscati e lo Stato ci guadagnerà due volte». Qualcuno spieghi alla ministra che fare questo tipo di indagini non è così semplice come scrivere un disegno di legge.
Per il resto, davvero, lascio al lettore ogni altro tipo di commento.

Una fede per gli infedeli: il culto di Santa Muerte

Tepito (Ciudad de México, Messico) - «Non avrai altro Dio all'infuori di me spesso mi ha fatto pensare». Probabilmente uno dei più famosi incipit dell'intera discografia di Fabrizio De André, un  grande artista a cui invece che un semplice Vangelo – come sovente ripete Don Andrea Gallo – dovrebbe essere dedicata direttamente una Chiesa, così come si fa per i “Grandi”. Così come si fa, ad esempio, per Diego Armando Maradona (guardatevi il film sul Pibe di Emir Kusturica per capire a cosa mi riferisco....).

Ed a proposito di “culti alternativi” e America Latina, è interessante quello che da qualche anno avviene in Messico ed in alcune zone degli Stati Uniti le cui affinità con la terra di Hugo Sánchez Márquez e del Subcomandante Marcos sono più d'una: accanto ai culti “tradizionali” infatti, non è difficile trovare nelle abitazioni messicane una strana statua dalle fattezze scheletriche il cui culto vede il proprio centro a Tepito, il barrio bravo di Città del Messico noto più per essere terra di narcos che non per essere la città che venera quella che molto spesso viene chiamata “La Flaquita” (la magrolina) o “Niña Blanca” (bimba bianca), anche se il nome corretto per chiamare la santa sarebbe Muerte, cioè morte.
Già, perché il culto di Santa Morte – che, sgombrando il campo da dubbi, nulla ha a che fare con satanismi e magie nere visto che in realtà si è in presenza di un angelo di luce  – è uno dei principali nuovi culti diffusi in Messico, America Centrale e Stati Uniti e che, a partire dall'inizio del nuovo millennio annovera già circa due milioni di fedeli.
Se, infatti, l'iconografia della Santa può, ad un approccio superficiale, far pensare ad un culto “negativo”, essa è in realtà la protettrice degli “ultimi”: a lei si rivolgono infatti le “bocca di rosa”, le “princesa”, i carcerati e tutte quelle biografie che salivano sul palco ad ogni concerto di Faber...
  • Le origini del culto.

Stando a quello che si trova in rete, non esiste una data da cui far partire questo culto. Per alcuni, infatti, il culto risale al periodo pre-ispanico ed al culto della morte che le popolazioni autoctone facevano, per altri invece il culto ha origine solo a partire dagli anni '60 del secolo scorso, con un procedimento che sembra essere ricalcato quasi perfettamente sul culto della Madonna di Fatima (o magari è il culto della Madonna di Fatima ad essere ricalcato su quello della Signora delle Tenebre). Narra la leggenda, infatti, che Santa Muerte apparve ad un abitante della città di Veracrùz (nel sud-est del Messico) in virtù dei sacrifici fatti dal popolo, al quale dunque ella concedeva la propria protezione.

‘O miracolo di San…Papier

Collegno (Torino) – Una normale domenica mattina passata in chiesa, come tante altre che l’hanno preceduta, ad ascoltare l’omelia del prete di turno. Ad un certo punto, però, qualcosa di strano, ed imprevisto, accade: un gruppo di fedeli antifascisti si alza e mentre alcuni fanno volantinaggio, altri si prodigano a far ascoltare agli astanti – ancora nel pieno della sorpresa – le voci che nessun telegiornale, nessuna radio (e nessuna Chiesa) gli farà mai ascoltare: la voce delle e dei reclusi nei Centri di Identificazione ed Espulsione.
È questo lo spettacolo a cui si è potuto assistere, stamattina, nella chiesa di Santa Chiara a Collegno, vicino a Torino. Ai fedeli è stato raccontato com’è la vita di un recluso nei lager del nuovo millennio per i quali più d’uno dovrebbe battersi il petto e recitare il famoso “mea culpa”: chi li ha ideati, ovviamente, ma anche – e direi soprattutto – chi permette che questi luoghi rimangano aperti, e credo siano in molti a permettere questo scempio e ad andare ad ascoltare la parola di Dio la domenica senza sentire almeno un minimo senso di ipocrisia. Oltre ai volantini, i compagni che si sono prodigati in questa azione di disturbo hanno denunciato la connivenza della Confraternita delle Misericordie (a cui quella di Collegno è affiliata), responsabile della gestione dei C.I.E. di Modena e Bologna.
In tutto questo c’è anche una piccola, e divertente, nota di colore: uno dei compagni – che evidentemente ha frequentato poco tali luoghi – ha parcheggiato la bicicletta accanto al confessionale…
Nonostante le lievi note, però, la questione rimane una soltanto:
I Centri di Identificazione ed Espulsione sono la conferma evidente di quanto sia disumano il Potere. La lotta per la loro distruzione non si arresta.

Di seguito il testo del volantino distribuito:

NIENTE MISERICORDIA NEI C.I.E.
A Collegno esiste un'associazione di volontariato cattolica, la “Misericordia”, che fa un prezioso servizio di guardia medica e di pronto soccorso con le ambulanze.
Purtroppo però questa associazione è parte integrante della Confederazione Nazionale delle Misericordie d'Italia, che gestisce il Centro di Identificazione ed Espulsione (Cie) per senza-documenti di Crotone e, per mezzo della Misericordia di Modena, anche quelli di Modena e Bologna. Come qualcuno già saprà, questi Centri (che qualcuno chiama ancora “Centri d'accoglienza”) sono delle vere e proprie prigioni dove vengono rinchiusi gli stranieri che non sono in regola con il permesso di soggiorno – magari semplicemente perché hanno perso il lavoro.

Da che parte sta Dio?

Quando mi si sente parlare di tematiche religiose, io che mi professo convintamente ateo ed ancor più convintamente anticlericale, molta gente si stupisce. Si stupisce del fatto che io, che credo solo negli uomini e non in eventuali “entità terze ed immateriali” sia curioso ugualmente di sapere, di conoscere. Ed è forse proprio seguendo questa curiosità che mi affascina molto quella “corrente” - parola molto di moda in questi giorni – della professione della Fede che prende il nome di Teologia della Liberazione [ne ho parlato qui: http://senorbabylon.blogspot.com/2010/04/portando-la-crocee-che-guevara.html]

Piccolo riassunto delle puntate precedenti: la c.d. Teologia della Liberazione è un diverso modo di vivere la vita ecclesiastica che alcuni appartenenti alla Chiesa – in particolare in America Latina – hanno scelto di osservare. È un tipo di operato che si discosta moltissimo dall'operato “classico” della Chiesa, quello cioè fatto di chiese ed abiti pieni d'oro e tutto ciò che è ostentazione di un Potere che di “sacro” non ha assolutamente niente.

La caratteristica principale della TdL, infatti, è quella di essere in qualche modo una concezione “sociale” della religione, in cui il ministro della Fede non è – come capita molto spesso in Europa – una persona avulsa dalla comunità nella quale è chiamato ad operare ma, anzi, coloro che osservano questo tipo di “corrente” religiosa (so che il termine non è esatto, ma non sono un grande esperto di linguaggio ecclesiale...) sono fortemente radicati alla comunità in cui lavorano. La stessa TdL trova il suo principale fondamento nel radicamento storico-sociale nelle comunità (vi rimando comunque all'altro articolo, dove ho analizzato in maniera più approfondita la questione).

È quindi in base a questa attrazione – termine che in questo periodo non è esattamente il migliore da accostare a questioni ecclesiastiche, lo so – che mi ha colpito molto la storia di padre Carlo, il “prete clandestino” di cui si occupa l'ultimo numero del settimanale Carta a firma Sarah Di Nella.
Perché ciò che fa padre Carlo è esattamente quello che la Teologia della Liberazione professa. Ma procediamo per gradi.

Siamo a Siracusa, quartiere di Bosco Minniti, uno dei tanti quartieri “difficili” del nostro paese, dove da oltre 20 anni padre Carlo si occupa della parrocchia di Santa Maria Madre Chiesa, che più che una chiesa sembra un porto di mare. Dal 1988, infatti, dalle 15.000 alle 18.000 persone sono transitate da quelle parti.

Portando la Croce...e Che Guevara.

In questi giorni è scoppiato – devo dire finalmente – il bubbone, che non arriva certo inatteso, della pratica pedofila all'interno della Chiesa. Questa volta sembra essere scoppiato nel pieno della sua virulenza, a differenza di quel che accadde qualche anno fa, quando circolò per un po' il famoso video dal titolo “Sex crimes and Vatican”, nel quale per la prima volta si portava questo problema al di fuori delle mura vaticane.
A differenza di quel che avvenne nel 2006, sembra essere maggiore anche l'interesse della pubblica opinione, e da più parti si inizia a parlare della necessità di una “rifondazione” dell'istituto ecclesiastico, che vede come massima provocazione – almeno tra gli articoli che ho letto io in questi giorni – l'articolo di Andrew Sullivan presente sul numero di “Internazionale” di venerdì scorso dal titolo: “Perché il Papa deve dimettersi”.

Quel che mi solletica maggiormente è proprio provare ad immaginare, e dunque a delineare, il profilo di una eventuale “nuova Chiesa riformata”. Niente fantasticherie da intellettualoide, naturalmente – cosa che peraltro non sarei neanche in grado di fare – ma, come al solito, presentazione, da queste pagine, di una diversa concezione della Chiesa e della visione cattolica della religione che già da anni è presente e conosciuta ma che, combattendo il Potere terreno di Santa Romana Chiesa è da sempre stato posto ai margini dell'insegnamento della “fede”.



Per capire a cosa mi riferisco partiamo - per l'ennesima volta - da Fabrizio De André, cioè dall'autore del quinto Vangelo, stando almeno alle parole di Don Andrea Gallo. L'immagine che trovate in apertura di questo post, e che spiega in pochissimo spazio la laica spiritualità di Faber è presa da “L'uomo Faber”, il fumetto distribuito da Repubblica ed ideato da Ivo Milazzo e Fabrizio Càlzia.
Da anarchico, infatti, De André aveva una visione assolutamente anti-clericale della religione, in quanto quel che oggi conosciamo come Chiesa altro non è che una forma di imperialismo – sia culturale che economico – e che, come tale, deve essere combattuto. Questione che ogni cittadino italiano dovrebbe ben conoscere, essendo questa pratica ben presente nella vita politica della nostra quotidianità, nonostante il nostro sia un paese laico e non teocratico (come invece evidentemente piacerebbe dall'altra parte del Tevere e ad alcuni esponenti dell'emiciclo parlamentare).

Qualche sera fa, su Sky è andato in onda “Angeli e Demoni”,

E venne l'ora...di religione.


Avvertenza prima di leggere questo post: Se siete cattolici, se la domenica andate in chiesa e non muovete muscolo se non ve lo ordinano dal Vaticano e se tante volte foste la Binetti NON continuate a leggere. Passate oltre.

Diciamoci la verità: chi di noi, ai tempi della scuola – eccezion fatta per la suddetta esponente dell'Opus Dei in terra parlamentare, il Papa e qualche pretocchio tutto tempestato d'oro – ha realmente preso sul serio l'ora di religione? Io non la facevo proprio, anche perché il nostro insegnante – tra parentesi un prete che bestemmiava – a mia precisa domanda culturale (gli chiesi qualcosa riguardo ai Taliban prima dello scoppio della guerra...) non seppe rispondermi, mentre rompeva i maroni alla classe intera con i fantasmagorici racconti delle sue imprese tra la vita e la morte. La classe intera, per tutta risposta, copiava allegramente i compiti per l'ora successiva.

A parte le vicissitudini personali credo abbiate sentito tutti parlare dell'ennesimo attacco del terrorismo di matrice cattolico-vaticana ai danni della laicità di questo stato. Per chi non l'avesse sentito faccio un brevissimo riassunto: nel 2008 – governo Prodi – l'allora Ministro dell'Istruzione “Fioretto” Fioroni, anch'egli evidentemente amico della lobby vaticana (spero non sia pure lui dell'Opus Dei altrimenti chiedo la cittadinanza al Botswana...) mediante un'ordinanza dispone che l'insegnamento della religione cattolica – che è bene ricordare non è la religione di stato – concorra nell'attribuzione dei crediti per la maturità. Come ovvio e naturale subito i non-cattolici si sono fatti sentire facendo ricorso. Il 7 luglio di quest'anno il Tar del Lazio ha bocciato l'ordinanza di “Fioretto” Fioroni, ristabilendo quel che è sempre stato in Italia: gli insegnanti di religione non devono partecipare né all'assegnazione dei crediti e tantomeno devono avere “potere reale” negli scrutini. Anche perché, se – per ritornare al caso personale – tutti facessero come il mio insegnante che dava 6 anche a chi non faceva religione saremmo messi bene.

La CEI ovviamente, ha definito vergognosa la sentenza (dimentica forse di ben altre vergogne a cui guardare, come i preti pedofili che spesso difende...) in quanto – cito da Repubblica di quest'oggi -
“ l' insegnamento della religione cattolica non sostiene scelte individuali, ma di una componente importante di conoscenza della cultura italiana. Con buona pace dei laicisti e dei nostri fratelli nella fede di altre confessioni cristiane”
. Avete presente il film Highlander, quando due immortali si scontrano ed il cattivo dice a Christopher Lambert “ne resterà soltanto uno”? Ecco, in pratica è la stessa cosa che dice la CEI, con la differenza che per ora i Vatican's friends ancora non si son messi a tagliar teste.
Come ovvio tutti i futuri elettori del Papa – prima fra tutti Suor Merystar Gelmini – si sono messi a frignare che il Vaticano ha ragione perché (ri-cito da Repubblica):
“la cultura del nostro paese è intrisa di cultura cattolica. La scuola ha il compito di trasmettere questi valori non solo religiosi ma anche culturali, nel rispetto di chi professa religioni diverse assieme a quelli che non credono.”
Che è poi quel di cui vengono accusati gli islamici quando chiedono – a ragione secondo l'art.8 della nostra Costituzione – la creazione di moschee in suolo italico. Mentre scrivo questo mi sorge una domanda: essendo il Vaticano uno stato estero, e la religione cattolica – ripeto – non una religione di stato, perché non c'è la stessa levata di scudi contro la costruzione di Chiese? Alla fine qual'è la differenza con la costruzione di una Moschea?
Suor Merystar continua dicendo:
“faremo ricorso al Consiglio di Stato. I principi cattolici sono patrimonio di tutti. La sentenza impedisce la libera scelta degli studenti e delle famiglie, non contribuisce più alla valutazione globale dello studente, e gli insegnanti di religione verranno considerati come docenti di serie b”.
Mi chiedo però dove sia questo impedimento, visto che non viene fatta menzione – o almeno io non ne sono a conoscenza – dell'immediata espulsione di preti ed insegnanti di religione dalle scuole. Quello sì che sarebbe impedire una libera scelta! Anche sul “libera” scelta avrei i miei dubbi, ma lasciamo perdere altrimenti dicono che sono troppo mangiapreti...

Naturalmente a pag.3 di Repubblica vengono presentate due interviste (che a logica dovrebbero rappresentare l'una e l'altra voce della questione) di Cacciari, che in questi mesi ormai sta diventando come Berlusconi, dice e fa tutto ed il contrario di tutto e lei, la stella più luminosa del panorama politico nazionale (e Vaticano, corrente Opus Dei): Paola “Suor Maria” Binetti! Ah, piccola digressione: articolo su questioni religiose, intervista alla Binetti e la fai fare ad uno che di cognome fa Lopapa? E dillo che lo fai apposta però!
Comunque il sindaco di Venezia mi stupisce, perché secondo lui è
“indecente che un giovane esca dalla maturità sapendo magari malamente chi è Manzoni, chi è Platone e non chi è Gesù Cristo”.
Mi chiedo perché io, ateo, debba sapere chi è Gesù Cristo e possa tranquillamente fregarmene di chi è Maometto, Allah o Buddha. O mi dai un'infarinatura – non pretendo approfondita, ma per lo meno fammeli conoscere – di tutti oppure di nessuno. Altrimenti è dittatura religiosa questa (guarda un po', la stessa cosa di cui accusano – di nuovo – i taliban...)!
La perla però ce la riserva ovviamente la Binetti – l'ho lasciata alla fine dell'articolo di proposito – dicendo che insieme a Pezzotta e alcuni altri “discepoli vaticani” vuol creare un gruppo trasversale per difendere il terrorismo vaticano in Italia. Da una che sostiene che lo stupro è voluto dalle ragazze che si vestono troppo da zoccole – e lei stando in Parlamento (tanto dopo pornostar, nani e ballerine ci sta bene di tutto...) di quel genere di ragazze se ne intende – non oso immaginare come possano chiamarsi: “Vatican'S Power” (modello “Girl Power” delle Spice Girls), “Vatican's lecchins” o cosa?

In chiusura prendo una frase dell'intervista a Cacciari e – tra il serio ed il faceto – dico: Mettiamo Piergiorgio Odifreddi ad insegnare religione (almeno ci insegnerebbe a criticarla, visto che non lo insegneranno di certo preti e docenti cooptati dal Vaticano)!

Chiamata alla civiltà (disobbediente)...


di Padre Alex Zanotelli

"Mi vergogno di essere italiano e di essere cristiano. Non avrei mai pensato che un paese come l'Italia avrebbe potuto varare una legge così razzista e xenofoba. Noi che siamo vissuti per secoli emigrando per cercare un tozzo di pane (sono 60 milioni gli italiani che vivono all'estero!), ora infliggiamo agli immigrati, peggiorandolo, lo stesso trattamento, che noi italiani abbiamo subito un po' ovunque nel mondo. Questa legge è stata votata sull'onda lunga di un razzismo e di una xenofobia crescenti di cui la Lega è la migliore espressione. Il cuore della legge è che il clandestino è ora un criminale. Vorrei ricordare che criminali non sono gli immigrati clandestini ma quelle strutture economico-finanziarie che obbligano le persone a emigrare. Papa Giovanni XXIII° nella Pacem in Terris ci ricorda che emigrare è un diritto. Fra le altre cose la legge prevede la tassa sul permesso di soggiorno (gli immigrati non sono già tartassati abbastanza?), le ronde, il permesso di soggiorno a punti, norme restrittive sui ricongiungimenti familiari e matrimoni misti, il carcere fino a 4 anni per gli irregolari che non rispettano l'ordine di espulsione ed infine la proibizione per una donna clandestina che partorisce in ospedale di riconoscere il proprio figlio o di iscriverlo all'anagrafe. Questa è una legislazione da apartheid, che viene da lontano: passando per la legge Turco-Napolitano fino alla non costituzionale Bossi-Fini. Tutto questo è il risultato di un mondo politico di destra e di sinistra che ha messo alla gogna lavavetri, ambulanti, rom e mendicanti. Questa è una cultura razzista che ci sta portando nel baratro dell'esclusione e dell'emarginazione. «Questo rischia di svuotare dall'interno le garanzie costituzionali erette 60 anni fa - così hanno scritto nel loro appello gli antropologi italiani - contro il ritorno di un fascismo che rivelò se stesso nelle leggi razziali». Vorrei far notare che la nostra Costituzione è stata scritta in buona parte da esuli politici, rientrati in patria dopo l'esilio a causa del fascismo. Per ben due volte la Costituzione italiana parla di diritto d'asilo, che il parlamento non ha mai trasformato in legge. E non solo mi vergogno di essere italiano, ma mi vergogno anche di essere cristiano: questa legge è la negazione di verità fondamentali della Buona Novella di Gesù di Nazareth. Chiedo alla Chiesa italiana il coraggio di denunciare senza mezzi termini una legge che fa a pugni con i fondamenti della fede cristiana. Penso che come cristiani dobbiamo avere il coraggio della disobbedienza civile. È l'invito che aveva fatto il cardinale R. Mahoney di Los Angeles (California), quando nel 2006 si dibatteva, negli Stati Uniti, una legge analoga che definiva il clandestino come criminale. Nell'omelia del Mercoledì delle Ceneri nella sua cattedrale, il cardinale di Los Angeles disse che, se quella legge fosse stata approvata, avrebbe chiesto ai suoi preti e a tutto il personale diocesano la disobbedienza civile. Penso che i vescovi italiani dovrebbero fare oggi altrettanto. Davanti a questa legge mi vergogno anche come missionario: sono stato ospite dei popoli d'Africa per oltre 20 anni, popoli che oggi noi respingiamo, indifferenti alle loro situazioni d'ingiustizia e d'impoverimento. Noi italiani tutti dovremmo ricordare quella Parola che Dio rivolse a Israele:

"Non molesterai il forestiero né l'opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d'Egitto"
(Esodo 22,20)

Far girare l'economia si può!!

“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”
[Art.1 Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo]

Sarà che io sono di sinistra, anzi, di estrema sinistra (con connotati addirittura anarchici), ma certe cose non le capisco. Quando uno nasce “rosso”, come si sarebbe detto una volta, in teoria dovrebbe vedere nella diversità un vantaggio, non una cosa negativa. Dovrebbe vedere in un mercantile lasciato 5 giorni in balia delle onde – e delle litigate tra Italia e Malta – la disumanità della politica, che se ne fotte allegramente della vita di circa 150 esseri umani pur di non perdere voti degli elettori borghesucci con la puzzetta sotto al naso [quelli di Malta non so come ragionano, ma essendo più vicina Lampedusa me la prendo più con il governo italiano che non con quello maltese].
Perché quando uno è di sinistra vede il Sud del Mondo non come la gallina dalle uova d'oro di governi ricchi e potenti e di multinazionali, ma come quella parte del mondo che – in un modo o nell'altro – ti dà più di quanto tu possa dare a lei.
Quando uno è di sinistra, e vede l'ennesimo sbarco di esseri umani sulle coste del paese che gli ha dato i natali, non pensa al modo per rispedirli immediatamente a casa, pensa – invece – al fatto che per venire qui queste persone hanno attraversato il deserto e poi il mare, in balia di scafisti e profittatori vari [e dopo aver letto Bilal queste cose ti tornano in mente ogni volta].
Quando uno è di sinistra, tende a mettersi nei panni delle persone che ha di fronte, in particolare se queste persone provengono da paesi e culture che non gli sono familiari. Quando uno è di sinistra si chiede dove abbia riposto la dignità uno come Roberto Maroni. Uno che si è scoperto “uomo d'ordine” dopo l'incontro con un altro reietto della sinistra – cioè Bossi, addirittura ex PCI. Uno che si è scoperto “uomo d'ordine” talmente attaccato al ruolo da aver – leggende “metropolitane” raccontano – morso la caviglia di un poliziotto durante un incursione degli stessi nella sede milanese della Lega Nord nel 1996. Uno che si è scoperto “uomo d'ordine”, ma ovviamente con i più deboli. Perché quando uno è “uomo d'ordine” lo è a 360°. Non è che – ad esempio – se la prende con gli ultimi – i “clandestini”- e non se la prende mai con i mafiosi che infestano la parte politica di cui fa parte. Non se la prende con i “poteri forti”, con i banchieri o le lobby. Se la prende con quelli che già hanno perso tutto, e che giustamente non possono neanche protestare perché con delle leggi che a definire ignobili gli si fa un complimento, non esistono.

Semplicemente.

Perché è questo quel che sta succedendo con il c.d. “decreto sicurezza”. Rendere invisibile chi lo è già. E mi chiedo dove siano quegli uomini di fede che in teoria dovrebbero insegnarci che siamo tutti fratelli e che ogni vita è sacra. Mi chiedo perché BennyXVI i cardinali e vari “colletti di cartone” alle più disparate latitudini italiche abbiano gridato allo scandalo e all'omicidio quando un padre ha chiesto di staccare la spina che teneva in vita sua figlia da 17 lunghissimi anni mentre non fanno niente per i disperati che tentano la fortuna sfidando il deserto ed il mare. Perché non gridano che lasciare un mercantile in mare per 5 giorni è (tentato) omicidio? Perché non dicono nulla per una ragazza neanche 18enne ed il figlio che portava in grembo? Cos'è, hanno paura che quel Dio di cui professano possa incazzarsi? Beh, francamente fossi in lui m'incazzerei più per un Papa che va in Africa a parlare di lotta alla povertà con le croci d'oro al collo. O no? Ma si sa che il Sacro Berlusconiano Impero ha avuto il beneplacito del Vaticano e quindi quel che va bene a Sua Emittenza va bene pure a Sua Eminenza. Perché, mi chiedo, Benedetto XVI e la sua schiera di adepti è sempre pronta a rompere i coglioni in qualunque momento sulla politica italiana ma non fiata mai quando vengono negati i diritti di persone che non possono pagarti l'8x1000 o l'acqua potabile (perché non so se lo sapete, ma noi paghiamo anche l'acqua potabile ai colletti di cartone...)?
A me hanno sempre insegnato che i preti difendono i più deboli e gli sfortunati – e quelli che non lo fanno è perché con i deboli, specie i bambini, ci appagano i propri desideri sessuali, ma questo è un altro discorso. O forse mi sbaglio? O forse da quando mi indottrinavano sono cambiate le cose e ora la Chiesa difende i forti? No, perché se le cose sono rimaste immutate la chiesa dovrebbe tuonare contro un Ministro che in un disegno di legge dopo essersi inventati i medici-spia si inventa i presidi-spia (eppure fare la spia non era un “sotto-peccato”?). Che poi, anche con questa storia degli immigrati che sono un problema finiamola! E' una cazzata colossale! Non è vero che gli immigrati, soprattutto se irregolari, non servono a questo paese. Servono eccome! Servono per esempio nei cantieri edili, dove si fanno un culo così con la promessa di essere messi in regola. Promessa prontamente mantenuta, a patto che il suddetto voli da un'impalcatura (ovviamente senza protezioni perché costano troppo...) e ci rimanga secco. Ecco, lì è sicuro che ti regolarizzano. Certo, non ti serve più a un cazzo visto che sei morto, ma loro sono a posto con la coscienza e – soprattutto – con la legge. Gli irregolari servono – tra le altre – come raccoglitori di pomodori per i sughi in scatola che le grandi ditte del settore portano sugli scaffali dei nostri supermercati, visto che io di italiani a raccogliere i pomodori non ne vedo, e quelli che vedo solitamente sono giornalisti infiltrati o caporali...Senza irregolari (non li chiamo “clandestini” perché non è parola aggettivante la condizione umana secondo me) non ci sarebbero sughi sulle nostre tavole – cioè uno degli elementi distintivi italici – tanto meno case. E poi dicono che in Italia l'economia non gira. Grazie, se si fanno le leggi per impedire l'ingresso degli immigrati – togliendo così forza lavoro agli imprenditori infami, altra categoria mai toccata da nessun decreto sicurezza – i costi lievitano. Ed ogni imprenditore sa che più riesci a tenere bassi i costi e meglio è. Ma poi, dico io, senza gli immigrati Maroni, Bossi, Calderoli, Sua Emittenza e compagnia canto-ballo-recintante con chi se la prende?

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