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Una fede per gli infedeli: il culto di Santa Muerte

Tepito (Ciudad de México, Messico) - «Non avrai altro Dio all'infuori di me spesso mi ha fatto pensare». Probabilmente uno dei più famosi incipit dell'intera discografia di Fabrizio De André, un  grande artista a cui invece che un semplice Vangelo – come sovente ripete Don Andrea Gallo – dovrebbe essere dedicata direttamente una Chiesa, così come si fa per i “Grandi”. Così come si fa, ad esempio, per Diego Armando Maradona (guardatevi il film sul Pibe di Emir Kusturica per capire a cosa mi riferisco....).

Ed a proposito di “culti alternativi” e America Latina, è interessante quello che da qualche anno avviene in Messico ed in alcune zone degli Stati Uniti le cui affinità con la terra di Hugo Sánchez Márquez e del Subcomandante Marcos sono più d'una: accanto ai culti “tradizionali” infatti, non è difficile trovare nelle abitazioni messicane una strana statua dalle fattezze scheletriche il cui culto vede il proprio centro a Tepito, il barrio bravo di Città del Messico noto più per essere terra di narcos che non per essere la città che venera quella che molto spesso viene chiamata “La Flaquita” (la magrolina) o “Niña Blanca” (bimba bianca), anche se il nome corretto per chiamare la santa sarebbe Muerte, cioè morte.
Già, perché il culto di Santa Morte – che, sgombrando il campo da dubbi, nulla ha a che fare con satanismi e magie nere visto che in realtà si è in presenza di un angelo di luce  – è uno dei principali nuovi culti diffusi in Messico, America Centrale e Stati Uniti e che, a partire dall'inizio del nuovo millennio annovera già circa due milioni di fedeli.
Se, infatti, l'iconografia della Santa può, ad un approccio superficiale, far pensare ad un culto “negativo”, essa è in realtà la protettrice degli “ultimi”: a lei si rivolgono infatti le “bocca di rosa”, le “princesa”, i carcerati e tutte quelle biografie che salivano sul palco ad ogni concerto di Faber...
  • Le origini del culto.

Stando a quello che si trova in rete, non esiste una data da cui far partire questo culto. Per alcuni, infatti, il culto risale al periodo pre-ispanico ed al culto della morte che le popolazioni autoctone facevano, per altri invece il culto ha origine solo a partire dagli anni '60 del secolo scorso, con un procedimento che sembra essere ricalcato quasi perfettamente sul culto della Madonna di Fatima (o magari è il culto della Madonna di Fatima ad essere ricalcato su quello della Signora delle Tenebre). Narra la leggenda, infatti, che Santa Muerte apparve ad un abitante della città di Veracrùz (nel sud-est del Messico) in virtù dei sacrifici fatti dal popolo, al quale dunque ella concedeva la propria protezione.

Non è mai tutto bianco o nero. Il mondo è a colori!

Alla luce del sole - Napolipride2010
qui per i lettori di Facebook e ReportonLine
Napoli (Italia) -  Sabato a Napoli pioveva. E c’era il sole. Dunque su Napoli campeggiava un bell'arcobaleno. Io me lo sono visto passare davanti, nei volti sorridenti, nelle bandiere e nei mille colori di un gruppetto di ragazzi appena maggiorenni alla stazione centrale, tappa di un personale giro d’Italia di meno di 24 ore. Per vedere l’arcobaleno sabato a Napoli non c’era bisogno di puntare il naso al cielo, bastava transitare per piazza Garibaldi, Porta Capuana o via Carbonara. Perché sabato a Napoli, dopo 16 anni, è tornato il pride, quella manifestazione d’orgoglio del popolo lgbtqi che per la mentalità vetero-democristiana è solo una manifestazione che andrebbe resa illegale per “oltraggio al pubblico pudore”.  Io non ci sono mai stato (e qui ci sarebbe da sottolineare il “purtroppo” non so quante volte…) ma quello che è successo sabato nel capoluogo partenopeo è qualcosa di portentoso, qualcosa che potrebbe – o forse sarebbe meglio scrivere dovrebbe – essere il punto di svolta per una situazione (quella dei diritti delle e degli lgbtqi) preda dell’immobilismo che pervade questo geriatrico paese fin nelle più recondite viscere.
napolipride Io non ci sono mai stato, come dicevo, quindi non posso che basarmi su informazioni “di seconda mano” in attesa di averne da chi ha attraversato le strade napoletano su uno dei 15 carri di cui si componeva la manifestazione. Quel che sembra aver colpito maggiormente l’immaginario collettivo è stata la partecipazione dei napoletani, come se il pride fosse stato una manifestazione in qualche modo “di nicchia”, di quelle che interessano solo “gli addetti ai lavori” di questo o quel campo. Pur non essendo – ovviamente – la festa di tutti, sicuramente è una festa aperta a tutti, perché i diritti – quelli lgbtqi come tutti gli altri – non sono ad uso e consumo solo di chi ne subisce in prima persona gli effetti. Perché se si scendesse in piazza solo durante i gay pride si potrebbe anche dire che il nostro è un paese civile e normale. Invece non solo tocca fare il gay pride per tentare di porre l’accento su questi diritti, ma quotidianamente (non) leggiamo dei diritti negati a chi entra nel nostro paese in cerca di un futuro migliore, non leggiamo dei diritti negati a chi ha sbagliato e che non viene aiutato, nonostante una carta costituzionale che – per chi ancora ci crede – chieda l’esatto opposto; (non) leggiamo dei diritti dei lavoratori, immolati sull’altare del capitalismo più sfrenato e della dottrina dello shock in scala ridotta che oggi si è fatta Verbo padronale. Non ne leggiamo perché – semplicemente – tali diritti ancora non esistono.

Ma tu quante mamme hai?


Molto spesso ho criticato la scuola, accusandola di essere diventata mera fucina di giovani la cui istruzione si limita solo a una manciata di nozioni apprese dai libri, sacrificando la funzione pedagogica e di arricchimento culturale degli studenti sull'altare di logiche mercatiste tali da costruire profili di studenti buoni per la manovalanza, ma non per altro. Per cui, quando da quella stessa scuola viene qualcosa di buono, non può che mettermi di buon umore.

Per capire di cosa sto parlando andiamo a Torino, dove il Comune ha deciso di patrocinare – gratuitamente (l'unica spesa sarebbe eventualmente quella di pagare le copie da distribuire) – un manuale scritto da Maria Tina Scarano, assistente sociale e Giuliana Beppato, psicologa e dipendente della Asl di Milano e di Laura Monicelli che ne ha curato i disegni. Gruppo di lavoro tutto al femminile, e forse i motivi sono facilmente intuibili.
Perché il manuale servirà – o almeno dovrebbe servire, questo sta all'intelligenza delle persone – per eliminare uno degli stereotipi più stupidi e retrogradi dal quale la nostra società “evoluta e democratica” ha ancora molte difficoltà a staccarsi: dover spiegare la non a-normalità delle coppie non eterosessuali.


Tramite la storia di Tommi, si tenterà di rispondere a domande come:«Chi è la tua mamma? (risposta: lo sono tutt' e due)» oppure: «Qual'è la tua mamma vera? (r: chiedetelo a loro, sono due mamme che vivono insieme)», e poi la mia preferita (almeno tra le quattro presenti sull'articolo de La Stampa – sezione Torino Nord-Ovest – di mercoledì 17 febbraio dal quale riprendo la notizia): «I miei genitori dicono che di mamme ce n'è una sola: perché Sara ne ha due?» La cui risposta secondo me oltre che alla domanda in sé risponde anche all'ignoranza imperante che un po' tutti abbiamo su questo tema: «Forse tua mamma non conosce le mamme di Sara. Potrebbe invitarle a casa e chiederlo a loro».

Le chiamano famiglie “omogenitoriali”, termine che a me personalmente non piace poi granché – con un po' di fantasia si potrebbe trovare anche qualche termine migliore – ma non mi piace neanche il tipo di linguaggio usato dai giornali, quando parlano di famiglie “gay” o “lesbiche”, perché queste altro non sono che etichette, un modo come un altro per creare stereotipi (nell'accezione psicologica del termine).
A sollevare la necessità di un manuale di questo tipo, un opuscolo a fumetti, uno degli strumenti più diretti e comprensibili che spesso si usano per “aprire” la visuale di una società chiusa come la nostra su tematiche “sensibili”, sono state maestre e mastri, che non hanno certo una risposta pronta e preconfezionata per una domanda comunque nuova, su un tipo di famiglia che ancora stenta a trovare radicamento, in particolare in Italia, e il Gruppo scuola dell'associazione “Famiglie Arcobaleno”, che questo tipo di problema lo vivono quotidianamente sulla propria pelle.

Non so se con un semplice “manuale” si possa risolvere un problema tanto grande quanto l'accettazione di famiglie considerate “socialmente non comuni”, ma già l'idea di poter aprire un dibattito in merito, in un paese che ha smesso di interrogarsi sulle questioni importanti (anche per la mancanza di intellettuali veri alla Pasolini e non creati nel circuito gossiparo-televisivo) sarebbe già un primo, fondamentale passo per cercare di modernizzare la nostra società.

Perché a questo punto, nel tipo di mondo in cui ci troviamo tutti ad abitare, l'idea della famiglia “alla Mulino Bianco”, quella cioè tipicamente etero con bambini di sesso diverso, l'idea quindi della famiglia “tradizionale”, quella a cui difesa si schierano tutti i politici è ormai un'idea vecchia, superata. Perché se è vero, come è vero, che la famiglia si basa sull'amore questo se ne infischia tranquillamente delle “convenzioni sociali” per cui un “maschietto” deve innamorarsi sempre – e solo – di una “femminuccia” (e viceversa), oltrepassando così i confini di genere (arrivando così a quel carattere “universalizzante” che questo tipo di sentimento porta in sé) che invece costituiscono il blocco mentale e culturale del quale una società dal passato patriarcale e dall'ancora forte cultura machista è ancora schiava.
Un vecchio detto dice che il genitore non è chi ti fa, ma chi ti cresce. Per cui la figura genitoriale non si limita esclusivamente all'atto di concepimento ed agli eventuali 9 mesi di gravidanza. L'essere genitore è assunzione di responsabilità, è impegno quotidiano, è rispetto e – appunto – amore. Quello stesso amore che non danno quelle famiglie “normali” che gettano i propri figli appena nati nei cassonetti (quando basterebbe destinarli a più felice destino lasciandoli in ospedale...). E questo tipo di impegno, così come l'Amore – come dicevo prima – non è “schizzinoso”, non si fa problemi di alcun tipo, in particolare problemi di genere.

Nel nostro Paese c'è poi un altro dettaglio, non certo di poco conto, che bisogna sempre considerare quando si provano battaglie per la civilizzazione di un paese che civile lo è solo sulla carta: l'ingerenza ecclesiastica (che anche nel caso del vademecum si è fatta sentire) sulla maggior parte della classe politica del paese (mi chiedo quando avremo direttamente il “Partito Vaticano”, composto esclusivamente da ecclesiastici. Non credo manchi molto, comunque...). E quindi le “solite” e retrive idee sull'omosessualità come malattia (e il fatto che un cantante che adduca tale tesi si sia classificato secondo nella passata edizione del festival sanremese dovrebbe dar da pensare), sulla follia dell'adozione per coppie omosessuali, su cui mi aspetto fulmini e saette degne del miglior Zeus da parte di chi, non riuscendo a reprimere la propria sessualità dietro ad un abito talare, violenta i bambini senza che questo passi come scandalo in Italia (o al massimo se ne parla per qualche giorno, poi di nuovo via a prendersela con Berlusconi e la sua cricca; quella è una moda che non va mai fuori-moda). Io sono sempre stato a favore di questo tipo di adozione, per semplice convinzione personale, perché non è scritto da nessuna parte – come spiega anche Chiara Lalli, filosofa e bioeticista (che sicuramente è fonte più attendibile dello scrivente) – che famiglie omogenitoriali siano strane, non naturali od immorali. È solo una convenzione che fa comodo a chi non interessa portare questo paese nella sua versione “2.0”, per usare un termine noto – e caro – agli internauti. Anzi: secondo l'ultima edizione (2005, stando alle mie fonti) del “Lesbian and gay parenting”, un documento dell'American Psychological Association, dalle ricerche esistenti si evince chiaramente che non c'è discrasia di sviluppo psichico tra bambini che crescono con genitori dell stesso sesso o di sesso diverso. Una differenza, a dir la verità, ci sarebbe: i figli di coppie dello stesso sesso crescono più aperti e tolleranti nei confronti delle “diversità”, se poi si chiudano su posizioni più conservatrici o meno sta anche nell'ambiente in cui svilupperanno la propria individualità (ma questo è un altro discorso...).

È per tutto questo che vedo con favore un'operazione come quella del “manuale di istruzioni”, che secondo me dovrebbe essere adottato in tutte le scuole dell'obbligo italiane, perché se c'è un posto che deve tendere all'educazione – anche di questo tipo – della popolazione, questa è sicuramente la scuola.

Immaginate come sarebbe bello, un giorno, vedere un tema sulla famiglia di una classe elementare il cui incipit sia qualcosa del tipo: «I miei genitori sono separati, la mamma vive con un altro uomo e il papà anche…», senza che questo susciti il minimo imbarazzo. Ma con la deriva fascistoide della nostra società, questo diventa sempre più un'utopia che una realtà.

Se vogliamo arrivare a quell'"altro mondo" migliore di questo di cui tanti di noi parlano dobbiamo iniziare a cambiare il sistema fin qui imperante, iniziando dalla distruzione degli stereotipi che hanno caratterizzato la nostra società. Perché bisogna partire da un piccolo passo per avere una grande rivoluzione.

E venne l'ora...di religione.


Avvertenza prima di leggere questo post: Se siete cattolici, se la domenica andate in chiesa e non muovete muscolo se non ve lo ordinano dal Vaticano e se tante volte foste la Binetti NON continuate a leggere. Passate oltre.

Diciamoci la verità: chi di noi, ai tempi della scuola – eccezion fatta per la suddetta esponente dell'Opus Dei in terra parlamentare, il Papa e qualche pretocchio tutto tempestato d'oro – ha realmente preso sul serio l'ora di religione? Io non la facevo proprio, anche perché il nostro insegnante – tra parentesi un prete che bestemmiava – a mia precisa domanda culturale (gli chiesi qualcosa riguardo ai Taliban prima dello scoppio della guerra...) non seppe rispondermi, mentre rompeva i maroni alla classe intera con i fantasmagorici racconti delle sue imprese tra la vita e la morte. La classe intera, per tutta risposta, copiava allegramente i compiti per l'ora successiva.

A parte le vicissitudini personali credo abbiate sentito tutti parlare dell'ennesimo attacco del terrorismo di matrice cattolico-vaticana ai danni della laicità di questo stato. Per chi non l'avesse sentito faccio un brevissimo riassunto: nel 2008 – governo Prodi – l'allora Ministro dell'Istruzione “Fioretto” Fioroni, anch'egli evidentemente amico della lobby vaticana (spero non sia pure lui dell'Opus Dei altrimenti chiedo la cittadinanza al Botswana...) mediante un'ordinanza dispone che l'insegnamento della religione cattolica – che è bene ricordare non è la religione di stato – concorra nell'attribuzione dei crediti per la maturità. Come ovvio e naturale subito i non-cattolici si sono fatti sentire facendo ricorso. Il 7 luglio di quest'anno il Tar del Lazio ha bocciato l'ordinanza di “Fioretto” Fioroni, ristabilendo quel che è sempre stato in Italia: gli insegnanti di religione non devono partecipare né all'assegnazione dei crediti e tantomeno devono avere “potere reale” negli scrutini. Anche perché, se – per ritornare al caso personale – tutti facessero come il mio insegnante che dava 6 anche a chi non faceva religione saremmo messi bene.

La CEI ovviamente, ha definito vergognosa la sentenza (dimentica forse di ben altre vergogne a cui guardare, come i preti pedofili che spesso difende...) in quanto – cito da Repubblica di quest'oggi -
“ l' insegnamento della religione cattolica non sostiene scelte individuali, ma di una componente importante di conoscenza della cultura italiana. Con buona pace dei laicisti e dei nostri fratelli nella fede di altre confessioni cristiane”
. Avete presente il film Highlander, quando due immortali si scontrano ed il cattivo dice a Christopher Lambert “ne resterà soltanto uno”? Ecco, in pratica è la stessa cosa che dice la CEI, con la differenza che per ora i Vatican's friends ancora non si son messi a tagliar teste.
Come ovvio tutti i futuri elettori del Papa – prima fra tutti Suor Merystar Gelmini – si sono messi a frignare che il Vaticano ha ragione perché (ri-cito da Repubblica):
“la cultura del nostro paese è intrisa di cultura cattolica. La scuola ha il compito di trasmettere questi valori non solo religiosi ma anche culturali, nel rispetto di chi professa religioni diverse assieme a quelli che non credono.”
Che è poi quel di cui vengono accusati gli islamici quando chiedono – a ragione secondo l'art.8 della nostra Costituzione – la creazione di moschee in suolo italico. Mentre scrivo questo mi sorge una domanda: essendo il Vaticano uno stato estero, e la religione cattolica – ripeto – non una religione di stato, perché non c'è la stessa levata di scudi contro la costruzione di Chiese? Alla fine qual'è la differenza con la costruzione di una Moschea?
Suor Merystar continua dicendo:
“faremo ricorso al Consiglio di Stato. I principi cattolici sono patrimonio di tutti. La sentenza impedisce la libera scelta degli studenti e delle famiglie, non contribuisce più alla valutazione globale dello studente, e gli insegnanti di religione verranno considerati come docenti di serie b”.
Mi chiedo però dove sia questo impedimento, visto che non viene fatta menzione – o almeno io non ne sono a conoscenza – dell'immediata espulsione di preti ed insegnanti di religione dalle scuole. Quello sì che sarebbe impedire una libera scelta! Anche sul “libera” scelta avrei i miei dubbi, ma lasciamo perdere altrimenti dicono che sono troppo mangiapreti...

Naturalmente a pag.3 di Repubblica vengono presentate due interviste (che a logica dovrebbero rappresentare l'una e l'altra voce della questione) di Cacciari, che in questi mesi ormai sta diventando come Berlusconi, dice e fa tutto ed il contrario di tutto e lei, la stella più luminosa del panorama politico nazionale (e Vaticano, corrente Opus Dei): Paola “Suor Maria” Binetti! Ah, piccola digressione: articolo su questioni religiose, intervista alla Binetti e la fai fare ad uno che di cognome fa Lopapa? E dillo che lo fai apposta però!
Comunque il sindaco di Venezia mi stupisce, perché secondo lui è
“indecente che un giovane esca dalla maturità sapendo magari malamente chi è Manzoni, chi è Platone e non chi è Gesù Cristo”.
Mi chiedo perché io, ateo, debba sapere chi è Gesù Cristo e possa tranquillamente fregarmene di chi è Maometto, Allah o Buddha. O mi dai un'infarinatura – non pretendo approfondita, ma per lo meno fammeli conoscere – di tutti oppure di nessuno. Altrimenti è dittatura religiosa questa (guarda un po', la stessa cosa di cui accusano – di nuovo – i taliban...)!
La perla però ce la riserva ovviamente la Binetti – l'ho lasciata alla fine dell'articolo di proposito – dicendo che insieme a Pezzotta e alcuni altri “discepoli vaticani” vuol creare un gruppo trasversale per difendere il terrorismo vaticano in Italia. Da una che sostiene che lo stupro è voluto dalle ragazze che si vestono troppo da zoccole – e lei stando in Parlamento (tanto dopo pornostar, nani e ballerine ci sta bene di tutto...) di quel genere di ragazze se ne intende – non oso immaginare come possano chiamarsi: “Vatican'S Power” (modello “Girl Power” delle Spice Girls), “Vatican's lecchins” o cosa?

In chiusura prendo una frase dell'intervista a Cacciari e – tra il serio ed il faceto – dico: Mettiamo Piergiorgio Odifreddi ad insegnare religione (almeno ci insegnerebbe a criticarla, visto che non lo insegneranno di certo preti e docenti cooptati dal Vaticano)!

Vaticani Aborti...


Signori e signore, ho l'onore di presentarvi l'Arma di distruzione di massa per eccellenza.
Cosa? Ah no, non è un missile anticarro super-intelligente e tantomeno una mina antiuomo. Si tratta di un affarino microscopico, che si può tranquillamente tenere con due dita e che in questo paese medievale sta facendo parlar di sé ormai da tanti anni.
Mi riferisco alla Ru486, “volgarmente” detta anche pillola abortiva.
In tutto questo gran vociare di movimenti “contro” e “pro” mi è tornata in mente la scena di Matrix in cui Morpheus pone a Neo la scelta tra le due pillole: con una continui il viaggio in Matrix, con l'altra torni all'ovattata società.
Non entrerò nel merito di come funziona o di quali siano i danni chimicamente rilevanti della pillola, principalmente perché ero un gran somaro quando studiavo chimica, ed in quella materia tale sono rimasto. L'unica cosa che mi interessa – e che ho trovato girovagando nell'archivio di Repubblica – è il “come funziona?” ed il “quali sono gli eventuali danni?”.
Riporto fedelmente le due risposte:
1)Come funziona?
«La Ru486 blocca il progesterone, un ormone fondamentale per lo sviluppo della gravidanza, inibisce lo sviluppo embrionale e causa il distacco e l'eliminazione della mucosa uterina, un processo simile a quello che avviene durante le mestruazioni. Non richiede né anestesia né intervento chirurgico e, se usata correttamente, funziona nel 95% dei casi. »
2)Controindicazioni ed effetti collaterali?
«Non può essere somministrata a chi prende anticoagulanti o cortisonici. I decessi, grande materia del contendere, su oltre 1 milione e mezzo di donne in Europa e oltre 650mila in America sono stati 29.»Solo 29!!! Un po' poco per dire che assumere la pillola fa rischiare il decesso, no?

Come se non bastasse, pochi giorni fa è stata depositata in sede parlamentare la relazione annuale sull'interruzione volontaria di gravidanza, la quale dice che il nostro è il paese col tasso di aborti più basso d'Europa. Nel 2008 sono stati 121.000 casi, il 4% dell'anno precedente e il 48% meno del 1982(data in cui è stata scoperta la pillola). A ciò si aggiunga che tutta questa discussione è assolutamente inutile perché la Ru486 è già usata da tempo in Italia. L'ingresso nel prontuario farmaceutico serve solo per permettere alle Regioni – visto che le spese per il farmaco sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale – di non doverlo acquistare all'estero (e quindi di risparmiare qualcosina...).

È un po' di tempo che mi sto fissando sulla società machista in ci viviamo. E la materia del contendere – che non è tanto la pillola in sé, ma questo lo vedremo tra un attimo – rientra a buon titolo in quest'ottica.
Io ho sempre sostenuto che ci sono delle cose che non possono e non devono essere stabilite per legge. Semplicemente perché non si può standardizzare un comportamento che è diverso da singolo a singolo, e che addirittura all'interno di un unico individuo può variare a seconda del contesto e dell'esperienza personale. Mi riferisco all'eutanasia e – appunto – all'aborto, perché come ben capirete ognuno di noi ha una diversa sensibilità nell'affrontare casi come la propria o l'altrui morte, che sia essa di un corpo o di un qualcosa che deve ancora formarsi. In questi casi reputo l'unica cosa giusta da fare sia lasciare totale libertà di scelta a chi ci si trova invischiato. Avete notato chi si sta accanendo in questa vicenda? Il Ministro Sacconi ed il Vaticano per lo più. O meglio, solo il Vaticano perché il governo italiano è pilotato da Santa Romana Chiesa. E il Vaticano da chi è comandato? Da uomini, ma guarda un po'! Cioè da gente che definisce l'aborto una “violazione dei diritti di uguaglianza di sessi”. Perdonatemi, ma francamente una cazzata simile mi fa ridere, visto e considerato che – a parte in un film – non ho mai visto partorire un uomo.
Sappiamo tutti poi quanto a questo governo interessi ritrovare l'accredito perduto tornando sotto la gonnellina papale dopo gli scandali e scandaletti (o scaLdaletti??) degli ultimi tempi...

"La Ru486 è un simbolo che il Vaticano non ama perché la scienza si è alleata con il femminismo" dice Emile-Etienne Baulieu, padre della pillola abortiva.
E io credo che il vero motivo del contendere sia tutto qui: tutto in quella concezione medievale della donna-oggetto, sforna-bambini e comunque subordinata al padre/marito-padrone. E chi se ne frega se la donna viene picchiata o violentata, evidentemente vestiva in maniera troppo sexy (e non lo dico io ma “Suor Maria” Binetti, emissario opusdeiano in Parlamento...).
Alle volte penso che in questo paese non siano solo le donne a subire violenze e stupri. Penso che lo stesso trattamento sia destinato anche alle parole. Prendiamo il termine “aborto”: visto esclusivamente come sinonimo di omicidio. Quando si è di fronte a casi di ragazzine “dall'ormone sveglio” per così dire sono d'accordo anch'io. Ma nel momento in cui ci si trovi di fronte a ragazze e donne che magari rischiano la vita nel caso portino avanti la gravidanza credo bisogna togliersi quel manto bigotto di derivazione clericale e farsi da parte. Autodeterminazione si chiama. Perché in ogni caso l'aborto è un dramma. La legge sull'aborto è un diritto.

Alcuni anni fa – non ricordo dove, come e perché – ho visto un video su una sorta di “figura professionale” che mi fa alquanto schifo: sono quelle persone che vanno dalle donne che hanno deciso di abortire – e che quindi si trovano in una situazione psicologica non certo semplice – a fargli il predicozzo sul fatto che l'aborto è un omicidio e tutte 'ste belle paroline qui. Io ero convinto che i “terroristi integralisti” fossero quelli che combattiamo in Afghanistan o in Iraq. O almeno così ci aveva fatto credere la "santa cultura occidentale mainstream". Perché mi chiedo con quale dignità si possa andare ad infierire in quel modo su chi ha già le difese abbassate. Come si può fare del vero terrorismo psicologico sugli indifesi.

In tutto questo, però, sono riuscito a trovare anche un risvolto abbastanza “comico” e cioè l'affannosa rincorsa del volere papale da parte dei nostri neocon governativi, che vogliono introdurre dei “test socio-psicologici” per le donne che decidono di abortire. Non mi fa ridere tanto questa decisione, che forse potrebbe anche essere un'idea decente, quanto i “criteri” scelti, visto che si taglierebbero fuori:

1. donne che non hanno conoscenze linguistiche adeguate...magari con un paio di traduttori, o di personale che conosce lingua, usi e costumi del paese di origine si potrebbe evitare questa esclusione
2. chi risiede a più di un'ora da un ospedale...ma se c'è il ricovero?!?
3. chi non ha un'alta tolleranza al dolore...e vabbé, questa passiamogliela altrimenti dice che ce l'ho con loro...
4. le donne sole o prive d'assistenza...vedasi il punto 3.
5. le donne prive di auto...questa è veramente una “perla”, una di quelle cose comiche che non sarebbero venute in mente neanche al grande duo di Totò e Peppino De Filippo!! Da applausi veramente!! Mi spiegate qual'è il motivo per cui bisogna tener fuori chi è privo di auto? Perché pensare che possa farsi accompagnare è considerato un pensiero troppo comunista?
C'è un'altra cosa che non capisco, e che per questo mi fa protendere per la linea ipocrita di chi si dichiara “pro-vita” o altre etichette consimili: perché parlano tanto di salvaguardare la vita di un embrione (non entro nel merito, altrimenti facciamo notte...) ma non fiatano quando sotto i bombardamenti o nelle guerre in cui noi “civilmente occidentali” siamo i fornitori unici di armi muoiono i bambini? Cos'è, quelli essendo nati nella parte sfigata del mondo non hanno diritto alla vita?

"Quella medicina è proprietà morale delle donne" disse il ministro francese Claude Evin. Ecco – continua Balieu - mi piace pensare che la Ru486 è delle donne, sono loro a dover decidere.”
Parole sante (è proprio il caso di dirlo).

Politiche Decisioni e Grilli (S)parlanti

"Ma chi glielo fa fare?". Chi glielo fa fare al signor Grillo Giuseppe di "istituzionalizzarsi", di mettersi (forse) la giacca e la cravatta, iscriversi al Partito Democratico e correre per la segreteria?
Io francamente credo che il suo sia solo uno dei tanti bluff. O meglio, più che bluff la vedo più come una - l'ennesima - provocazione di un uomo che comunque con il tempo è diventato, specie tra noi giovani, uno degli opinion leaders più ascoltati. O forse il più ascoltato. E se pensiamo che iniziò sfasciando computer...

Devo ammettere che quando ho sentito il suo annuncio la cosa mi ha entusiasmato. Entusiamo che derivava dal vedere per la prima volta come fattibile quel cambiamento a "5 stelle" che è anche poi il modo con cui solitamente definisce il suo movimento.
Poi però ho iniziato a ragionarci, a pensare ad un Grillo segretario PD; non so voi ma io non è che ce lo veda tanto bene. E non è tanto per le critiche che da sempre fa al partito.
Molti dicono che non abbia i requisiti neanche per iscriversi. Sarà vero? O sarà solo per paura o perché ad alcuni esponenti del vertice non piacciono le critiche? Diciamoci la verità: che questi vertici (faccio salve alcune biografie per le quali mi riservo la conclusione dell'articolo) siano molto interessati a mantenere la minor distanza tra il loro deretano e la poltrona credo di non essere io a scoprirlo, no?
Quindi un pò d'aria fresca non pò far di certo male.

Siamo però davvero sicuri che il vento grillista sia quel che più serve al PD?
E' vero che - da buon "esperto" di politica - ha tastato il terreno alle europee con le liste di cui parlavo prima, ma i risultati saranno davvero quelle piccole rivoluzioni che tanto invochiamo ormai da tempo? Ho sentito dire dallo stesso comico genovese che il risultato ottenuto sia a dir poco il migliore della storia dell'ultimo mezzo secolo in Italia. Ad onor del vero - e ad onor del fatto che se devo criticare lo faccio in maniera bipartisan - se i dati li dà lui stesso è come quando il "capo-ufficio" del Ministero della Pubblica Amministrazione Brunetta dice che ha eliminato l'assenteismo da quando c'è lui! Tenderei a fidarmi poco dei dati elettorali in generale, ed in particolare quando vengono dati quelli che più fanno comodo. E poi anche Veltroni si disse entusiasta del 3.000.000 ("i soliti 4 gatti" per rete4) di persone che riuscì a portare al Circo Massimo e la cosa non è che gli abbia portato poi così tanta fortuna (spero ne porti di più ai popoli africani, se e quando si deciderà a fare l'ormai "storico" viaggio...).

Visto che siamo in tempo d'esami e votazioni direi che Grillo ed il grillismo - inteso nella sua parte di politica operativa - lo rimanderei a settembre, sospendendo così il giudizio in attesa di qualche fatto concreto. Ho già detto quali sono le mie bocciature, cioè la maggior parte della vecchia nomenklatura, con il duopolio D'Alema-Veltroni che sono sulla cresta dell'onda ormai dai tempi della FGCI (praticamente fanno politica da quando io ancora non ero nato...) e dunque passiamo al volto nuovo di cui parlavo prima, che poi corrisponde anche al promosso della situazione.

Qualcuno potrà dire che anche in questo caso sarebbe cosa migliore sospendere il giudizio, ma Ignazio Marino secondo me qualche cosa in più - e di meglio - l'ha fatta.
Partendo dal presupposto che un punto a favore gli deve esser dato solo dalla profonda antipatia che la Binetti nutre per lui, cosa che mi fa apparire Marino ancor più simpatico (della serie "il nemico del mio nemico è mio amico"...) anche se io della politica non ne faccio una mera questione di simpateticità. Io esigo per il mio Paese che alla conduzione ci sia gente capace e meritevole - dall'una e dall'altra parte (e quindi non gente raccattata nelle situazioni più disparate, bordelli e logge massoniche incluse) - ed il curriculum di Marino parla da solo.
Mi piace perché considero il Vaticano semplicemente uno stato estero, e quindi chi si batte per la laicità dello Stato (fosse per me andremmo direttamente all'ateismo, ma non si può aver tutto dalla vita...) ha il mio appoggio. Voglio un paese quantomeno laico e non assoggettato come ora al volere di Santa Romana Chiesa.
Voglio politici che siano al passo coi tempi, di quelli che se gli parli di blog, di wi-fi, di wirless non ti guardano con la stessa espressione del bambino che incontra per la prima volta E.T. nel film omonimo.

Chi mi conosce sa quanto la mia visione politica sia "sinistra". Estremamente sinistra direi (chiedendo scusa al grande Giorgio Gaber dico che sì, il pugno chiuso, Bella Ciao e la falce e martello sono simboli che conosco bene...). Ma oggi come si fa ad essere fieri di quella che una volta si chiamava sinistra antagonista se da una parte abbiamo un partito (anzi, un nanetto, per usare la definizione tanto cara al professor Sartori) che non ha più idee nuove e che vuole riproporre modelli e simboli di una società di 30 anni fa ma senza chiedere al popolo se ci si rivede in quei simboli? Oppure come si fa a schierarsi con uno che si crea un nanetto solo perché non è arrivata la poltrona?

Io ho deciso di fare qualcosa per quello che - pur odiandolo - è il mio paese.
Non per chissà qual cosa, semplicemente per quella che muoveva Giovanni Falcone nella lotta alla mafia: spirito di servizio (o dovere morale per usare le parole di Paolo Borsellino...), ed ho deciso di appoggiare Ignazio Marino.
Perché per cambiare il paese c'è bisogno di cambiare abitudini. E per cambiare abitudini c'è bisogno di cambiare facce.

I sotterranei del Vaticano


Convegno segreto tra vertici ecclesiastici e multinazionali sugli organismi modificati che dividono la Chiesa
di Luca Fazio per Il Manifesto

Ingo Potrykus, il padre del golden rice, il riso Ogm arricchito di betacarotene e vitamina A della multinazionale Syngenta, lo stesso che è stato illegalmente somministrato ai bambini cinesi in via sperimentale, viene chiamato dalla Svizzera per risolvere un problema che deve restare segreto. L'uomo più importante di un potentissimo stato straniero, Joseph Ratzinger, ha appena messo nero su bianco che «la campagna di semina degli Ogm, che pretende di assicurare la sicurezza alimentare...rischia di rovinare i piccoli agricoltori e di sopprimere le loro semine tradizionali, rendendoli dipendenti dalle società produttrici di Ogm». Una catastrofe. Un'affermazione che rischia di mandare all'aria un piano internazionale che vede implicate le alte sfere del Vaticano e che mira all'assoggettamento perpetuo del patrimonio alimentare del mondo.Considerato l'alone di mistero e imbarazzo che circonda la cinque giorni di convegno rigorosamente a porte chiuse che comincia oggi in Vaticano - «Le piante transgeniche per la sicurezza alimentare nel contesto dello sviluppo» - questa potrebbe essere la trama del sequel di Angeli e demoni, il thriller che sta sbancando i botteghini pescando nel torbido dei sotterranei del Vaticano (nemmeno L'Osservatore Romano è stato inviato al convegno organizzato con la benedizione di Marcelo Sanchez Sorondo, cancelliere della pontificia accademia delle scienze pro Ogm, nonostante il parere del papa).Il mondo è ansioso di sapere con quali sottigliezze tecnologiche la chiesa darà il via libera all'invasione degli Ogm, nel frattempo vediamo chi sono le altre «star» internazionali chiamate a recitare la parte della scienza che conduce affari eticamente, per il bene dell'umanità e per risolvere il problema della fame nel mondo. C'è Eric Sachs, vecchia volpe della Monsanto, ci lavora da trent'anni. Non si tratta propriamente di uno scienziato, è una specie di «imbonitore» che gira il mondo parlando di «sviluppo della conoscenza e dell'accettazione delle piante transgeniche» per reclamizzare innocuità e benefici dei suoi prodotti, ignorando tutti gli studi che sostengono il contrario; gli ultimi due sono stati resi noti pochi giorni fa, il Consiglio nazionale delle ricerche scientifiche di Buenos Aires ha dimostrato che il diserbante Roundup di Monsanto è altamente tossico e cancerogeno per le popolazioni che vivono nei pressi di campi di soia modificati (e lo stesso erbicida, secondo l'Università della Georgia, provoca la diffusione di un'erba infestante, l'Amaranthus palmeri, che sta invadendo gli Stati uniti del sud). Non è da meno un altro pezzo grosso del biotech, Adrian Dubock, uno dei fondatori di Syngenta che oggi è impegnato in libere consulenze. Tra le comparse, invece, figura un certo Andrew Apel, giornalista che si occupa di Ogm dal 1996 (sembrerebbe un esperto di finanziatori più o meno occulti di facinorosi oscurantisti anti-biotech). Poi, fuori dalle segrete stanze del Vaticano, sono diversi i fiancheggiatori che attendono la lieta novella, come Gilberto Corbellini che sulle colonne de Il Sole24Ore – che sempre ospita i suoi anatemi – mescola un po' le carte pontificando sulla «memoria di Galielo che verrebbe insultata» rinunciando agli Ogm e punta l'indice contro «qualche fanatico» che disturba sia all'esterno che all'interno della Chiesa, «che evidentemente trae soddisfazione e opportunità di potenza dalla sofferenza umana». (?)Purtroppo per Corbellini & Company è difficile rivendicare la scientificità in senso galileiano per difendere una iniziativa unilaterale come questa che trasforma per cinque giorni il Vaticano in una succursale marketing delle multinazionali biotech. Non una voce fuori dal coro è stata inserita tra i relatori. Lettere di protesta formali sono state praticamente stracciate. Come quella che a nome dell'Unione dei missionari irlandesi ha scritto padre Sean McDonagh, il quale per tutta risposta ha ricevuto un messaggio di Piero Morandini, l'unico scienziato italiano invitato, che si conclude così: «Chi si oppone agli Ogm ha una visione del mondo pagana che vede l'uomo come un cancro...». Toni deliranti che probabilmente hanno scoraggiato anche i «fanatici» del Cisde, un network di 16 organizzazioni cattoliche europee e nordamericane con una grande esperienza sui temi della sicurezza alimentare che hanno inviato proteste ufficiali alla pontificia accademia delle scienze. E dire che monsignor Sanchez Sorondo, per rendere meno scontato il nuovo thriller del Vaticano, avrebbe almeno potuto invitare uno dei 400 ricercatori che hanno redatto l'ultimo rapporto dell'International Assessment of Agricultural Knowledge, Science and Technology for Development; è stato commissinato dalla Fao e dalla Banca Mondiale, è stato condiviso da 60 paesi del nord e del sud del mondo, e in sostanza dice che gli Ogm non hanno un ruolo determinante nel garantire la sicurezza alimentare. Davvero vogliamo lasciare il papa nell'ignoranza?

(Dis)Uniti contro il razzismo.

Ginevra- "Uniti contro il razzismo". E' questo il titolo - e quindi il leit-motiv - del vertice Onu che in queste ore si tiene a Ginevra, Svizzera. Vertice da tutti etichettato come "Durban 2", dal nome della città sudafricana dove si tenne la prima conferenza sul razzismo, nel 2001. Allora parteciparono oltre 160 paesi, migliaia di ong e oltre 18.000 persone. Allora più che un vertice contro il razzismo, divenne un vertice contro Israele, accusata di essere l'unico Stato al mondo "razzista". Durban 2, così come ci dicono i commentatori internazionali, sembra andare ancora su quella falsariga (basti pensare che nella "Dichiarazione Finale" presentata dalla Conferenza Islamica altro non è che un'opera di "copia e incolla" del documento finale del 2001). Tra i tanti paesi coinvolti sono almeno 3 quelli che "colpiscono". Due per la loro assenza ed uno - di contro - per la sua presenza.
Gli assenti, oltre a Olanda, Germania, la stessa Israele, Australia e Canada sono gli Stati Uniti d'America e l'Italia. Il presidente Usa Obama si è giustificato dicendo - cito testualmente quanto riportato da Repubblica -«Io sono un presidente degli Usa che crede nel multilateralismo e nelle Nazioni Unite, ma non posso accettare un linguaggio controproducente come quello proposto. Ho detto al segretario Ban Ki Moon che siamo felici di aiutare l'Onu, ma questa non è l'opportunità giusta». Che, tradotto con una punta di malizia, si potrebbe interpretare così:«Io sono il presidente del paese che più di tutti è "amico" di Israele [non sia mai che s'incazza e ci lancia un pò di testate nucleari oltreoceano...] quindi non posso proprio partecipare.»
Noi vabbè, meglio che non ci siamo così evitiamo di fare l'ennesima figura di merda a livello planetario. Anche perché checché ne dica e pensi il premier a livello internazionale valiamo quanto il due di denari a briscola. Ufficialmente non ci andiamo perché "non vi è il rispetto della libertà di espressione", che detto da noi, in questi giorni, francamente...
Ma tra i tanti partecipanti ce n'è uno che sovrasta in "colpo mediatico" tutti quanti, anche l'assenza degli Stati Uniti. Il Vaticano. Nossignore, non avete sbagliato a leggere, uno degli stati partecipanti è proprio quello governato da BennyXVI. Possibile? Io sono rimasto di sasso quando l'ho letto, e con me Natan Sharansky, difensore storico dei diritti umani in Israele[didascalia di Repubblica.].
« Lavorare insieme per porre fine ad ogni forma di razzismo, discriminazione e intolleranza». Queste le motivazioni che spingono il Vaticano a partecipare. Ora, eliminando l'ipotesi che nella notte Berlusconi sia diventato pure Papa - quindi eliminando l'ipotesi che questa frase sia una delle solite barzellette - come dice lo stesso Sharansky o il Papa non ha capito di cosa si parla al vertice oppure c'è da preoccuparsi, perché con questa mossa si può meglio comprendere il potere della Chiesa ed i tanti comportamenti espressi in passato.
La domanda con cui chiudo comunque è questa: in un vertice che ha come obiettivo principale quello di combattere (almeno sulla carta) le discriminazioni, mi spiegate che cazzo ci fa tra i partecipanti uno Stato nazionale che nega i diritti degli omosessuali (oddio, ce ne sarebbe più di uno ad esser sinceri)?

E' proprio il caso di dirlo: mistero della fede...