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Una fede per gli infedeli: il culto di Santa Muerte

Tepito (Ciudad de México, Messico) - «Non avrai altro Dio all'infuori di me spesso mi ha fatto pensare». Probabilmente uno dei più famosi incipit dell'intera discografia di Fabrizio De André, un  grande artista a cui invece che un semplice Vangelo – come sovente ripete Don Andrea Gallo – dovrebbe essere dedicata direttamente una Chiesa, così come si fa per i “Grandi”. Così come si fa, ad esempio, per Diego Armando Maradona (guardatevi il film sul Pibe di Emir Kusturica per capire a cosa mi riferisco....).

Ed a proposito di “culti alternativi” e America Latina, è interessante quello che da qualche anno avviene in Messico ed in alcune zone degli Stati Uniti le cui affinità con la terra di Hugo Sánchez Márquez e del Subcomandante Marcos sono più d'una: accanto ai culti “tradizionali” infatti, non è difficile trovare nelle abitazioni messicane una strana statua dalle fattezze scheletriche il cui culto vede il proprio centro a Tepito, il barrio bravo di Città del Messico noto più per essere terra di narcos che non per essere la città che venera quella che molto spesso viene chiamata “La Flaquita” (la magrolina) o “Niña Blanca” (bimba bianca), anche se il nome corretto per chiamare la santa sarebbe Muerte, cioè morte.
Già, perché il culto di Santa Morte – che, sgombrando il campo da dubbi, nulla ha a che fare con satanismi e magie nere visto che in realtà si è in presenza di un angelo di luce  – è uno dei principali nuovi culti diffusi in Messico, America Centrale e Stati Uniti e che, a partire dall'inizio del nuovo millennio annovera già circa due milioni di fedeli.
Se, infatti, l'iconografia della Santa può, ad un approccio superficiale, far pensare ad un culto “negativo”, essa è in realtà la protettrice degli “ultimi”: a lei si rivolgono infatti le “bocca di rosa”, le “princesa”, i carcerati e tutte quelle biografie che salivano sul palco ad ogni concerto di Faber...
  • Le origini del culto.

Stando a quello che si trova in rete, non esiste una data da cui far partire questo culto. Per alcuni, infatti, il culto risale al periodo pre-ispanico ed al culto della morte che le popolazioni autoctone facevano, per altri invece il culto ha origine solo a partire dagli anni '60 del secolo scorso, con un procedimento che sembra essere ricalcato quasi perfettamente sul culto della Madonna di Fatima (o magari è il culto della Madonna di Fatima ad essere ricalcato su quello della Signora delle Tenebre). Narra la leggenda, infatti, che Santa Muerte apparve ad un abitante della città di Veracrùz (nel sud-est del Messico) in virtù dei sacrifici fatti dal popolo, al quale dunque ella concedeva la propria protezione.

Da che parte sta Dio?

Quando mi si sente parlare di tematiche religiose, io che mi professo convintamente ateo ed ancor più convintamente anticlericale, molta gente si stupisce. Si stupisce del fatto che io, che credo solo negli uomini e non in eventuali “entità terze ed immateriali” sia curioso ugualmente di sapere, di conoscere. Ed è forse proprio seguendo questa curiosità che mi affascina molto quella “corrente” - parola molto di moda in questi giorni – della professione della Fede che prende il nome di Teologia della Liberazione [ne ho parlato qui: http://senorbabylon.blogspot.com/2010/04/portando-la-crocee-che-guevara.html]

Piccolo riassunto delle puntate precedenti: la c.d. Teologia della Liberazione è un diverso modo di vivere la vita ecclesiastica che alcuni appartenenti alla Chiesa – in particolare in America Latina – hanno scelto di osservare. È un tipo di operato che si discosta moltissimo dall'operato “classico” della Chiesa, quello cioè fatto di chiese ed abiti pieni d'oro e tutto ciò che è ostentazione di un Potere che di “sacro” non ha assolutamente niente.

La caratteristica principale della TdL, infatti, è quella di essere in qualche modo una concezione “sociale” della religione, in cui il ministro della Fede non è – come capita molto spesso in Europa – una persona avulsa dalla comunità nella quale è chiamato ad operare ma, anzi, coloro che osservano questo tipo di “corrente” religiosa (so che il termine non è esatto, ma non sono un grande esperto di linguaggio ecclesiale...) sono fortemente radicati alla comunità in cui lavorano. La stessa TdL trova il suo principale fondamento nel radicamento storico-sociale nelle comunità (vi rimando comunque all'altro articolo, dove ho analizzato in maniera più approfondita la questione).

È quindi in base a questa attrazione – termine che in questo periodo non è esattamente il migliore da accostare a questioni ecclesiastiche, lo so – che mi ha colpito molto la storia di padre Carlo, il “prete clandestino” di cui si occupa l'ultimo numero del settimanale Carta a firma Sarah Di Nella.
Perché ciò che fa padre Carlo è esattamente quello che la Teologia della Liberazione professa. Ma procediamo per gradi.

Siamo a Siracusa, quartiere di Bosco Minniti, uno dei tanti quartieri “difficili” del nostro paese, dove da oltre 20 anni padre Carlo si occupa della parrocchia di Santa Maria Madre Chiesa, che più che una chiesa sembra un porto di mare. Dal 1988, infatti, dalle 15.000 alle 18.000 persone sono transitate da quelle parti.

Portando la Croce...e Che Guevara.

In questi giorni è scoppiato – devo dire finalmente – il bubbone, che non arriva certo inatteso, della pratica pedofila all'interno della Chiesa. Questa volta sembra essere scoppiato nel pieno della sua virulenza, a differenza di quel che accadde qualche anno fa, quando circolò per un po' il famoso video dal titolo “Sex crimes and Vatican”, nel quale per la prima volta si portava questo problema al di fuori delle mura vaticane.
A differenza di quel che avvenne nel 2006, sembra essere maggiore anche l'interesse della pubblica opinione, e da più parti si inizia a parlare della necessità di una “rifondazione” dell'istituto ecclesiastico, che vede come massima provocazione – almeno tra gli articoli che ho letto io in questi giorni – l'articolo di Andrew Sullivan presente sul numero di “Internazionale” di venerdì scorso dal titolo: “Perché il Papa deve dimettersi”.

Quel che mi solletica maggiormente è proprio provare ad immaginare, e dunque a delineare, il profilo di una eventuale “nuova Chiesa riformata”. Niente fantasticherie da intellettualoide, naturalmente – cosa che peraltro non sarei neanche in grado di fare – ma, come al solito, presentazione, da queste pagine, di una diversa concezione della Chiesa e della visione cattolica della religione che già da anni è presente e conosciuta ma che, combattendo il Potere terreno di Santa Romana Chiesa è da sempre stato posto ai margini dell'insegnamento della “fede”.



Per capire a cosa mi riferisco partiamo - per l'ennesima volta - da Fabrizio De André, cioè dall'autore del quinto Vangelo, stando almeno alle parole di Don Andrea Gallo. L'immagine che trovate in apertura di questo post, e che spiega in pochissimo spazio la laica spiritualità di Faber è presa da “L'uomo Faber”, il fumetto distribuito da Repubblica ed ideato da Ivo Milazzo e Fabrizio Càlzia.
Da anarchico, infatti, De André aveva una visione assolutamente anti-clericale della religione, in quanto quel che oggi conosciamo come Chiesa altro non è che una forma di imperialismo – sia culturale che economico – e che, come tale, deve essere combattuto. Questione che ogni cittadino italiano dovrebbe ben conoscere, essendo questa pratica ben presente nella vita politica della nostra quotidianità, nonostante il nostro sia un paese laico e non teocratico (come invece evidentemente piacerebbe dall'altra parte del Tevere e ad alcuni esponenti dell'emiciclo parlamentare).

Qualche sera fa, su Sky è andato in onda “Angeli e Demoni”,