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La scelta - e tu cosa avresti fatto?

Il passaporto

Ci sono spettacoli che nascono per intrattenere. Spettacoli che nascono per intrattenere. Spettacoli che nascono per emozionare. Questo spettacolo - a noi piace definirlo questo documentario in formato teatrale - nasce unicamente solo con uno scopo: quello di ricordare, di fare memoria.
Ascolterete quattro storie vere provenienti da uno dei conflitti più assurdi e sanguinosi ed allo stesso stesso tempo più dimenticati che l'essere umano abbia mai combattuto. Cosa ha provocato la morte di 350.000 persone nel cuore dell'Europa e perché questo potrebbe accadere ancora?

(dal trailer di presentazione dello spettacolo)

La scelta - e tu cosa avresti fatto? di Marco Cortesi e Mara Moschini porta in scena quattro storie vere - riprese dal libro "I giusti nel tempo del male" di Svetlana Broz - di coraggio provenienti da uno dei conflitti più atroci dei nostri tempi: la guerra civile che ha insanguinato l'ex Jugoslavia tra il 1991 e il 1995.

Altri estratti:
Il massacro;
Una madre

Serbia-Kosovo. Accordo raggiunto

foto: kosovapress.com
Belgrado (Serbia) – L'annuncio è stato dato dall'Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione Europea Catherine Ashton, chiamata al ruolo di mediatrice nei rapporti tra Serbia e Kosovo che hanno, dunque, raggiunto un accordo per la normalizzazione dei loro rapporti.
La firma definitiva, e dunque l'annuncio ufficiale, arriverà solo tra qualche giorno. Quello che si sa per certo è che sono 15 i punti su cui il primo ministro serbo Ivica Dačić e quello kosovaro Hashim Thaçi sono riusciti a trovare un'intesa. Tra questi, stando al vice-premier serbo Alekander Vučić, accordi sarebbero stati trovati sull'amministrazione della polizia nella zona settentrionale del Kosovo – tra i punti fondamentali dei rapporti – e le condizioni per l'adesione di quest'ultimo alle organizzazioni internazionali dopo la dichiarazione unilaterale di indipendenza nel 2008 (mai accettata dalla Serbia). Polizia, giustizia e dogane passerebbero sotto il controllo di Pristina, che – stando al ministro kosovaro per l'integrazione europea Vlora Citaku – dovrebbe estendere il proprio controllo sull'intero territorio, dunque anche su quelle zone del nord che si sentono, de facto, legate più alle istituzioni di Belgrado.
Raggiunto l'accordo, per la Serbia è ora possibile guardare con maggior tranquillità ai negoziati per l'adesione nell'Unione mentre il Kosovo potrà avviare quelli per l'Accordo di stabilizzazione e associazione, primo passo per una futura adesione all'UE.

Nell'immagine, ripresa dal sito B92, il testo dell'accordo non ufficiale
(qui l'articolo con i 15 punti, in inglese)



Negoziati Serbia-Kosovo, cadono nel vuoto i nuovi tentativi di dialogo

foto: balcanicauaso.org 
Bruxelles (Belgio) - Sono durate in tutto 12 ore le trattative dell'ottavo ed ultimo incontro sui negoziati per la normalizzazione delle relazioni bilaterali tra Serbia e Kosovo, poi le parti si sono aggiornate al nuovo incontro – previsto per la prossima settimana - con un nulla di fatto. «Le delegazioni ora torneranno in patria per consultazioni, e mi annunceranno le proprie decisioni nei prossimi giorni», ha detto Catherine Ashton, Alto rappresentante UE per gli Affari Esteri chiamata a far stringere la mano ad Hashim Thaçi (qui due articoli sul controverso leader della resistenza antiserba, da Cafebabel.com  e Presseurop.eu) e Ivica Dačić, primi ministri di Kosovo e Serbia. «Il divario tra le parti è molto stretto ma resta profondo» è stato il commento della Ashton a conclusione degli incontri.

Le delegazioni si sono scontrate sull'argomento più spinoso: le competenze di quella che dovrebbe diventare l'Associazione delle municipalità serbe in Kosovo (comprendente l'area di Mitrovica nord, e le municipalità di Zubin Potok, Zvecan e Lepasovic) chiesta da Belgrado – che vorrebbe dotarla di poteri esecutivi e di controllo su polizia e giustizia - in cambio dello smantellamento delle proprie strutture nella zona nord del Kosovo abitata al 94% da serbi in un paese a maggioranza albanese. Di ben altro avviso Thaçi, che ha evidenziato “l'estremo altruismo” delle sue condizioni, forte anche del favore di Unione Europea e Stati Uniti.
Durante il quarto incontro tenutosi a gennaio, era stata trovata un'intesa sulle entrate doganali di Jarinje e Brnjak, viste come punti di confine o checkpoint a seconda dell'interpretazione che se ne vuole dare.

Per la comunità serba del nord del Kosovo - che non ha mai riconosciuto il governo di Priština, istituito dopo l'indipendenza del 2008 - questa integrazione è vista come un vero e proprio tradimento. Tra i principali sostenitori del progetto ci sono infatti sia Ivica Dačić che Tomislav Nikolić, nel 1999 rispettivamente portavoce e vicepremier di Slobodan Milošević, non esattamente la stessa posizione politica di allora. Nikolić, da maggio 2012 presidente della Repubblica di Serbia, aveva basato la campagna per le presidenziali proprio sullo scioglimento dei precedenti negoziati, contrari agli interessi dei serbi dell'enclave, che accusano Belgrado di aver ceduto alle pressioni occidentali (una condizione imprescindibile per il dialogo su futuri ingressi nell'Unione).

Uranio impoverito: nuova sentenza conferma il nesso con la "sindrome dei Balcani"

Roma – Due condanne in dieci giorni. No, nessun nuovo caso di cronaca nera che tanto piacciono ad un certo tipo di informazione, anche se sempre di “nera” si tratta, anche quando ad essere condannato è il Ministero della Difesa.

Nei giorni scorsi, infatti, il Tribunale di Roma ha stabilito - con sentenza definitiva – in un milione di euro il risarcimento per i genitori di Andrea Antonaci, sergente maggiore di Martano (Lecce) morto di linfoma non Hodgkin il 12 dicembre 2000 dopo aver fatto parte del contingente Nato in Bosnia nel 1999. La più nota delle missioni in cui si usava l'uranio impoverito, che di Antonaci – come degli oltre 200 militari morti fino ad oggi – è stato l'omicida. L'ultima vittima, a settembre, l'ex marò catanese Salvo Cannizzo[1]. Oltre 2.000 gli ammalati, tra cui anche il militare 36enne di Corropoli (Teramo) appartenente al diciottesimo Bersaglieri Cosenza sul cui caso si è espressa in questi giorni la Corte dei Conti de L'Aquila. Con queste due ultime condanne sale a dodici il numero di cause giunte a sentenza in primo grado, per un risarcimento che supera i 16 milioni di euro. Il dato, ormai, sembra essere acquisito: i militari vittime della cosiddetta “Sindrome dei Balcani” muoiono di uranio impoverito, in aggiunta alla scarsa protezione con cui i nostri militari maneggiavano quel materiale, utilizzato in ambito bellico – in violazione di circa una decina di convenzioni internazionali, stando ad un rapporto Onu del 2002 – fin dalla Guerra del Golfo del 1991, con forti sospetti sull'intervento statunitense a Panama del dicembre 1989[2]. La “sentenza-Antonaci” - basata sugli studi sulle nanoparticelle della dottoressa Antonietta Gatti[3] - è destinata a fare scuola, tanto che avvocati belgi, inglesi e francesi ne hanno acquisito copia per studiarla.

Nonostante una serie di condanne che va sempre più aumentando, la politica è ancora sorda. All'epoca della morte di Antonaci l'allora ministro della Difesa Sergio Mattarella (governo D'Alema II, dicembre 1999-aprile 2000) sostenne che l'uranio non c'entrava – non essendo pericoloso - e che, comunque, non eravamo stati informati sul fatto che il contingente di cui facevamo parte utilizzasse uranio impoverito, nonostante la documentazione inviata dalla Nato affermasse l'esatto opposto. La colpa, è ancora la tesi portata avanti dalla classe politica, è da ricondursi ai vaccini fatti a distanza ravvicinata ai nostri militari che avrebbe potuto indebolire il sistema immunitario.

Vaccinazioni che, però, non furono fatte né alle popolazioni civili delle zone bombardate – come gli abitanti di Peja – Peć, nel Kosovo occidentale[4] - né nei pressi del Poligono di Quirra[5], dove si muore per le stesse cause. Ma questa è un'altra storia.

qui "L'Italia chiamò", di Leonardo Brogioni, Matteo Scanni, Angelo Miotto

Questo post lo trovate anche su:
http://www.infooggi.it/articolo/uranio-impoverito-nuova-sentenza-conferma-il-nesso-con-la-sindrome-dei-balcani/32880/

Note
[1] Uranio impoverito, morto l’ex marò Cannizzo. Aveva denunciato l’indifferenza dello Stato di Leandro Perrotta, CtZen.it, 18 settembre 2012;
[2] La storia dell'uranio impoverito, PeaceLink.it;
[3] "L'Italia chiamò" Intervento di Antonietta Gatti, Arcoiris.tv, 2 ottobre 2008;
[4] Elenco dei siti bombardati con uranio impoverito dalla Nato di Francesco Iannuzzelli, PeaceLink.it, 6 gennaio 2001;
[5] Quirra, c'è uranio impoverito di Riccardo Bocca, L'Espresso, 20 aprile 2011

Licenziamenti Omsa, le lavoratrici faentine chiedono aiuto

FAENZA - «Abbiamo dei diritti firmati e siamo rimaste per la promessa di riconversione e intanto abbiamo bisogno di ammortizzatori. Come campiamo altrimenti?». Ha voluto utilizzare facebook per riversare tutta la sua delusione ed i suoi timori Clara Zacchini, una delle 239 operaie Omsa di Faenza che hanno ricevuto la conferma del loro licenziamento, previsto per il prossimo 14 marzo, data in cui terminerà la cassa integrazione straordinaria, perché l'azienda ha deciso di portare tutto in Serbia. Le operaie, intanto, chiedono l'aiuto di tutte e tutti. 

L'ufficialità del licenziamento è arrivata nel momento peggiore, a tre giorni dall'apertura di un vero e proprio tavolo delle trattative al Ministero dello sviluppo economico che aveva riacceso una seppur flebile speranza per quella che appariva tra le migliori soluzioni possibili: la riconversione dell'intero stabilimento.

Le speranze erano riposte tutte nella relazione dell'ingegner Marco Sogaro, amministratore delegato della Wollo srl di Torino a cui era stato affidato il compito di trovare investitori interessati all'acquisto dello stabilimento.
«Si è trattato di un incontro che non ha portato nessuna notizia concreta sul fronte della riconversione» - è stato il commento Samuela Meci e Renzo Fabbri della Filctem Cgil (Federazione Italiana Lavoratori Chimica Tessile Energia Manifatture) di Ravenna. Si era anche trovata nel 12 gennaio la data per una seconda riunione, al fine di valutare l'effettivo avanzamento delle trattative. Tavolo che, evidentemente, avrà utilità pari a zero.

Se Faenza piange, Gissi non ride. Lo scorso 25 novembre, intanto, è stato chiuso lo stabilimento di Gissi, nel teatino, dopo 23 anni di fondi regionali e Cassa del Mezzogiorno. Anche in questo caso, 380 dipendenti senza lavoro in Italia, e la prospettiva di rientrare nel piano di delocalizzazione in Serbia, dove il sistema di stipendi e diritti è – come noto – ben diverso da quello italiano.

Le lavoratrici faentine, intanto, si organizzano. E chiedono a tutte e tutti un gesto di solidarietà, boicottando i prodotti a marchio Philippe Matignon, SiSi, Omsa, Golden Lady, Hue donna e uomo, Saltallegro e Serenella.SB

Kosovo, un fronte che si riaccende?


Questo articolo lo trovate anche su InfoOggi.it http://www.infooggi.it/articolo/kosovo-un-fronte-che-si-riaccende/21334/

Kosovska Mitrovica (Kosovo nord) - Sessantacinque manifestanti serbi e venticinque soldati della Kfor sono rimasti feriti negli scontri dei giorni scorsi, seguiti allo smantellamento di una barricata composta da carcasse di camion ed autobus nel villaggio di Jangjenica (dieci chilometri ad ovest di Mitrovica, nel nord del paese).

Ferite da armi da fuoco, invece, per tre militari tedeschi, stando alle dichiarazioni di Frank Martin, portavoce delle forze Nato sul territorio kosovaro. Tra i serbi feriti, molti dei quali a seguito dell'uso di pallottole di gomma, c'è anche Krstimir Pantić, sindaco di Mitrovica.
Uwe Nowitzki, portavoce della Kfor, ha dovuto spiegare che l'uso dei lacrimogeni e dei manganelli si è reso necessario in quanto i militari sono stati costretti all'autodifesa, e che hanno deciso di desistere in quanto «le barricate non valgono la perdita di vite umane».

Il clima nel nord del Kosovo è tornato a farsi caldo già dalla metà di settembre, quando a Brnjak e Jarinje, sul confine tra Kosovo e Serbia sono stati dispiegati doganieri dipendenti da Pristina, una decisione definita inaccettabile dal ministro serbo per il Kosovo Goran Bodganovic, in quanto «presa senza nessuna consultazione». La Serbia, infatti, non riconosce l'indipendenza del Kosovo, dichiarata unilateralmente il 17 febbraio 2008 e non accettata dalla popolazione serba del Kosovo del nord, che da qualche giorno ha stilato una vera e propria “dichiarazione d'indipendenza” ulteriore. «Dopo tanti anni di sofferenza e la tendenza delle istituzioni kosovare ad assimilare i serbi» - si legge nel documento - «ci sentiamo costretti a proclamare la nostra indipendenza», l'eco della quale arriva direttamente agli alti vertici serbi, dove il vicepresidente del governo, Ivica Dacic, si chiede «come mai questo diritto è stato riconosciuto agli albanesi che non volevano vivere in Serbia?»

Per oggi è, peraltro, programmata la riunione tra Belgrado e Pristina a Bruxelles. I due valichi saranno al centro delle discussioni. In attesa di capire, il 9 dicembre prossimo, se la Serbia entrerà o meno a far parte dell'Unione Europea. Gran parte della decisione, come è noto, è condizionata proprio dalla ripresa del dialogo con Pristina. I risultati, per adesso, non sono proprio quelli sperati. E la richiesta dell'indipendenza del Kosovo nord non fa certo sperare in un miglioramento.

I vuoti di memoria di Piero Fassino

«Un esercito in missione di pace è un esercito che spara per secondo».
[Piero Fassino, esponente di spicco del Partito Democratico].

È semplicemente geniale. Un'affermazione del genere ammetto che non me l'aspettavo neanche da quelli di estrema destra. Deve essere per questo che – in bocca a chi si spaccia ancora per uno “di sinistra” - la trovo decisamente imbarazzante. Ma facciamo un passo indietro e ricapitoliamo le puntate precedenti:

Piero Fassino – ex Partito Comunista e tutto il resto – qualche tempo fa aveva fatto trasalire chi ancora ha problemi ad accostare termini come “sinistra” e “centro” ammettendo che [citazione testuale]: «Ve lo dico con franchezza, qualche volta il leghismo nel mio cuore prorompe». E già lì, come direbbe il buon Gaber, ci sarebbe da incazzarsi, perché uno dice: ci ha preso per il culo fino adesso!

Non contento di aver informato l'elettorato che se reintroducessero il voto di preferenza votare per lui potrebbe voler dire votare Lega, nei giorni scorsi il nostro ha aggiunto un'altra piccola perla al bestiario (quella in apertura di post).
La puntata di ieri di “In ½ ora” che – ahimè – ho avuto l'ardore di guardare, si è rivelata interessante per due motivi: il primo è che dopo 9 anni dallo scoppio del conflitto afghano il nostro Ministro della Difesa ci ha finalmente fatto capire che parlare di “peace-keeping”, “missioni di pace” e tutto il corollario oltre che ipocrita è anche sbagliato: noi siamo in Afghanistan per fare la guerra, ed è in quest'ottica che va letta la sua richiesta al Parlamento di armare – o meno – i nostri caccia con le bombe. Più volte durante il programma di Lucia Annunziata il ministro ha sottolineato il fatto che adesso non se la sente più di prendere decisioni da solo, ed ha perfettamente ragione: perché devono grondare sangue solo le sue mani quando possono farlo quelle di tutti i parlamentari? Perché è questo quello che verrà chiesto a deputati e senatori: fare più vittime a suon di bombe. E chisenefrega se per ogni taleban ucciso ci rimarranno sotto anche 3-4 civili: basterà prendere qualche kalashnikov precedentemente sequestrato, metterlo accanto ai corpi delle vittime civili ed in un attimo otterremo anche noi la nostra “strage” di taleban così come in uso all'Isaf [“La fabbrica dei talebani” - PeaceReporter 20/09/2006, articolo presente nei documenti alla fine del post].

Il secondo motivo, ovviamente, sono state le esternazioni di Fassino, che ancora racconta la storiellina delle “missioni di pace”. Non contento, peraltro, in un'intervista concessa a Daniela Preziosi su Il Manifesto di ieri si prodigava nel richiedere la creazione di un “monumento ai caduti”.