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Serbia-Kosovo. Accordo raggiunto

foto: kosovapress.com
Belgrado (Serbia) – L'annuncio è stato dato dall'Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione Europea Catherine Ashton, chiamata al ruolo di mediatrice nei rapporti tra Serbia e Kosovo che hanno, dunque, raggiunto un accordo per la normalizzazione dei loro rapporti.
La firma definitiva, e dunque l'annuncio ufficiale, arriverà solo tra qualche giorno. Quello che si sa per certo è che sono 15 i punti su cui il primo ministro serbo Ivica Dačić e quello kosovaro Hashim Thaçi sono riusciti a trovare un'intesa. Tra questi, stando al vice-premier serbo Alekander Vučić, accordi sarebbero stati trovati sull'amministrazione della polizia nella zona settentrionale del Kosovo – tra i punti fondamentali dei rapporti – e le condizioni per l'adesione di quest'ultimo alle organizzazioni internazionali dopo la dichiarazione unilaterale di indipendenza nel 2008 (mai accettata dalla Serbia). Polizia, giustizia e dogane passerebbero sotto il controllo di Pristina, che – stando al ministro kosovaro per l'integrazione europea Vlora Citaku – dovrebbe estendere il proprio controllo sull'intero territorio, dunque anche su quelle zone del nord che si sentono, de facto, legate più alle istituzioni di Belgrado.
Raggiunto l'accordo, per la Serbia è ora possibile guardare con maggior tranquillità ai negoziati per l'adesione nell'Unione mentre il Kosovo potrà avviare quelli per l'Accordo di stabilizzazione e associazione, primo passo per una futura adesione all'UE.

Nell'immagine, ripresa dal sito B92, il testo dell'accordo non ufficiale
(qui l'articolo con i 15 punti, in inglese)



Negoziati Serbia-Kosovo, cadono nel vuoto i nuovi tentativi di dialogo

foto: balcanicauaso.org 
Bruxelles (Belgio) - Sono durate in tutto 12 ore le trattative dell'ottavo ed ultimo incontro sui negoziati per la normalizzazione delle relazioni bilaterali tra Serbia e Kosovo, poi le parti si sono aggiornate al nuovo incontro – previsto per la prossima settimana - con un nulla di fatto. «Le delegazioni ora torneranno in patria per consultazioni, e mi annunceranno le proprie decisioni nei prossimi giorni», ha detto Catherine Ashton, Alto rappresentante UE per gli Affari Esteri chiamata a far stringere la mano ad Hashim Thaçi (qui due articoli sul controverso leader della resistenza antiserba, da Cafebabel.com  e Presseurop.eu) e Ivica Dačić, primi ministri di Kosovo e Serbia. «Il divario tra le parti è molto stretto ma resta profondo» è stato il commento della Ashton a conclusione degli incontri.

Le delegazioni si sono scontrate sull'argomento più spinoso: le competenze di quella che dovrebbe diventare l'Associazione delle municipalità serbe in Kosovo (comprendente l'area di Mitrovica nord, e le municipalità di Zubin Potok, Zvecan e Lepasovic) chiesta da Belgrado – che vorrebbe dotarla di poteri esecutivi e di controllo su polizia e giustizia - in cambio dello smantellamento delle proprie strutture nella zona nord del Kosovo abitata al 94% da serbi in un paese a maggioranza albanese. Di ben altro avviso Thaçi, che ha evidenziato “l'estremo altruismo” delle sue condizioni, forte anche del favore di Unione Europea e Stati Uniti.
Durante il quarto incontro tenutosi a gennaio, era stata trovata un'intesa sulle entrate doganali di Jarinje e Brnjak, viste come punti di confine o checkpoint a seconda dell'interpretazione che se ne vuole dare.

Per la comunità serba del nord del Kosovo - che non ha mai riconosciuto il governo di Priština, istituito dopo l'indipendenza del 2008 - questa integrazione è vista come un vero e proprio tradimento. Tra i principali sostenitori del progetto ci sono infatti sia Ivica Dačić che Tomislav Nikolić, nel 1999 rispettivamente portavoce e vicepremier di Slobodan Milošević, non esattamente la stessa posizione politica di allora. Nikolić, da maggio 2012 presidente della Repubblica di Serbia, aveva basato la campagna per le presidenziali proprio sullo scioglimento dei precedenti negoziati, contrari agli interessi dei serbi dell'enclave, che accusano Belgrado di aver ceduto alle pressioni occidentali (una condizione imprescindibile per il dialogo su futuri ingressi nell'Unione).

Kosovo, un fronte che si riaccende?


Questo articolo lo trovate anche su InfoOggi.it http://www.infooggi.it/articolo/kosovo-un-fronte-che-si-riaccende/21334/

Kosovska Mitrovica (Kosovo nord) - Sessantacinque manifestanti serbi e venticinque soldati della Kfor sono rimasti feriti negli scontri dei giorni scorsi, seguiti allo smantellamento di una barricata composta da carcasse di camion ed autobus nel villaggio di Jangjenica (dieci chilometri ad ovest di Mitrovica, nel nord del paese).

Ferite da armi da fuoco, invece, per tre militari tedeschi, stando alle dichiarazioni di Frank Martin, portavoce delle forze Nato sul territorio kosovaro. Tra i serbi feriti, molti dei quali a seguito dell'uso di pallottole di gomma, c'è anche Krstimir Pantić, sindaco di Mitrovica.
Uwe Nowitzki, portavoce della Kfor, ha dovuto spiegare che l'uso dei lacrimogeni e dei manganelli si è reso necessario in quanto i militari sono stati costretti all'autodifesa, e che hanno deciso di desistere in quanto «le barricate non valgono la perdita di vite umane».

Il clima nel nord del Kosovo è tornato a farsi caldo già dalla metà di settembre, quando a Brnjak e Jarinje, sul confine tra Kosovo e Serbia sono stati dispiegati doganieri dipendenti da Pristina, una decisione definita inaccettabile dal ministro serbo per il Kosovo Goran Bodganovic, in quanto «presa senza nessuna consultazione». La Serbia, infatti, non riconosce l'indipendenza del Kosovo, dichiarata unilateralmente il 17 febbraio 2008 e non accettata dalla popolazione serba del Kosovo del nord, che da qualche giorno ha stilato una vera e propria “dichiarazione d'indipendenza” ulteriore. «Dopo tanti anni di sofferenza e la tendenza delle istituzioni kosovare ad assimilare i serbi» - si legge nel documento - «ci sentiamo costretti a proclamare la nostra indipendenza», l'eco della quale arriva direttamente agli alti vertici serbi, dove il vicepresidente del governo, Ivica Dacic, si chiede «come mai questo diritto è stato riconosciuto agli albanesi che non volevano vivere in Serbia?»

Per oggi è, peraltro, programmata la riunione tra Belgrado e Pristina a Bruxelles. I due valichi saranno al centro delle discussioni. In attesa di capire, il 9 dicembre prossimo, se la Serbia entrerà o meno a far parte dell'Unione Europea. Gran parte della decisione, come è noto, è condizionata proprio dalla ripresa del dialogo con Pristina. I risultati, per adesso, non sono proprio quelli sperati. E la richiesta dell'indipendenza del Kosovo nord non fa certo sperare in un miglioramento.