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Spese militari - Presa Diretta

Tra gli inutili F-35 e gli effetti del Poligono di Quirra, Presa Diretta - nella puntata dello scorso 3 febbraio - è andata ad indagare, suscitando anche qualche polemica, nelle spese militari italiane.

Uranio impoverito: nuova sentenza conferma il nesso con la "sindrome dei Balcani"

Roma – Due condanne in dieci giorni. No, nessun nuovo caso di cronaca nera che tanto piacciono ad un certo tipo di informazione, anche se sempre di “nera” si tratta, anche quando ad essere condannato è il Ministero della Difesa.

Nei giorni scorsi, infatti, il Tribunale di Roma ha stabilito - con sentenza definitiva – in un milione di euro il risarcimento per i genitori di Andrea Antonaci, sergente maggiore di Martano (Lecce) morto di linfoma non Hodgkin il 12 dicembre 2000 dopo aver fatto parte del contingente Nato in Bosnia nel 1999. La più nota delle missioni in cui si usava l'uranio impoverito, che di Antonaci – come degli oltre 200 militari morti fino ad oggi – è stato l'omicida. L'ultima vittima, a settembre, l'ex marò catanese Salvo Cannizzo[1]. Oltre 2.000 gli ammalati, tra cui anche il militare 36enne di Corropoli (Teramo) appartenente al diciottesimo Bersaglieri Cosenza sul cui caso si è espressa in questi giorni la Corte dei Conti de L'Aquila. Con queste due ultime condanne sale a dodici il numero di cause giunte a sentenza in primo grado, per un risarcimento che supera i 16 milioni di euro. Il dato, ormai, sembra essere acquisito: i militari vittime della cosiddetta “Sindrome dei Balcani” muoiono di uranio impoverito, in aggiunta alla scarsa protezione con cui i nostri militari maneggiavano quel materiale, utilizzato in ambito bellico – in violazione di circa una decina di convenzioni internazionali, stando ad un rapporto Onu del 2002 – fin dalla Guerra del Golfo del 1991, con forti sospetti sull'intervento statunitense a Panama del dicembre 1989[2]. La “sentenza-Antonaci” - basata sugli studi sulle nanoparticelle della dottoressa Antonietta Gatti[3] - è destinata a fare scuola, tanto che avvocati belgi, inglesi e francesi ne hanno acquisito copia per studiarla.

Nonostante una serie di condanne che va sempre più aumentando, la politica è ancora sorda. All'epoca della morte di Antonaci l'allora ministro della Difesa Sergio Mattarella (governo D'Alema II, dicembre 1999-aprile 2000) sostenne che l'uranio non c'entrava – non essendo pericoloso - e che, comunque, non eravamo stati informati sul fatto che il contingente di cui facevamo parte utilizzasse uranio impoverito, nonostante la documentazione inviata dalla Nato affermasse l'esatto opposto. La colpa, è ancora la tesi portata avanti dalla classe politica, è da ricondursi ai vaccini fatti a distanza ravvicinata ai nostri militari che avrebbe potuto indebolire il sistema immunitario.

Vaccinazioni che, però, non furono fatte né alle popolazioni civili delle zone bombardate – come gli abitanti di Peja – Peć, nel Kosovo occidentale[4] - né nei pressi del Poligono di Quirra[5], dove si muore per le stesse cause. Ma questa è un'altra storia.

qui "L'Italia chiamò", di Leonardo Brogioni, Matteo Scanni, Angelo Miotto

Questo post lo trovate anche su:
http://www.infooggi.it/articolo/uranio-impoverito-nuova-sentenza-conferma-il-nesso-con-la-sindrome-dei-balcani/32880/

Note
[1] Uranio impoverito, morto l’ex marò Cannizzo. Aveva denunciato l’indifferenza dello Stato di Leandro Perrotta, CtZen.it, 18 settembre 2012;
[2] La storia dell'uranio impoverito, PeaceLink.it;
[3] "L'Italia chiamò" Intervento di Antonietta Gatti, Arcoiris.tv, 2 ottobre 2008;
[4] Elenco dei siti bombardati con uranio impoverito dalla Nato di Francesco Iannuzzelli, PeaceLink.it, 6 gennaio 2001;
[5] Quirra, c'è uranio impoverito di Riccardo Bocca, L'Espresso, 20 aprile 2011

I vuoti di memoria di Piero Fassino

«Un esercito in missione di pace è un esercito che spara per secondo».
[Piero Fassino, esponente di spicco del Partito Democratico].

È semplicemente geniale. Un'affermazione del genere ammetto che non me l'aspettavo neanche da quelli di estrema destra. Deve essere per questo che – in bocca a chi si spaccia ancora per uno “di sinistra” - la trovo decisamente imbarazzante. Ma facciamo un passo indietro e ricapitoliamo le puntate precedenti:

Piero Fassino – ex Partito Comunista e tutto il resto – qualche tempo fa aveva fatto trasalire chi ancora ha problemi ad accostare termini come “sinistra” e “centro” ammettendo che [citazione testuale]: «Ve lo dico con franchezza, qualche volta il leghismo nel mio cuore prorompe». E già lì, come direbbe il buon Gaber, ci sarebbe da incazzarsi, perché uno dice: ci ha preso per il culo fino adesso!

Non contento di aver informato l'elettorato che se reintroducessero il voto di preferenza votare per lui potrebbe voler dire votare Lega, nei giorni scorsi il nostro ha aggiunto un'altra piccola perla al bestiario (quella in apertura di post).
La puntata di ieri di “In ½ ora” che – ahimè – ho avuto l'ardore di guardare, si è rivelata interessante per due motivi: il primo è che dopo 9 anni dallo scoppio del conflitto afghano il nostro Ministro della Difesa ci ha finalmente fatto capire che parlare di “peace-keeping”, “missioni di pace” e tutto il corollario oltre che ipocrita è anche sbagliato: noi siamo in Afghanistan per fare la guerra, ed è in quest'ottica che va letta la sua richiesta al Parlamento di armare – o meno – i nostri caccia con le bombe. Più volte durante il programma di Lucia Annunziata il ministro ha sottolineato il fatto che adesso non se la sente più di prendere decisioni da solo, ed ha perfettamente ragione: perché devono grondare sangue solo le sue mani quando possono farlo quelle di tutti i parlamentari? Perché è questo quello che verrà chiesto a deputati e senatori: fare più vittime a suon di bombe. E chisenefrega se per ogni taleban ucciso ci rimarranno sotto anche 3-4 civili: basterà prendere qualche kalashnikov precedentemente sequestrato, metterlo accanto ai corpi delle vittime civili ed in un attimo otterremo anche noi la nostra “strage” di taleban così come in uso all'Isaf [“La fabbrica dei talebani” - PeaceReporter 20/09/2006, articolo presente nei documenti alla fine del post].

Il secondo motivo, ovviamente, sono state le esternazioni di Fassino, che ancora racconta la storiellina delle “missioni di pace”. Non contento, peraltro, in un'intervista concessa a Daniela Preziosi su Il Manifesto di ieri si prodigava nel richiedere la creazione di un “monumento ai caduti”.

Militari di serie A e militari di serie B...

Esistono militari e militari, in Italia.
Esistono militari che muoiono esportando la pace saltando in aria su mine anticarro o per colpa delle auto-bombe come nei giorni scorsi, ai quali vanno tutti gli “onori” per essersi fatti ammazzare per la patria.
E poi ci sono militari “disonorati”. Quelli di cui i “generalissimi” al riparo delle loro comode poltrone lontane dagli scenari di guerra non possono andare orgogliosi, perché hanno avuto la sfiga di rimanere in vita nonostante tutto. Nonostante gli attentati, nonostante le bombe, le battaglie. Nonostante l'uranio impoverito.

I primi casi di malattie da uranio impoverito si sono riscontrati nel lontano 1991, tanto da parlare di “Sindrome del Golfo”, poi di “Sindrome dei Balcani” quando iniziavano ad ammalarsi ragazzi che avevano prestato servizio a metà degli anni '90 in Serbia e nell'area balcanica (in cui ancora si ricordano i bombardamenti non negati dal governo italiano dell'epoca...). Ma non c'è bisogno di essere stati a Belgrado o a Kirkuk per ammalarsi di uranio impoverito. Basta andare in Sardegna, nel Sarrabus, costa sud-orientale della Sardegna, distanti circa 80 km da Cagliari. Lungo la Statale 125 che ci porta ad Olbia, esiste un angolo di paradiso di scogliere e spiagge bianche non contaminato dal cemento.
Ambientalismo? No. Presenza di base militare NATO. Anzi, per essere più precisi presenza del più grande poligono d'Europa.

Poligono sperimentale e di addestramento interforze”. È questo il nome del portatore di morte con cui da oltre 30 anni lo Stato italiano ha svenduto e sacrificato non solo l'ambiente, ma la vita dei suoi stessi cittadini in nome di un fantomatico “aiuto internazionale” nell'ambito degli accordi atlantici. Non si capisce perché tutte le “grane” ce le dobbiamo prendere sempre noi, visto che chiunque in questo poligono può entrare, pagare 50.000 dollari e sperimentare tutto quel che gli pare. Teoricamente avremmo potuto addestrare anche cellule di Al Quaeda o forze speciali americane con le più devastanti armi di distruzione di massa senza neanche saperlo.

Come non si capisce – o forse la si capisce perfettamente - la storia del maresciallo Marco Diana, malato di cancro derivante dall'esposizione all'uranio impoverito presente nei proiettili che – a mani nude – ha dovuto maneggiare in Somalia, nei Balcani e nelle innumerevoli missioni nelle quali è stato coinvolto e che – pur essendo ancora vivo – per lo stato italiano è morto nel 2004. Ben 5 anni fa.

Perché i nostri ragazzi che si sono ammalati subiscono più o meno la stessa fine. Vengono risucchiati nelle nebbie del post-guerra di carte secretate, omissis e dimenticanze da parte di chi dovrebbe tutelarli e che invece, nella maggior parte dei casi, non gli assicura nemmeno il risarcimento “per cause di servizio”. Un calcio in culo e via, che non stressassero troppo che noi abbiamo da esportare la pace con i missili.

Che cos'è l'uranio impoverito.
L'uranio impoverito (in inglese depleted uranium o DU), è il materiale di scarto derivante dal processo di lavorazione dell'uranio “grezzo”, un metallo pesanche che si trova nell'ambiente in piccole quantità in rocce, suolo, aria, acqua e cibi. Nella sua forma naturale è composto da 3 isotopi, con una netta prevalenza (il 99,27%) dell'isotopo 238. Nella sua forma “impoverita”, esso è meno radiattivo dell'uranio naturale di circa il 40%. È piroforico, e quindi delle piccole particelle prendono fuoco spontaneamente a contatto con l'aria. In pratica l'ideale per rendere perforanti dei proiettili.
Ed è proprio quel che è stato fatto in Iraq 18 anni fa, così come tracce di u-236 (derivante dalla lavorazione delle scorie nucleari, i cui radionuclidi sono creati dall'uomo e sono estremamente pericolosi per l'uomo e per l'ambiente) sono state rinvenute in Kosovo.
Viene usato sia in ambito civile che militare.
Nel primo caso viene utilizzato come schermatura dalle radiazioni (così come, ad esempio, l'amianto veniva usato come isolante per appartamenti prima che qualcuno ne scoprisse i nefasti lati negativi...) o anche nei rotori di alcuni elicotteri o per gli yacht da competizione. Usato in questo modo è totalmente innocuo, in quanto custodito in appositi spazi che non permettono la contaminazione dell'ambiente circostante ed anche perché difficilmente è soggetto ad esplosione.
In ambito militare, invece, il DU è usato principalmente nella fabbricazione delle munizioni anticarro degli Stati Uniti perché – se lavorato come si deve – il processo di penetrazione polverizza la maggior parte dell'uranio che esplode in tanti piccoli frammenti incandescenti aumentando così l'effetto distruttivo. In pratica un'arma quasi perfetta.

Il forte utilizzo dell'uranio – preferito al suo principale avversario, cioè il tungsteno – si deve anche ad una mera questione politica: gli USA importano circa il 50% del fabbisogno di quest'ultimo dalla Cina, non certo vista sotto l'ottica dell'“amicizia economica”. Basti pensare al bombardamento dell'ambasciata cinese a Belgrado nel maggio '99 per avere un'idea del tipo di rapporto intercorrente tra le due super-potenze. Considerando inoltre che – come affermato dalla stessa NATO – sul solo territorio kosovaro sono state lasciate qualcosa come 10 tonnellate di DU, si dovrebbe iniziare a comprendere l'ampiezza del problema.

Secondo un rapporto della commissione ONU dell'agosto 2002 l'utilizzo di rivestimenti all'uranio impoverito ha infranto:

  • Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo;
  • Statuto delle Nazioni Unite;
  • Convenzione sui Genocidi;
  • Convenzione contro la Tortura;
  • le quattro Convenzioni di Ginevra del 1949;
  • Convenzione sulle armi convenzionali del 1980;
  • Convenzione de l'Aja del 1989

che espressamente proibiscono l'impiego di “armi avvelenate o avvelenamenti” e “armi, proiettili o materiali che possano causare sofferenza inutile”.

I danni causati dalle radiazioni da uranio impoverito sono di tipo cancerogeno, mutagenico-genotossico (come il “mistero” dei bimbi deformi di Escalaplano). Più tutta una serie di leucemie (come quelle che spesso sono diagnosticate ai nostri militari), tumori, malformazioni genetiche che si hanno qualora l'uranio bruci durante un incendio ed i cui effetti ricadono anche sulle generazioni successive (come in una sorta di remake della guerra in Vietnam, dove gli esfolianti utilizzati dagli aerei americani per scovare il nemico continuano a fare danni ancora oggi, a quasi 40 anni dalla sua conclusione).

Nell'ottobre del 1993 il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d'America inizia a prendere sul serio la minaccia dell'uranio impoverito, creando un videotape informativo nel quale si creavano le prime norme generali per la protezione da DU. Tale documento viene trasmesso a tutti i paesi membri dell'Alleanza Atlantica, ma in Italia – guardacaso – lo Stato Maggiore dell'Esercito non lo mostrerà mai agli ignari “esportatori di pace”.

«I soldati americani erano equipaggiati diversamente. Prima di entrare in una zona considerata a rischio indossavano tute protettive, guanti speciali, maschere con filtro. Noi invece lavoravamo a mani nude, le nostre maschere, quando ce le davano, erano di carta, tute niente»

dice un militare intervistato in uno dei tanti, tantissimi servizi dedicati – spesso da RaiNews24 – al caso dei nostri “militari fantasma”.

Le malattie e le successive morti di questi ragazzi si assomigliano tutte. Stramaledettamente identiche le une alle altre, come se un serial killer avesse deciso di prenderli di mira. Peccato che questo killer – silenzioso più dell'amianto – non abbia sembianze fisiche e venga prodotto dall'Occidente, cioè da chi – almeno sulla carta – ha il compito di creare un mondo migliore.

Le loro morti sono tutte uguali. Ma per lo stato neanche la morte basta al riconoscimento della causa di servizio. Perché riconoscere che i militari sono morti per colpa dell'uranio impoverito equivarrebbe ad una ammissione di colpevolezza da parte dello Stato Italiano, il quale ha consapevolmente mandato a morire i propri figli al grido di “pace e democrazia per tutti!

Ed è in quest'ottica, nell'ottica di chi sa di essere in torto, che gli esami periodici che dovrebbero essere fatti per controllare il decorso delle malattie da uranio impoverito vengono fatte in strutture civili – il che significa che tutte le spese o sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale o sono a carico di chi deve sottoporsi ad esami specifici come le tac – oppure non vengono proprio fatte.

Dicono che manca il personale e che non è possibile tenere tutta quella popolazione sotto controllo.
In realtà è solo un modo come tanti per tenere tutto nelle nebbie della post-guerra e non ammettere che né gli americani che producono queste armi né tantomeno noi che le utilizziamo siamo tanto “esportatori di pace”.
E non si capisce perché non ci sia nessuno che si indigna, nessuno che dice di essere “orgoglioso” di questi militari, di “onorarli”. Forse solo perché hanno avuto la fortuna – o la sfortuna, dipende dal come la si guardi – di rimanere vivi?

Per saperne di più:

Gaza: l'offensiva dell'agnello

Questo è un post di parte. Ok, tutti i miei post sono di parte, ma questo mi vede ancor più schierato del solito. Quindi chi stesse cercando l'obiettività sappia fin da subito che qui non la troverà di certo [come in tutte le parti di questo blog].

Dopo questa piccola premessa veniamo al dunque. Veniamo alla materia del contendere. E usciamo – direi finalmente vista la mia esterofilia – dai confini nazionali per spostarci in uno Stato “senza territorio”. Per farla breve, e per specificare a scanso di equivoci, ci spostiamo in Palestina.







Questi video [che chi legge da Facebook può trovare in homepage] arrivano dritti dritti dal sito del quotidiano britannico “The Guardian” e ci parlano di qualcosa che qui in Italia sembra essere un discorso da non affrontare, manco fosse un discorso si mandanti degli omicidi del'92 o sulle Stragi di Stato [e chi lo fa, come AnnoZero, viene accusato di non essere obiettivo e di fare un uso criminoso del servizio pubblico...]. E cioè che in una guerra tra chi difende la propria terra – cioè il popolo palestinese - e chi offende – cioè gli israeliani - quelli “brutti sporchi e cattivi” non sono quelli con la kefiah. Ok, è vero, da che ho memoria sono sempre stato filo-palestinese, quindi un'affermazione del genere è scontata. Ma, prima che qualcuno mi dica che essendo pro-Palestina sono favorevole ad Hamas dico subito che – come ho scritto alcune righe fa – sono al fianco del popolo palestinese e non certo al fianco di un branco di terroristi. Certo, su quest'ultimo -”terrorista”, appunto – ho alcune questioni in sospeso tra i miei neuroni, i quali si chiedono se questo termine debba essere inteso “alla maniera internazionale”, dove cioè per terrorista si intende il significato comune, “da dizionario”, del termine, oppure alla maniera “americana”, cioè “un terrorista è uno che ci serve per combattere il nemico” - vedasi ciò che è stato fatto con Bin Laden e compari in Afghanistan ai tempi della Guerra Fredda - “e che poi, quando non ci serve più lo dobbiamo levare di mezzo, non sia mai che sparli sui casini che combiniamo in giro”. Comunque, io non ho mai capito una cosa dell'annoso problema dello “schierarsi” dall'una e dall'altra parte, in particolare in Italia: per quale motivo in una guerra non certo “obiettiva” [vista la diversità di potenza e potenziale bellico delle parti in causa...] quelli che fanno 13 morti e 140 feriti [i dati li prendo dal piccolo banner che potete trovare nella colonna a sinistra] debbano essere considerati la parte “cattiva”, mentre chi occupa abusivamente i territori, usa bambini e civili innocenti come scudi umani, usa armi al fosforo bianco ed all'uranio impoverito, spara su ospedali ed ambulanze nonostante evidentissimi segni di riconoscimento ( tutte cose che – ricordo – sono assolutamente vietate dal diritto internazionale che cita tutte queste operazioni sotto la voce “metodi di violazione dei diritti umani”), viene considerato come “il povero agnellino da salvare”. Peccato che sotto quell'agnellino si celi un lupo famelico, accompagnato non di rado dallo Zio Sam. Ed in particolare non capisco perché un missile Quassam palestinese comporti un'edizione speciale di tutti i telegiornali nazionali con ampi richiami sulla carta stampata, mentre un missile israeliano che colpisce volutamente (?) un ospedale con 3.000 bambini venga sottaciuto. Ma vabbè, in questo paese le verità in qualche modo “scomode” te le raccontano – forse – con una trentina d'anni di ritardo...Termino qui il post, anche perché avendo già dichiarato la mia “appartenenza” in una faccenda simile mi sembra inutile evidenziare ancora di più tale posizione con altre parole...

Vi invito in conclusione a firmare la petizione






Sign for Per un'indagine internazionale sui crimini israeliani a Gaza







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In questi ultimi giorni gran parlare di nuovo del “caso-Santoro”, io – ovviamente – mi schiero a favore di Santoro e di AnnoZero, sia per personale simpateticità con il giornalista e la sua equipe e sia perché gli “sciacalli” sono altri, sono quelli che danno i dati auditel della sciagura o che danno del “vergognoso” alla stessa trasmissione dimentichi di ciò che i telegiornali da loro diretti hanno fatto nei giorni precedenti.