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Ascanio Celestini - presentazione Pro Patria. Pietrasanta 9 giugno 2012
Scritto da
Andrea Intonti
Pubblicato
6/10/2012 10:59:00 AM
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Munnezza in emergenza e profitti al sicuro.
Scritto da
Andrea Intonti
Pubblicato
9/28/2010 06:30:00 PM
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[qui: http://vimeo.com/6000381 per chi avesse difficoltà nella visualizzazione]
Chiaiano (Napoli) - 'A munnezz è turnata. O forse sarebbe meglio dire che non se n'è mai andata. Chi se n'è andato, invece, è quel signore che un paio di giorni fa in quel di Cesena ha organizzato un mega-concerto “verde”, nel quale – stando a quanto sostenuto dal palco – persino i pensieri erano solo ed esclusivamente di natura ecologica. Date un'occhiata qui:
[qui per chi non riuscisse a visualizzare il video: http://www.youtube.com/watch?v=a20Ptc0KEqo].
Questo video – stando allo staff di Grillo – è datato febbraio 2009. Di acqua sotto i ponti ne è passata un po' dunque. Durante la due giorni cesenate i tumulti che arrivavano dalla Campania si iniziavano già a sentire, ma che io sappia – ho cercato di seguire il “Woodstock” quasi per intero – nonostante l'impronta ecologica non una parola è stata spesa su questa vicenda. Ora: d'accordo che l'imprimatur che il nostro vuol dare al suo partito (checché lo chiami movimento) è di tipo apolitico – da qui lo slogan “né destra, né sinistra ma sopra” - dunque non c'era da aspettarsi niente di veramente militante nell'una o nell'altra direzione, ma almeno un accenno – non so, magari qualche minuti dedicato all'intervento di chi in queste ore sta prendendo le manganellate – credo non sarebbe stata poi cosa sgradita, considerando anche l'intervento dei familiari di Federico Aldrovandi (e per il quale va un applauso a Grillo ed agli organizzatori...).
Perché nonostante il nostro si sia dimenticato di quella promessa fatta durante l'intervento ripreso nel video («tornerò e faremo ancora più casino»)la gente di Chiaiano, di Marano, di Terzigno non si è mai dimenticata di scendere in strada a protestare, nonostante la repressione di Stato stia diventando sempre più feroce, come è ben visibile in questo video: http://www.youtube.com/watch?v=bedvtRoqurw. Ma si sa che i c.d. leader – veri o presunti, acclamati dal popolo od auto-proclamatisi tali – conoscono il solo verbo della propaganda, per cui è meglio parlare di qualcosa di più serio. Innanzitutto il video che trovate in apertura di post, dal titolo “Una montagna di balle”. È il lavoro, anzi il lavoraccio – visti tempi e tema trattato – di un gruppo di videomakers (e la partecipazione speciale di Ascanio Celestini come voce narrante e di Marco Messina della 99 Posse alle musiche) che dal 2003 al 2009 ha documentato la lunga formazione di quella che poi ci è stata venduta – dalle forze politiche in combutta con l'apparato mediatico mainstream – come “emergenza”. Già, perché nel “caso munnezza napoletana” di tutto si può parlare tranne che di “emergenza”, a meno che non ci sia qualche imbroglio semantico in corso di cui non mi sono accorto. «Circostanza o eventualità imprevista» recita il mio buon Zingarelli nell'edizione 2007.
A.A.A. sfruttato cercansi
Scritto da
Andrea Intonti
Pubblicato
5/16/2009 09:53:00 AM
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Questa immagine rappresenta l'esercito di terracotta, ed i suoi 8.000 guerrieri stanno a simboleggiare l'armata che unificò la Cina.
A me però queste sterminate colonne di uomini – seppur di terracotta – fanno venire in mente un'altra cosa. Ben più attuale. I call center!
Ce li avete presenti no? Quegli immateriali luoghi della mitologia contemporanea ai quali si chiama quando si ha qualche problema e dove chi ti risponde ovviamente non sa risolverti il problema. Ma non è colpa sua, è che spesso sta lì perché si deve pagare gli studi universitari o perché è l'unico lavoro che è riuscito a trovare – a 50 anni – dopo che la ditta nella quale lavorava prima ha delocalizzato tutto in Romania o in Cambogia.
Che poi, “lavoro” è un parolone.
85 centesimi – lordi - ogni 2 minuti e 40 secondi di telefonata, che è poi il tempo effettivo in cui ti pagano, perché dopo i 2 minuti e 40 lavori gratis (ecco perché dopo un pò inizia a cadere la linea...); turni dalle 16,30 alle 21,30 ma flessibili al 100% perché gli operatori call-center sono inquadrati come “liberi professionisti”, e come tali non hanno diritto a ferie, malattia e tutte quelle cose che differenziano il “lavoro” dalla schiavitù. L’unico elemento di retribuzione è il contatto utile, cioè ogni telefonata – effettuata o ricevuta, non fa differenza - chiusa positivamente. La definizione dell’utilità del contatto è decisa dall’azienda sulla base della durata della chiamata o delle risposte ricevute dal cliente. E questo non succede nel “profondo sud” del mondo. No no, succede – tra le altre - a Cinecittà 2, Roma, “civiltà” italica.
Questa è la situazione che da ormai 15 anni capita agli operatori di Atesia, call center più grande d'Italia (e tra i primi 10 in Europa), ma che può tranquillamente essere generalizzato a tutti i call center.
Entrare in quella che è una vera e propria “giungla” - quella dei call center, appunto – vuol dire diventare esperti di co.co.co., co.co.pro, contratti di inserimento e compagnia bella. E' questo, infatti, il mondo che si apre al primo giorno di sfruttamen...pardon, di lavoro, in questi luoghi. Non ci credete? Beh, chiedetelo ai 5.000 operatori di Atesia, letteralmente sfruttati dal sig. Tripi Alberto, presidente della stessa per conto di molte grandi ditte di questo paese (fino a poco tempo fa c'era anche la Telecom, che deteneva il 100% della proprietà di Atesia).
Una volta un uomo si sentiva realizzato quando aveva il “posto fisso”. Perché su quella sicurezza – stipendio garantito ogni mese eccetera eccetera – poteva basare la propria vita (accendere un mutuo per comprarsi casa, metter su famiglia...). Immaginatevelo oggi quel lavoratore “da posto fisso”. Impazzirebbe. Fai prima a trovare un politicante serio ed onesto che non un posto fisso. Perché oggi se hai poca istruzione non puoi aspirare a grandi prospettive, ma anche se sei troppo istruito non puoi mica avere troppe pretese. Devi essere "istruito q.b.": quanto basta. Come nelle ricette di cucina. Perché se sei troppo poco istruito quelli che ti fanno il corso di formazione ci mettono troppo tempo a spiegarti come si fa il tuo lavoro, diventi improduttivo, “rallenti” l'azienda e quindi ti licenziano. Se sei troppo istruito invece chiedi e pretendi i tuoi diritti – perché li conosci – e quindi non ti assumono perché gli rompi le palle con l'aumento salariale, la retribuzione della malattia, gli scioperi e tutte queste belle cose qua. Quelle che dovrebbero garantirti quei signori – anche questi ormai rari e mitologici – che si fanno chiamare “rappresentanti sindacali”. Perché oggi nemmeno quelli esistono più (salvo rare eccezioni), troppo presi ad andare a cena nella villa del padrone o a chiedere qualche poltrona in questo o quel ministero. Torniamo all'Atesia. Lì com'è la situazione sindacale? I sindacalisti Atesia hanno cantato vittoria per un accordo che prevede part-time a tempo indeterminato di 4 ore giornaliere, orario flessibile 9-24 su turnazione a discrezione dell'azienda e contratti che non vanno oltre i 4 mesi di durata. Qualcuno si chiederà: ma non erano contratti a tempo indeterminato? Sì, ma nella mente geniale di chi ha firmato e proposto quell'accordo, “indeterminato” vuol dire qualcosa del tipo: “noi decidiamo indeterminatamente come sfruttarti, e guai se ti lamenti...”. Se ti lamenti ti cacciano senza pensarci su più di tanto. Anzi no, non c'è nemmeno bisogno di cacciarti. Basta non rinnovarti il contratto. Com'è successo, nel corso del tempo agli aderenti al Collettivo PrecariAtesia. E se tante volte decidi di rimanere ti fanno firmare un foglio – una liberatoria - in cui dichiari che in quell'azienda tutto va bene e che ti trattano da persona e non da “risorsa umana”. Insomma, tutto quel che non succede nel variegato mondo della precarietà. Che sia essa da call-center, da contrattazione a progetto o da quella parola che a mia mamma fa venire in mente una malattia: l' interinalità.
Quando ci sono i grandi scioperi, quelli degli operai, dei metalmeccanici ti trovi i grandi leader sindacali e politici davanti a un microfono a dire che loro combatteranno per fargli avere delle condizioni di lavoro migliori. Quando invece ti trovi di fronte ai collettivi di precari, di quelli che non sai se il loro è davvero un lavoro o una semplice presa per il culo, non c'è alcun personaggio politico-sindacale che si fa vivo. E se si fa vivo lo fa in campagna elettorale, e senza dare a quelle situazioni troppa importanza. Al massimo ti trovi davanti Ascanio Celestini, di professione attore, per il quale evidentemente anche i precari hanno diritto ai loro diritti. Insomma, fa quel che un politico serio ed onesto farebbe. Forse è per questo che continua a fare l'attore.
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