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Reato elettorale, il giudice è incompetente. Da rifare il processo Lombardo

foto: sudpress.it
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Catania – È ufficiale: i due processi che vedono coinvolti il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo e suo fratello Angelo, deputato nazionale del Movimento per le Autonomie – cioè quello per voto di scambio e per concorso esterno in associazione mafiosa – verranno a breve accorpati in un unico processo, nel quale ai due verrà contestato ancora il reato di voto di scambio al quale viene aggiunta l'aggravante mafiosa.

L'idea di accorpare i processi era, peraltro, caldeggiata sia dai magistrati che dalla difesa, che ha però definito «assurdo ricominciare da capo quando il processo era ormai quasi finito» anche perché, come ha spiegato Guido Ziccone – che insieme ad Alessandro Benedetti difende il governatore – la procura non sarebbe più in tempo per chiedere al giudice di rivedere la propria competenza.
«Il giudice si dichiara carente nel poter sindacare la contestazione circa l'articolo 7 [articolo 7 della legge 203/91, cioè l'aggravante mafiosa, ndr[1]] poiché il reato rientra nella competenza del tribunale collegiale. Dispone quindi la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica di Catania, ritenendo che non sia stata svolta nessuna attività istruttoria dal momento della contestazione fino alla nuova udienza di oggi». Con queste parole il presidente del tribunale monocratico e giudice nel procedimento, Michele Fichera, si è detto incompetente di fronte a questa nuova ipotesi accusatoria, restituendo gli atti alla Procura catanese, che a sua volta dovrà interpellare il giudice per le indagini preliminari al quale spetterà il compito di decidere se convalidare tale ipotesi, dando il via al processo per voto di scambio aggravato dal favoreggiamento alla mafia relativamente alle elezioni politiche del 2008 (stessa accusa mossa ai due per le elezioni regionali di quell'anno) o se archiviare tutto.

Lunedì prossimo, 23 luglio, davanti al giudice per le udienze preliminari, Marina Rizza, si terrà la nuova udienza – ultima prima dell'interruzione estiva – relativamente alle elezioni regionali di quattro anni fa, allorché gli avvocati difensori di Lombardo potranno controinterrogare il maggiore Lucio Arcidiacono.

Il Lombardo furioso. Durante le pause, Raffaele Lombardo ci ha tenuto a dire la sua sugli ultimi accadimenti, regionali e non. «La Sicilia in default? Noi stiamo come Umbria e Veneto, ci sono difficoltà ma la realtà è che lo Stato italiano ci deve 1 miliardo di euro, e poi come le agenzie di rating dimostrano stiamo meglio di Regioni come il Piemonte»[2]. In merito alle pressioni della politica nazionale, alla quale si è aggiunto anche il presidente del consiglio Mario Monti, Lombardo ha sottolineato come «qualcuno pretende che io non mi dimetta perché il sistema dei partiti nazionali che hanno usato la Sicilia come merce di scambio e bottino da incassare, e mi riferisco in particolare all'Udc, impazziscono se pensano ad elezioni anticipate». «Con le elezioni anticipate in Sicilia» - ha concluso il governatore - «il loro progetto di beccarsi la presidenza della Regione in cambio di qualcosa che otterranno a Roma va a gambe all'aria».

Note
[1] Legge 12 luglio 1991, n.203
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, recante provvedimenti urgenti in tema di lotta alla criminalità organizzata e di trasparenza e buon andamento dell'attività amministrativa
, http://www.comune.jesi.an.it/;
[2] Sicilia bocciata dopo aver superato 3 esami. Il default dei cannibali, siciliainformazioni.it, 19 luglio 2012

La Procura contesta l'aggravante mafiosa. Da rifare il processo ai fratelli Lombardo

foto: CTZen.it
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CATANIA, 23 GIUGNO 2012 – Fino ad ora si è scherzato. Anzi, “babbiàto”, per dirla con le parole di Alessandro Benedetti, legale difensore del presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo nel processo che vede quest'ultimo coinvolto – insieme al fratello Angelo, deputato nazionale del Movimento per le Autonomie – per voto di scambio.
La Procura di Catania, stupendo più di un commentatore, ha infatti deciso de facto di cancellare il processo che si sta tenendo per voto semplice e sostituire a questo aggettivo un aspetto molto più pesante: l'aggravante mafiosa perché – come spiega il pubblico ministero Carmelo Zuccaro - «adesso abbiamo degli elementi nuovi che ci permettono di contestare l'aggravante mafiosa».

Nella decisione molto sembrano aver influito le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Maurizio Di Gati e Gaetano D'Aquino, in particolare perché quando il partito dei fratelli Lombardo chiedeva voti questi «non venivano chiesti a persone specifiche ma a interi quartieri, in nome delle condizioni dettate dal reato 416 bis», cioè l'associazione mafiosa basata sull'intimidazione, l'assoggettamento e l'omertà. «Queste persone» - ha concluso il pubblico ministero - «non avrebbero mai denunciato che un candidato piuttosto che un altro aveva chiesto loro il voto, perché assoggettate e abituate a un lima di omertà. I candidati lo sapevano e ne approfittavano».
Torna così ad essere praticamente un unico filone quello che vede coinvolti il presidente della Regione e suo fratello nel processo Iblis, nel quale la giudice per le indagini preliminari Marina Rizza dovrà pronunciarsi in merito al rinvio a giudizio dei due per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, che è poi la richiesta fatta dagli avvocati difensori di Lombardo.
Per l'avvocato Benedetti, però, questa decisione è solo un tentativo per non arrendersi all'idea che contro i due possa non esserci niente.
Non si sa, ora, cosa avverrà in merito ai due processi. L'unica certezza è che il rischio prescrizione si avvicina sempre di più.

Intanto, a margine dell'inchiesta, esplode il “caso” del boss Santo La Causa o, per meglio dire, esplode un caso particolare in merito alla gestione dei verbali che ne contengono le dichiarazioni, depositati durante la scorsa udienza e dunque di pubblico dominio. «Ci è stato detto che non sarebbe “uscito” nulla» - scriveva Marco Benanti su Iene Siciliane nei giorni scorsi[1] - ma «la notizia la danno l'Agi e l'Ansa nell'arco di poco tempo.

Processo Iblis, gli interessi della mafia nel settore dell'eolico

foto: catania.blogsicilia.it
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CATANIA, 17 GIUGNO 2012 – È ripartito due giorni fa il processo ordinario nato da una degli innumerevoli filoni (sette, in tutto) del processo denominato Iblis sui presunti intrecci tra mafia, imprenditoria e politica, un processo che sembra andare a rilento, nell'attesa che la Cassazione si pronunzi in merito al conflitto di competenze tra Tribunale e Corte di Assise.

Questa volta a parlare è stato Francesco Paolo Giuffrida, ex consulente della Procura di Palermo in merito alle indagini sul gruppo Fininvest adesso alla filiale romana della Banca d'Italia, per la quale in passato ha fatto parte anche dell'Unità di informazione finanziaria che si è occupata dei finanziamenti del settore eolico fin dal 2008, dopo alcune segnalazioni arrivate da fonti afferenti sia alla magistratura che agli organi di informazione. «Molti imprenditori hanno investito sull'eolico per ottenere i vantaggi derivanti dalle agevolazioni finanziarie statali e regionali nella fase della realizzazione degli impianti e in seguito anche nella produzione dell'energia» ha evidenziato il teste.

I magistrati si sono concentrati per lo più sulla Veronagest S.p.A., azienda veronese ma controllata al cento per cento da una holding lussemburghese, con interessi nel settore delle energie rinnovabili (non solo in Sicilia) alla quale sono da ricondurre il parco eolico Ennese a Ramacca, nel catanese, e quello di Tempio Pausania a Marineo, nel palermitano.
È a questo punto che Giuffrida fa il nome di Vito Nicastri, considerato il “signore dell'eolico” a Trapani, al quale il locale Tribunale due anni fa ha sequestrato beni per un miliardo e 500mila euro in quanto indicato come vicino al boss latitante Matteo Messina Denaro. L'uomo, stando alla ricostruzione, sarebbe stato lo “sviluppatore” dell'operazione Veronagest, cioè il referente della società in Sicilia, per la quale Nicastri doveva ricevere le autorizzazioni ed acquistare i terreni. Oltre a questo, Nicastri avrebbe partecipato attivamente alla realizzazione dei parchi eolici, attraverso la società Eurocostruzioni.
La questione, comunque, verrà maggiormente specificata il prossimo 28 giugno, data in cui è prevista la ripresa del processo.

A margine dell'udienza – come ricorda Salvo Catalano su CTZen.it[1] - è tornato a parlare anche il legale di Vincenzo Santapaola, Francesco Strano Tagliareni, che ha denunciato la situazione del suo assistito, in carcere a Rebibbia sotto regime di 41bis. «Parlando col mio assistito» - ha dichiarato, ricordando come già in passato abbia già chiesto spiegazioni al giudice per le misure cautelari - «emerge una situazione al di fuori della norma. Non riceve posta, non arriva la posta che invia, non può fare nessunissima attività, non ha contatti con i familiari. Va garantito il diritto di difesa, vorrei una risposta dal dipartimento di amministrazione penitenziaria». Dal canto suo, il giudice si è limitato a dire di non credere che ciò «sia argomento da dibattere in pubblica udienza» e che la richiesta dell'avvocato è stata inoltrata al Dap.

Note
[1] Iblis, l’interesse della mafia per l’eolico. Legale Santapaola: «Isolamento eccessivo» di Salvo Catalano, CTZen.it,

Processo Iblis, udienza rinviata al 24 maggio mentre la Procura chiude le polemiche interne

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Catania, 13 Maggio 2012 – Già tradita, da parte del presidente della Regione Raffaele Lombardo, la promessa di partecipare alle udienze del filone del procedimento che lo vedono coinvolto, insieme al fratello Angelo, deputato nazionale del Movimento per le Autonomie, per voto di scambio aggravato e concorso esterno in associazione mafiosa.
D'altronde l'udienza preliminare tenutasi nei giorni scorsi è durata solo una manciata di minuti, quelli necessari al giudice per le udienze preliminari Marina Rizza a rinviare il tutto al prossimo 24 maggio per un difetto di notifica agli avvocati difensori dei Lombardo. Sarà lei, adesso, a decidere se imputare i due anche per concorso esterno in associazione mafiosa.

La vera notizia, però, non è l'assenza di Lombardo quanto la presenza, in massa, della Procura catanese. All'udienza hanno infatti partecipato non solo Giuseppe Gennaro ed Agata Santonocito, due tra i sostituti procuratori titolari del fascicolo originario ed il procuratore aggiunto Carmelo Zuccaro, che sostiene l'accusa nel processo per voto di scambio, ma la sorpresa è stata la presenza di Giovanni Salvi, procuratore capo di Catania, che ha voluto lanciare un segnale forte ed inequivocabile che il vento, in quella Procura, sta cambiando davvero, dando così seguito ad un altro gesto importante per la parte sana di Catania, cioè la sua presenza alla commemorazione dell'omicidio di Giuseppe Fava lo scorso gennaio[1], primo procuratore a farlo in questi lunghi ventotto anni.
«Io sarò presente alle udienze preliminari. L'intero ufficio è unito e le seguiremo insieme», ha sottolineato Salvi, chiudendo di fatto l'epoca degli scontri intestini.

Oltre agli aspetti puramente simbolici, la presenza dell'intera squadra va letta anche da un punto di vista più sostanziale: non solo il fatto che il procedimento Iblis – insieme a tutti i vari filoni d'inchiesta, dunque anche quello relativo ai fratelli Lombardo – è attualmente uno tra i più importanti processi che si sta tenendo in Sicilia, ma anche l'inizio della collaborazione di Santo La Causa, reggente del clan dei Santapaola che con le sue dichiarazioni potrebbe aprire nuovi scenari anche nell'inchiesta Iblis[2].


Note
[1] Fava, storica visita del procuratore capo. Rinascono intanto I Siciliani. Ma Giovani di Claudia Campese, CtZen.it, 6 gennaio 2012;
[2] http://senorbabylon.blogspot.it/2012/05/santo-la-causa-collabora-con-la.html

Processo Iblis, Lombardo in aula per ascoltare le lacune di D'Aquino

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foto: lettera43.it
Catania, 29 aprile 2012 - Lo aveva dichiarato ed ha mantenuto la promessa. Ieri, infatti, il presidente della Regione Raffaele Lombardo – che nei giorni scorsi aveva preso la parola all'Ars, per comunicare la sua vicenda giudiziaria «all'Assemblea ed al popolo siciliano»[1] - si è presentato in aula per partecipare all'udienza del processo che lo vede coinvolto insieme al fratello Angelo, deputato nazionale del Movimento per le Autonomie per i reati di voto di scambio aggravato e concorso esterno in associazione mafiosa, procedimento aperto all'interno del processo “Iblis”.

È durata cinque ore l'udienza che ha visto sul banco dei testimoni Luigi Cataldo, maresciallo della sezione anticrimine dei carabinieri di Catania e Gaetano D'Aquino, collaboratore di giustizia appartenuto al clan Cappello. Proprio le difficoltà della videoconferenza di quest'ultimo hanno prolungato l'udienza, costringendo infine a rinviare l'audizione al 15 maggio, data in cui è fissata la prossima udienza.

Il maresciallo, che si è occupato delle intercettazioni ambientali e telefoniche relative ad un periodo compreso tra il 2007 ed il 2010 ed entrate poi nel processo “Iblis”, ha confermato che al summit mafioso a cui queste fanno riferimento, tenutosi nel 2008 – anno delle elezioni regionali vinte da Raffaele Lombardo - nella masseria di Ramacca di proprietà del geologo Giovanni Barbagallo hanno partecipato anche tre noti esponenti della mafia: Alfio Stiro, referente di Salvatore Tucio, detto “Turi di l'ova”, condannato in via definitiva per associazione mafiosa; Vincenzo Aiello, capo di Cosa Nostra a Catania e Pasquale Oliva. Barbagallo, poi, è stato più volte fotografato dai carabinieri mentre entrava ed usciva dalla segreteria politica dei fratelli Lombardo.

Molto più ampia è stata invece la testimonianza di D'Aquino, durata circa quattro ore. Dopo aver esposto il suo curriculum criminale, che lo ha visto – nel 1992 – passare dal clan Pillera al clan dei Cappello, riconosciuto dalla 'ndrangheta ma non da Cosa Nostra e di cui D'Aquino fu fatto sgarrista «una specie di capo. Un ruolo che poteva essere assegnato solo a chi aveva già commesso un omicidio».
In merito ai suoi rapporti con la politica, il collaboratore ha evidenziato come questa non abbia mai fatto conto su di lui, «arrestato qualche mese dopo aver compiuto diciotto anni e quindi subito interdetto dal voto», ma come lui invece la politica l'abbia usata parecchio. «Lavoravo come sorvegliante per la cooperativa Creattività e il mio capo, Peter Santagati, lamentava sempre che i politici dell'Mpa pretendevano troppi posti di lavoro per far sopravvivere la cooperativa.

Processo Iblis, udienza fissata al 9 maggio mentre scoppia un'altra "grana" per Raffaele Lombardo

foto: narcomafie.it
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Catania, 14 aprile 2012 – È stata fissata per il prossimo 9 maggio alle 15.30 – a poche ore dallo spoglio del primo turno delle elezioni amministrative siciliane – l'udienza preliminare per il filone del processo Iblis sulla posizione di Raffaele ed Angelo Lombardo in merito alle accuse di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio aggravato dal favoreggiamento della mafia.
Ad occuparsi di questo nuovo procedimento sarà Marina Rizza, che nel suo curriculum può annoverare la disposizione della custodia cautelare in carcere per Elio Rossitto, ex ideologo del Movimento per le Autonomie, accusato da un video delle Iene di aver chiesto favori sessuali in cambio di voti alti ad una studentessa dell'università di Catania nonché il rinvio a giudizio per numerosi boss, colletti bianchi e potenti della borghesia catanese.
Il 9 maggio, dunque, le parti si presenteranno davanti al giudice per le rispettive richieste, saranno poi i legali del governatore a dover decidere se intraprendere la strada del rito abbreviato o meno.

E intanto un'altra bufera sta per abbattersi sul solo Raffaele Lombardo, accusato dal collaboratore di giustizia Maurizio Avola di presunti incontri con esponenti del clan catanese dei Santapaola in un'epoca «anteriore e prossima all'1 gennaio 1993».
Sono dunque tre, attualmente, i processi in cui è coinvolto il governatore siciliano: quello per voto di scambio semplice, quello all'interno del procedimento “Iblis” per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio aggravato – per il quale nelle scorse settimane il giudice per le indagini preliminari Luigi Barone ha disposto l'imputazione coatta (nelle note il link[1] del testo integrale dell'ordinanza) – e, adesso, questo per associazione mafiosa.

Note
[1] http://www.sudpress.it/wp-content/uploads/2012/04/14/esclusivo-lordinanza-lombardosintegrale/ordinanza-gip-copy1.pdf

Processo Iblis, Lombardo si dimetterà "un minuto prima" della decisione del giudice

foto: sudpress.it
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Catania, 7 aprile 2012 – È stata depositata nei giorni scorsi la richiesta di rinvio a giudizio per il presidente della Regione Raffaele Lombardo e suo fratello Angelo, deputato nazionale del Movimento per le Autonomie da parte della Procura di Catania, dopo che il giudice per le indagini preliminari Luigi Barone aveva deciso di non accogliere la richiesta di archiviazioni dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio aggravato, disponendo per entrambi l'imputazione coatta[1]. La decisione era giunta a seguito di una semplice constatazione logica, in quanto secondo il giudice è impensabile che per dieci anni Cosa Nostra abbia investito sul Movimento per le Autonomie e sui Lombardo senza avere nulla in cambio ma continuando a stipulare accordi mafia-politica per le competizioni elettorali successive. «Gli elementi sin qui esaminati e le relative considerazioni svolte», aveva scritto il giudice nelle sue conclusioni, «offrono, dunque, a questo decidente, un ulteriore elemento indiziario, che indubbiamente dovrà essere approfondito nel corso dell'istruttoria dibattimentale, ma che presenta, allo stato, una pregnanza tale da non consentire, “ex se”, l'archiviazione del procedimento».

In attesa di sapere quando ci sarà la nuova udienza preliminare e a quale giudice sarà ora affidato il fascicolo, in una conferenza stampa tenutasi ieri il presidente della Regione ha annunciato che si dimetterà un minuto prima della decisione del giudice, qualunque essa sia. «Affronterò la sentenza da libero cittadino» ha risposto Lombardo ai giornalisti presenti, alla luce di quello che definisce «un castello di carte che non sarà difficile far saltare e smontare». «A questa gentaglia» - si è difeso il presidente della Regione dalle pagine del quotidiano La Sicilia riferendosi ai pentiti che lo accusano, come Maurizio Di Gati - «non ho dato confidenza, né direttamente né indirettamente, e mi fa schifo perfino che debbano pronunciare il mio nome». Da qui la più che probabile denuncia per calunnia o falso nei confronti dello stesso Di Gati e dell'altro collaboratore di giustizia, Eugenio Sturiale.

L'unica “condizione” chiesta da Lombardo è che la decisione sull'eventuale rinvio a giudizio venga presa entro la fine di aprile.
La decisione delle dimissioni “a prescindere” sarebbe stata presa dietro suggerimento dei magistrati appartenenti alla giunta del presidente, in particolare di quel Massimo Russo a cui andrebbero le funzioni qualora arrivassero la richiesta di rito abbreviato e l'autosospensione del presidente della Regione.
Le dimissioni, naturalmente, andrebbero ad influenzare – e non poco – le tornate elettorali in Sicilia, sia le comunali di maggio che le regionali che andrebbero anticipate. All'Assemblea Regionale Siciliana, peraltro, non sono in pochi a vedere di buon occhio questa eventualità. Il Parlamento nazionale, infatti, sta vagliando la legge che taglia il numero dei deputati, ed anticipare le elezioni in Sicilia significherebbe anche evitare il taglio di una ventina di seggi e di tutti i benefit a questi collegati.

Qualora dovesse arrivare il rinvio a giudizio, l'uscita di scena di Lombardo da ruoli istituzionali permetterebbe di salvaguardare l'alleanza politica che lo ha sostenuto, che potrebbe ripresentarsi al voto di novembre cambiando semplicemente il candidato di riferimento (si fanno i nomi del già citato Russo, di Beppe Lumia o di Sergio D'Antoni).

A questo punto, però, la domanda è d'obbligo: perché aspettare quel “minuto prima” e non dimettersi subito?

Note
[1] http://senorbabylon.blogspot.it/2012/03/processo-iblis-imputazione-coatta-per.html

Processo Iblis, imputazione coatta per Lombardo


Catania, 31 marzo 2012 – Tre giorni fa era arrivata la richiesta di archiviazione[1] presentata dalla Procura etnea, in base alla cosiddetta “sentenza Mannino”, in merito alla posizione di Raffaele ed Angelo Lombardo, accusati all'interno di uno specifico filone del procedimento “Iblis” di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio aggravato.

Luigi Barone, giudice per le indagini preliminari, a conclusione dell'udienza camerale tenutasi due giorni fa, non ha però accolto la richiesta disponendo invece l'imputazione coatta per entrambi i reati.

«Non sottoporrò la Regione al fango di un processo, se ci dovesse essere il processo mi dimetterò. Se ci sarà il rinvio a giudizio mi dimetto, non aspetterò né la Cassazione, né l'appello, né il primo grado», ha commentato il presidente della Regione nel corso dell'incontro tenutosi a Palazzo d'Orleans dopo la decisione, annunciando inoltre la volontà di scrivere un libro sulla vicenda.
La Procura di Catania – come previsto dal Codice di Procedura Penale – avrà adesso dieci giorni (otto mentre scriviamo, ndr) per formulare l'imputazione. Toccherà poi ad un altro giudice per le indagini preliminari fissare l'udienza.

La decisione del giudice Barone si basa sulla richiesta da parte dei due fratelli alla famiglia catanese di Cosa Nostra, facente capo al boss Vincenzo Aiello[2], di un aiuto elettorale per loro e per il Movimento per le Autonomie, durante le elezioni europee del 1999 e del 2004, per le provinciali del 2003, le regionali del 2006 e le elezioni nazionali, comunali e regionali del 2008. La conclusione del giudice è che sia impensabile che lungo questi dieci anni Cosa Nostra abbia appoggiato esponenti politici senza ottenere niente in cambio. Fino al 2006, comunque, il reato sarebbe prescritto.
Secondo pilastro su cui si basa la decisione riguarda la “messa a posto” della “Società appalti e forniture per acquedotti e bonifiche s.p.a.” (Safab s.p.a.)[3], società che si occupa di grandi appalti edili pubblici e privati, per i lavori del canale di gronda di Lentini, nel siracusano, vicenda già conosciuta nell'ambito del procedimento “Iblis” e riguardante il geometra Giovanni Barbagallo, che sarebbe intervenuto per sbloccare le autorizzazioni della società per un cantiere vicino Sigonella attraverso l'interessamento di Angelo Lombardo, come confermato anche da Paolo Ciarrocca, ex consigliere d'amministrazione della Safab arrestato nel 2009 dalla Procura di Palermo.

Processo Iblis, la Procura vuole confermare la richiesta di archiviazione dei fratelli Lombardo

Catania, 13 marzo 2012 – La Procura di Catania, tramite i procuratori aggiunti Michelangelo Patanè e Carmelo Zuccaro, sulla base della “sentenza-Mannino” ha confermato al giudice per le indagini preliminari Luigi Barone la richiesta di archiviazione per il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo e per il fratello Angelo, parlamentare nazionale del Movimento per le Autonomie, in merito all'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Richiesta alla quale si sono naturalmente aggiunti anche i collegi degli avvocati difensori.

Intanto il giudice Barone ha richiesto l'acquisizione delle testimonianze dei tre collaboratori di giustizia sentiti in video-conferenza durante l'udienza del 6 marzo scorso di fronte al Tribunale monocratico, cioè Maurizio Di Gati, Francesco Ercole Iacona e Maurizio La Rosa, che si è avvalso della facoltà di non rispondere[1].
L'udienza camerale è stata aggiornata al 28 marzo.

Note
[1] http://senorbabylon.blogspot.com/2012/03/processo-iblis-parlano-gli-ex-uomini.html

Processo Iblis, parlano gli ex uomini d'onore

Catania, 7 marzo 2012 – Nuova udienza del filone dell'inchiesta “Iblis” volto a chiarire la posizione del presidente della Regione Raffaele Lombardo e di suo fratello Angelo, deputato del Movimento per le Autonomie.
A parlare ieri, in videoconferenza, sarebbero dovuti essere Maurizio Di Gati, ex capo della Cosa Nostra agrigentina, Francesco Ercole Iacona, ex esponente della famiglia mafiosa di Caltanissetta ed il gelese Maurizio La Rosa, che però si è avvalso della facoltà di non rispondere in quanto «estraneo ad ogni tipo di consorteria mafiosa», come ha sottolineato il suo avvocato, Dino Milazzo.

La domanda che i pubblici ministeri avrebbero voluto rivolgere a quest'ultimo sarebbe suonata più o meno così: «A Gela c'era la stessa situazione di Agrigento e Caltanissetta?».
La risposta che non è arrivata sarebbe andata poi ad aggiungersi a quanto detto proprio da Maurizio Di Gati durante la sua deposizione. «L'ordine» - ha detto l'attuale collaboratore di giustizia - «era quello di votare Movimento per le Autonomie, perché era un partito ben portato a Catania, in provincia e in tutta la Sicilia orientale». Quello che gli inquirenti avrebbero voluto sapere da La Rosa era, dunque, se anche a Gela sia mai arrivato l'ordine di sostenere il partito di Raffaele Lombardo e, soprattutto, cosa abbia avuto – o almeno chiesto – in cambio Cosa Nostra.
La risposta, peraltro, sarebbe andata a costituire la base per la decisione in merito all'eventuale archiviazione del reato di concorso esterno in associazione mafiosa per i due fratelli, posizione stralciata da tempo[1].

«Il Movimento per le Autonomie era un buon partito perché era abbastanza nuovo» - ha proseguito Di Gati - «e, ci dicevano, ben portato da tutti noi uomini d'onore. Sapevamo che, se avessimo avuto bisogno, ci saremmo potuti rivolgere a loro». Tra gli esponenti del partito a cui le famiglie si potevano rivolgere c'era Calogero Lo Giudice, passato dall'Unione di Centro al movimento di Lombardo nel 2001 dopo il coinvolgimento – insieme al padre Vincenzo, ex deputato regionale Udc – nell'operazione “Alta mafia”[2], da cui poi è stato assolto.
Le famiglie agrigentine, ha detto Di Gati, avevano puntato su di lui per favori personali e, soprattutto, per l'ottenimento degli appalti pubblici, su cui lo stesso collaboratore di giustizia si è soffermato, spiegando la pratica della “messa a posto”: le imprese che vogliono lavorare in una determinata zona non solo devono pagare il pizzo alla famiglia che ha il controllo di quel territorio, ma devono anche acquistare i materiali da ditte imposte da Cosa Nostra.

Iblis, l'arresto di Vincenzo Santapaola e il bivio dell'"affaire Lombardo"

foto: peacelink.it
Catania – Vincenzo Santapaola, detto “Enzuccio” o “Enzu u nicu”, 43enne figlio del boss Benedetto “Nitto” Santapaola, è stato arrestato ieri dai carabinieri del Raggruppamento operativo speciale di Catania dopo che il 28 febbraio il Tribunale del riesame aveva confermato l'ordinanza di custodia cautelare – nell'ambito dell'inchiesta denominata “Iblis” sui presunti rapporti tra mafia, politica ed imprenditoria – emessa dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura.

Durante la latitanza – Santapaola era infatti riuscito a sfuggire al blitz del 3 novembre 2010 – lo stesso Tribunale aveva annullato l'ordine di arresto, decisione che aveva portato la Procura catanese a ricorrere in Cassazione che, ribaltando la decisione del Tribunale, aveva ripristinato la validità dell'ordine di arresto, anche a seguito della decisione di un altro Tribunale del riesame, che ritenendo ancora valide le esigenze cautelari, aveva ripristinato l'ordine di arresto eseguito ieri.

L'accusa che gli viene mossa è quella di essere stato il punto di riferimento di Vincenzo Aiello, attualmente al vertice della cosca catanese ed entrato anche lui nell'operazione “Iblis”. Secondo gli inquirenti quest'ultimo avrebbe avuto accesso diretto alla segreteria politica di Angelo Lombardo, parlamentare e fratello del governatore della Regione Raffaele Lombardo.
Immediata la replica dello studio legale Strano Tagliareni, difensore di “Enzu u nicu”, che ha evidenziato come il ripristino dell'ordine di carcerazione «rappresenta l'ennesima dimostrazione di quanto risulti difficile, a volte impossibile, giudicare un uomo invece di un cognome». «Con amarezza», continuano i legali in una nota diffusa dalle agenzie, «dobbiamo constatare che non basta condurre una vita onesta e svolgere una lecita attività lavorativa, come certificato da rapporti della polizia di Stato, per ottenere di essere giudicati in base alle proprie azioni, invece che in base a pregiudizi».
Le operazioni “Orsa Maggiore” (1993, che indagava sulle vicende delle famiglie catanesi tra gli anni Settanta e Novanta)[1], “Orione 2” (agosto 1999, operazione volta a bloccare la faida in atto tra i Santapaola e i corleonesi) e l'operazione “Plutone” del 2007[2], dove Vincenzo Santapaola venne accusato di avere un ruolo di primo piano all'interno della famiglia Santapaola-Ercolano attraverso il controllo delle estorsioni insieme al fratello Francesco e ad altri, raccontano una storia diversa.

Le intercettazioni di "Iblis" entrano nel processo ai fratelli Lombardo

Catania – Esattamente una settimana fa[1] parlavamo di come la corte d'Assiste catanese, ritenendosi non competente a giudicare la maggior parte degli imputati nel procedimento ordinario, avesse di fatto diviso il processo denominato “Iblis” in quattro filoni.
Il procedimento, però, avrebbe anche un quinto “filone”, quello cioè legato ai fratelli Lombardo, la cui posizione nel procedimento venne stralciata e derubricata a settembre da concorso esterno in associazione mafiosa[2] in un'accusa per voto di scambio relativamente alle elezioni alla Camera del 2008 ed alla relativa campagna elettorale in favore di Angelo Lombardo, deputato nazionale del Movimento per le Autonomie.

Ieri il giudice monocratico della quarta sezione catanese Michele Fichera ha dichiarato ammissibili tra le prove del processo – la cui ripresa è prevista per il prossimo 6 marzo - anche le intercettazioni telefoniche ed ambientali inizialmente inserite nel fascicolo di “Iblis”, accogliendo così le richieste dell'accusa, composta dai procuratori aggiunti Michelangelo Patanè e Carmelo Zuccaro e rigettando quanto richiesto dagli avvocati difensori.
Tra le tante intercettazioni, della cui trascrizione si occuperà il perito Lucio Antonino Tamburello, che dunque verranno messe a disposizione, saranno soprattutto una decina quelle su cui si concentrerà il dibattimento. In una in particolare, stando a quanto sostenuto dal procuratore Zuccaro durante l'ultima udienza, si sentirebbe il boss di Ramacca Rosario Di Dio sostenere «di non voler più sostenere Raffaele Lombardo in altre campagne elettorali, dopo alcuni suoi comportamenti». Al perito, a partire da ieri, sono stati messi a disposizione trenta giorni per effettuare il lavoro.

Nella prossima seduta saranno poi sentiti anche altri tre imputati, per un reato connesso al voto di scambio, tra cui tre collaboratori di giustizia – il gelese Saverio Maurizio La Rosa, il nisseno Francesco Ettore Iacona e l'ex capomafia agrigentino Maurizio Di Gati – che, stando a quanto riferito dal procuratore aggiunto Michelangelo Patanè, si cercherà di ascoltare in aula e non in videoconferenza. Sarà analizzata in un'udienza a porte chiuse – calendarizzata per il prossimo primo marzo – la posizione dei due fratelli in rapporto con il procedimento “Iblis”, in quanto il giudice per le indagini preliminari Luigi Barone non ha accolto la richiesta di archiviazione in merito al reato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Note
[1] http://senorbabylon.blogspot.com/2012/02/catania-i-quattro-filoni-del-processo.html;
[2] http://senorbabylon.blogspot.com/2011/09/lombardo-non-fu-concorso-esterno-per.html