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Reato elettorale, il giudice è incompetente. Da rifare il processo Lombardo

foto: sudpress.it
Questo articolo lo trovate anche su InfoOggi.it http://www.infooggi.it/articolo/reato-elettorale-il-giudice-e-incompetente-da-rifare-il-processo-lombardo/29551/

Catania – È ufficiale: i due processi che vedono coinvolti il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo e suo fratello Angelo, deputato nazionale del Movimento per le Autonomie – cioè quello per voto di scambio e per concorso esterno in associazione mafiosa – verranno a breve accorpati in un unico processo, nel quale ai due verrà contestato ancora il reato di voto di scambio al quale viene aggiunta l'aggravante mafiosa.

L'idea di accorpare i processi era, peraltro, caldeggiata sia dai magistrati che dalla difesa, che ha però definito «assurdo ricominciare da capo quando il processo era ormai quasi finito» anche perché, come ha spiegato Guido Ziccone – che insieme ad Alessandro Benedetti difende il governatore – la procura non sarebbe più in tempo per chiedere al giudice di rivedere la propria competenza.
«Il giudice si dichiara carente nel poter sindacare la contestazione circa l'articolo 7 [articolo 7 della legge 203/91, cioè l'aggravante mafiosa, ndr[1]] poiché il reato rientra nella competenza del tribunale collegiale. Dispone quindi la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica di Catania, ritenendo che non sia stata svolta nessuna attività istruttoria dal momento della contestazione fino alla nuova udienza di oggi». Con queste parole il presidente del tribunale monocratico e giudice nel procedimento, Michele Fichera, si è detto incompetente di fronte a questa nuova ipotesi accusatoria, restituendo gli atti alla Procura catanese, che a sua volta dovrà interpellare il giudice per le indagini preliminari al quale spetterà il compito di decidere se convalidare tale ipotesi, dando il via al processo per voto di scambio aggravato dal favoreggiamento alla mafia relativamente alle elezioni politiche del 2008 (stessa accusa mossa ai due per le elezioni regionali di quell'anno) o se archiviare tutto.

Lunedì prossimo, 23 luglio, davanti al giudice per le udienze preliminari, Marina Rizza, si terrà la nuova udienza – ultima prima dell'interruzione estiva – relativamente alle elezioni regionali di quattro anni fa, allorché gli avvocati difensori di Lombardo potranno controinterrogare il maggiore Lucio Arcidiacono.

Il Lombardo furioso. Durante le pause, Raffaele Lombardo ci ha tenuto a dire la sua sugli ultimi accadimenti, regionali e non. «La Sicilia in default? Noi stiamo come Umbria e Veneto, ci sono difficoltà ma la realtà è che lo Stato italiano ci deve 1 miliardo di euro, e poi come le agenzie di rating dimostrano stiamo meglio di Regioni come il Piemonte»[2]. In merito alle pressioni della politica nazionale, alla quale si è aggiunto anche il presidente del consiglio Mario Monti, Lombardo ha sottolineato come «qualcuno pretende che io non mi dimetta perché il sistema dei partiti nazionali che hanno usato la Sicilia come merce di scambio e bottino da incassare, e mi riferisco in particolare all'Udc, impazziscono se pensano ad elezioni anticipate». «Con le elezioni anticipate in Sicilia» - ha concluso il governatore - «il loro progetto di beccarsi la presidenza della Regione in cambio di qualcosa che otterranno a Roma va a gambe all'aria».

Note
[1] Legge 12 luglio 1991, n.203
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, recante provvedimenti urgenti in tema di lotta alla criminalità organizzata e di trasparenza e buon andamento dell'attività amministrativa
, http://www.comune.jesi.an.it/;
[2] Sicilia bocciata dopo aver superato 3 esami. Il default dei cannibali, siciliainformazioni.it, 19 luglio 2012

“La primavera di Rosarno non può finire”/2. Stangata al clan Pesce, il Comune dovrà essere risarcito


Rosarno (Reggio Calabria), 21 settembre 2011 - Con la chiusura del procedimento “All Inside”, il giudice per le udienze preliminari di Reggio Calabria Roberto Carrelli Palombi ha inferto un duro colpo alla cosca rosarnese dei Pesce e che va ad aggiungersi a quanto da qualche mese sta facendo il nuovo sindaco Elisabetta Tripodi (PD), “rea” - secondo la lettera inviata dal carcere di Opera da Rocco “Pirata” Pesce[1] - di voler svolgere il proprio ruolo in maniera troppo onesta.

50 milioni di euro è infatti la cifra che la cosca dovrà risarcire al Comune per il danno arrecato con la propria attività criminale, ai quali sono da aggiungere altri 10 milioni di euro per Regione Calabria ed altrettanti al Ministero dell'Interno, per un totale di 70 milioni.

Per quanto riguarda invece le condanne, il Gup ha sposato in pieno quanto sostenuto dall'accusa, costituita dai pm Roberto Di Palma e Alessandra Cerreti. Venti anni ciascuno sono stati comminati a Marcello e Francesco Pesce – quest'ultimo noto anche come “Ciccio Testuni”- ritenuti elementi di spicco del clan. Dieci anni a Domenico Arena – cognato di Vincenzo Pesce - e Salvatore Consiglio, per i quali è immediatamente scattato l'ordine di arresto (erano infatti a piede libero). Tre anni sono stati dati a Lucio Alberti (carabiniere) e tre anni e quattro mesi all'agente penitenziario Eligio Auddino, che si erano avvalsi del rito abbreviato. Per il giudice entrambi agirono consci dei vantaggi che il loro operato portava al clan, per questo ai due è stata data l'aggravante dell'articolo 7 (concorso in associazione mafiosa[2]). Sei anni a Elvira Mubaraskina, moglie del boss Giuseppe Ferraro mentre Francesca Zungri e Lidia Arena hanno visto la propria pena – due anni - sospesa. Unico assolto Claudio D'Agostino “per non aver commesso il fatto”.

«Una sentenza esemplare», l'ha definita il capo della Direzione distrettuale antimafia reggina Giuseppe Pignatone, «perché oltre alle condanne ha ordinato la confisca dei beni, tra cui per la primavolta due squadre di calcio e perché ha condannato gli imputati al risarcimento dei danni nei confronti del Comune di Rosarno, costituitosi parte civile». Oltre al risarcimento, infatti, il gup ha disposto il sequestro della As Rosarnese e dell'Interpiana, nonché del supermercato “A&G Discount”.

Fondamentale è stato l'apporto di Giuseppina Pesce, figlia del boss Salvatore alla quale era stato affidato proprio il compito di fare da tramite tra il padre detenuto e gli affiliati e che già lo scorso aprile aveva permesso l'arresto della madre e della sorella, Angela Ferraro e Marina Pesce per poi decidere di tornare sui suoi passi e smettere di collaborare con lo Stato[3].

Note
[1] http://senorbabylon.blogspot.com/2011/09/la-primavera-di-rosarno-non-puo-finire.html
[2] http://penalpolis.splinder.com/post/11105434/art-7-l-20391-dolo-specifico
[3] http://www.malitalia.it/2011/04/la-figlia-del-boss-pesce-fa-arrestare-madre-e-sorella-ma-poi-smette-di-collaborare/