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Gita "no Tav" con polemica

Questo articolo lo trovate anche su InfoOggi.it http://www.infooggi.it/articolo/gita-no-tav-con-polemica/22589/

foto: Stefano Trucco
Chiomonte (Torino) – Portare in gita due scolaresche e ritrovarsi denunciati. È quanto accaduto lo scorso 23 dicembre a due insegnanti di religione del liceo “Lorenzo Federici” di Trescore Balneario, nel bergamasco, che hanno scelto un luogo decisamente insolito per la gita: quella Val di Susa dove da tempo la cittadinanza resiste ad un progetto, quello della Tav, da più parti definito come inutile, eccessivamente costoso e, soprattutto, nocivo per la salute.

Ma il PD non ci sta. O, per meglio dire, è di un esponente del Partito Democratico – Stefano Esposito, convinto sostenitore della Tav così come gran parte del suo partito – la polemica più feroce. In una lettera al ministro dell'Istruzione, infatti, l'esponente democratico si è detto “sconcertato” dal fatto che sia stata autorizzata una gita didattica «in un luogo dove da mesi si commettono reati». Ad “aggravare” la situazione, probabilmente, anche il fatto che la guida scelta non fosse esattamente un esponente di quel “partito della par condicio” ormai da anni diventata riferimento di una parte della politica nazionale (e dunque locale) come Guido Fissore, attivista no-Tav e consigliere comunale a Villar Focchiardo. «Portare degli studenti, peraltro minorenni, a violare un'ordinanza prefettizia e ad ascoltare “sermoni” contro lo Stato non ha nulla a che vedere con l'approfondimento del fenomeno sociale e politico dell'opposizione alla Tav» - è il fulcro della tesi di Esposito, che ha anche accusato i due docenti di aver “strumentalizzato” le scolaresche.

Dall'istituto, invece, difendono l'operato dei due docenti. «È giusto far capire ai ragazzi quello che succede. La scuola non può essere slegata dalle notizie». I due insegnanti hanno, semplicemente, fatto quello che l'insegnamento imporrebbe: non solo tenere i ragazzi sui libri riempiendogli la testa con nozioni teoriche, ma anche – e soprattutto – insegnare ai ragazzi ad essere cittadini. E dunque portarli in uno dei luoghi che da mesi, e per mesi, ha trovato spazio nelle cronache deve essere stata una conseguenza logica. Interessante, peraltro, sarebbe capire se la meta sia effettivamente stata decisa dagli insegnanti o se – come spesso capita – i ragazzi abbiano chiesto una “deviazione” dal percorso originario.

Un'altra cosa interessante – che si trova facilmente navigando in rete – è che nei giorni scorsi proprio Esposito (di cui Dario Ferri su “Giornalettismo.com” tratteggia una brevissima biografia politica[1]) abbia partecipato ad un dibattito con gli studenti di Pinerolo per spiegare e confrontarsi sulle ragioni di chi è a favore o contrario alla Tav, non facendoci esattamente una gran figura.

La domanda, a questo punto, è spontanea: se invece che portati in gita nella parte “no Tav” della Valle di Susa la scolaresca fosse stata portata ad ascoltare un “sermone” di qualche amministratore delegato o di qualche dirigente delle aziende “sì Tav”, la reazione politica sarebbe stata la stessa?SB


Note
[1] Quel bulletto del deputato Pd, Dario Ferri, Giornalettismo.com, dicembre

Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti.

«Vince il partito dell'astensionismo». «È tutta colpa di Beppe Grillo». «Il paese ha completamente svoltato a destra».
Queste sono le tre notizie di una certa rilevanza del dopo elezioni. Stupito dei risultati? Direi proprio di no.
Io a votare non ci sono andato, per tanti motivi: ed il fatto che nell'ultimo periodo abbia vissuto una definitiva svolta anarchica non è neanche quello più importante. Ma prima di procedere voglio commentare l'ennesima barzelletta che vanno raccontando gli “alti generali” del Partito Democratico, che addossano la sconfitta a Beppe Grillo. Io credevo che anche per i partiti valesse quel concetto di “nomen omen”, cioè quell'idea di epoca Romana, con la quale si legava il nome al destino del nascituro, ma a quanto vedo non è così. Io quell'opera fatta da Beppe Grillo la chiamo semplicemente “concorrenza elettorale”, cosa che un partito che già dal nome invoca la democrazia dovrebbe vedere di buon grado, almeno come sfida a fare di più e – soprattutto – a far meglio. E invece più passa il tempo e più sembra che quell'aggettivo sia stato messo lì per ricordare ai piani alti qualcosa che, altrimenti, scorderebbero. Il problema non è Grillo, che per quanto mi sia particolarmente inviso – ed i lettori non occasionali del blog lo sanno – sta quantomeno tentando di far entrare un po' di gente nuova nel panorama politico. Gente e soprattutto idee nuove, quelle che mancano a persone che fanno politica da 30,40 anni (cioè la quasi maggioranza dei politici di primo piano che si rifanno all'area di sinistra) e che sarebbe anche l'ora si dedicassero a qualche attività di altra natura, tipo la pesca o l'uncinetto, che avrebbero sicuramente un impatto minore sulle sorti del Paese.

Anche se non avessi abbracciato gli ideali di Enrico Malatesta, Michail Bakunin, Pierre-Joseph Proudhon e tanti altri, questa volta alle urne non ci sarei andato ugualmente, principalmente perché ho sempre odiato quella concezione del “vai a votare, vota anche il meno peggio, ma vota”, quella moda tutta italiana di turarsi il naso ed apporre una X su questo o quest'altro simbolo, a seconda di ordini di scuderia nei quali la c.d. “base” non ha alcuna voce in capitolo. Io vado a votare solo se c'è qualcuno che mi convince, come non ho avuto problemi – qualche mese fa – ad attivarmi in prima persona per Ignazio Marino durante le primarie per l'elezione del segretario del PD. Ma poi quegli stessi ordini di scuderia, quelle stesse strategie che non capisco e mai capirò,

Er popolo frescone


Marforio: «Caro Pasquino, che tempacci brutti! Tu di' si ciò raggione; er popolo è fregnone come er cerino: se fa fregà da tutti!»
Pasquino: «Caro Marforio, è giusto er paragone, però er popolo è ancora più frescone, perché er cerino, lo sai pure tu, lo pòi fregà 'na vorta, poi nu' lo freghi più!»

Adesso ve la faranno passare più o meno in questi termini: questi “vili” anarchici, questa gentaglia che crede solo nel caos e nelle bombe vuole destabilizzare lo Stato e si sono fatti sentire in questi giorni perché avrebbero avuto il massimo del ritorno mediatico. Ma lo Stato è come la religione: vale se la gente ci crede, come direbbe Errico Malatesta.

C'è ancora qualcuno che crede in un'affermazione del genere? È dal 1969 che il Potere – di qualunque colore ed estrazione socio-politica e culturale – tenta di attribuire a coloro che non credono nella delega e nella dominazione dell'uomo da parte dell'uomo mire terroristiche. Poi lo sappiamo come finisce: qualcuno vola dalla finestra, così da placare la voglia di sangue umano del popolo giustizialista e forcaiolo e pratica chiusa. Il Potere torna ad uccidere, violentare, cospirare ai danni del popolo mettendogli davanti il teatrino di dichiarazioni, denunce di colpi di stato e tutto quel corollario che serve per continuare a detenere il titolo di “pagliacci di corte”, come hanno a dire anche molti giornalisti esteri, che sapendo esattamente cos'è il mestiere – o la missione – del giornalista non si occupano di barzellette e affini.

State tranquilli: nessuno, con “l'attentato” di ieri a Milano, voleva destabilizzare lo Stato, quindi o caro popolo italiano, puoi continare a dormir tranquilli sonni: anche domani avrai il Padrone a dettarti la vita.
Mi chiedo poi cosa potrà mai essere una “bomba anarchica” che ha fatto pochissimi danni – e di cui tempo un paio di giorni ci saremo dimenticati, così come ci siamo dimenticati dell'”attentato” al premier – se confrontiamo questo atto con le politiche repressive attuate quotidianamente da quello Stato che oggi vi chiama ad obliterare il vostro diritto di cittadini o con il lassismo verso i Padroni che ormai da anni permette lo stupro quotidiano del nostro territorio da parte di potentati extra-nazionali od economici (Tav e Dal Molin su tutt*), genocidi quotidiani che prendono il nome di “morti sul lavoro”, disprezzo della vita del popolo con la chiusura di fabbriche e/o la delocalizzazione delle aziende che non serve ad altro che a far ingozzare ancora di più il signor Padrone.