C'è un passaggio – più o meno ad un'ora dall'inizio del film – che mi ha dato da pensare. Tonino si trova a parlare con Gino, il delegato sindacale di fabbrica che fa un po' da “padre” a tutti gli altri operai:
«Sai cos'è lo Stato per me? È il 30 per cento di trattenute in busta paga, le tasse sulla benzina, le tasse sulla schedina, le tasse sulle sigarette...e poi, poi...se vado all'ospedale devo fare la fila, vado alla posta a ritirare quelle due lire di pensione di mio padre che è morto di silicosi in Sicilia prima che arrivasse a Torino e devo fare la fila, e spesso manco ce li trovo quei soldi Gino...e quel povero Gallo? Gli saltano tre dita e lo sbattono al reparto handicappati, così...questo è lo Stato che conosco, Gino!»
Nonostante l'evidente sfiducia la scelta – morale – di Tonino sarà poi decisiva per il processo che lo Stato farà alle Br. Non mi interessa qui entrare nel merito storico-politico di quegli avvenimenti. Mi interessa capire, invece, se oggi quel “processo” non debba essere ripreso. Parlo del processo morale, naturalmente. Che poi lo si voglia chiamare “questione” morale è indifferente. Un po' meno indifferente è, invece, capire se sia meglio declinare il tutto al singolare o se, come credo, sia necessario parlare di “questioni” morali, al plurale. Ma entriamo nel dettaglio
Tedesco, la questione morale del PD ed il “moralizzatore” anti-casta. “L'Anonymous italiano”, il “Julian Assange tricolore”, “la Wikileaks italiana”. Sono tanti i modi in cui – sui media ed in rete – viene descritto questo “SpiderTruman”, personaggio che sembra essersi preso l'onere e l'onore di fare il moralizzatore estivo del nostro paese.
Al di là del dibattito (sic!) legato all'usare o meno il proprio nome in rete, è davvero così importante smascherarlo (o smascherarla, eventualmente...)? Leggendo nei giorni scorsi qualche commento mi sono reso conto di una cosa: questo paese sta perdendo il senso delle dimensioni.


