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Procura di Catania, eletto lo "straniero" Salvi



Catania, 3 novembre 2011 – L'ufficialità è arrivata quando erano da poco passate le 21 di ieri sera. Catania ha, finalmente, il suo nuovo procuratore. Nessuna sorpresa, comunque. A sedersi sulla non tanto comoda poltrona è – come ampiamente previsto – Giovanni Salvi, il candidato “esterno” invocato da più parti.

Curriculum di tutto rispetto – Ustica, omicidi Pecorelli e Calvi, Nuclei Armati Rivoluzionari e Brigate Rosse, – Salvi (nella foto) è stato eletto con 13 voti arrivati da Magistratura Democratica, Movimento per la Giustizia, dai due consiglieri laici di area Pd, da Ernesto Lupo, presidente della Cassazione e dal procuratore generale della Cassazione Vitaliano Esposito, che hanno votato Salvi anche durante la prima elezione, ai quali si sono poi aggiunti, nel secondo turno, anche i voti di Michele Vietti, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura e dei consiglieri di Magistratura Indipendente Alessandro Pepe e Antonello Racanelli, che al primo turno avevano invece votato per Tinebra, fermatosi al secondo turno a soli due voti. Undici voti, infine, sono andati al terzo candidato, Giuseppe Gennaro.

Dei due candidati sconfitti – uno, Tinebra, conosciuto per la storia del falso certificato e per aver avvisato Silvio Berlusconi delle indagini del periodo delle stragi a suo carico, l'altro, Gennaro, che come ricostruiva il Fatto Quotidiano avrebbe acquistato un immobile da un imprenditore colluso – ne abbiamo parlato un paio di settimane fa[1], all'epoca in cui era stata fissata la prima convocazione per l'elezione. La vittoria di Giovanni Salvi, dunque, era scontata fin dalle candidature (un curriculum dettagliato era allegato all'ordine del giorno presentato al Csm prima della votazione[2]).

Era il Csm, sembrava il Parlamento. Le votazioni – come riporta il quotidiano Sud Press che ne ha fatto la “webcronaca”[3] - si sono protratte per poco meno di tre ore, tempo utilizzato oltre che per le votazioni vere e proprie, anche per la campagna elettorale interna necessaria a “presentare” i candidati. Ad aprire i giochi è stata Pina Casella – Magistratura democratica, corrente “di sinistra” del Csm – che ha perorato la causa di Giuseppe Gennaro, il cui punto di forza è la grande conoscenza del territorio e delle sue dinamiche.
A seguire l'intervento, pro-Salvi, di Francesco Cassano – sempre di Magistratura Democratica – e quello, per Tinebra, di Tommaso Virga di Magistratura Indipendente, la corrente dei moderati.

Come ogni elezione che si rispetti non sono mancate nemmeno le polemiche, prettamente politiche, su cavilli di elegibilità e compatibilità e sull'Associazione nazionale magistrati.
Polemiche che, però, non sono servite a spostare di un millimetro il verdetto scritto già da settimane. A Catania è arrivato lo “straniero”. Se sia stata la miglior scelta possibile è ancora presto per dirlo.

Note
[1] http://senorbabylon.blogspot.com/2011/10/procura-di-catania-una-poltrona-che.html
[2] http://www.sudpress.it/wp-content/uploads/2011/11/02/oggi-pomeriggio-la-nomina-del-nuovo-procuratore-della-repubblica-di-catania/schede-allegate-allodg-del-CSM-Plenum-del-2-novembre-2011.pdf
[3] http://www.sudpress.it/cronaca/oggi-pomeriggio-la-nomina-del-nuovo-procuratore-della-repubblica-di-catania/

Questioni morali

Qualche sera fa, finalmente oserei dire, la Rai si è ricordata di essere un servizio pubblico mandando in onda “Il Sorteggio” (per chi se lo fosse perso basta cliccare qui per vederlo in versione integrale), la storia di un giovane operaio della Fiat – Tonino – che da semplice “cittadino qualunque”, di quelli che alla politica non si interessano, viene chiamato (“sorteggiato”, appunto) come giudice popolare nel processo alle Brigate Rosse realmente tenutosi a Torino il 27 maggio 1976.
C'è un passaggio – più o meno ad un'ora dall'inizio del film – che mi ha dato da pensare. Tonino si trova a parlare con Gino, il delegato sindacale di fabbrica che fa un po' da “padre” a tutti gli altri operai:

«Sai cos'è lo Stato per me? È il 30 per cento di trattenute in busta paga, le tasse sulla benzina, le tasse sulla schedina, le tasse sulle sigarette...e poi, poi...se vado all'ospedale devo fare la fila, vado alla posta a ritirare quelle due lire di pensione di mio padre che è morto di silicosi in Sicilia prima che arrivasse a Torino e devo fare la fila, e spesso manco ce li trovo quei soldi Gino...e quel povero Gallo? Gli saltano tre dita e lo sbattono al reparto handicappati, così...questo è lo Stato che conosco, Gino!»

Nonostante l'evidente sfiducia la scelta – morale – di Tonino sarà poi decisiva per il processo che lo Stato farà alle Br. Non mi interessa qui entrare nel merito storico-politico di quegli avvenimenti. Mi interessa capire, invece, se oggi quel “processo” non debba essere ripreso. Parlo del processo morale, naturalmente. Che poi lo si voglia chiamare “questione” morale è indifferente. Un po' meno indifferente è, invece, capire se sia meglio declinare il tutto al singolare o se, come credo, sia necessario parlare di “questioni” morali, al plurale. Ma entriamo nel dettaglio


Tedesco, la questione morale del PD ed il “moralizzatore” anti-casta. “L'Anonymous italiano”, il “Julian Assange tricolore”, “la Wikileaks italiana”. Sono tanti i modi in cui – sui media ed in rete – viene descritto questo “SpiderTruman”, personaggio che sembra essersi preso l'onere e l'onore di fare il moralizzatore estivo del nostro paese.
Al di là del dibattito (sic!) legato all'usare o meno il proprio nome in rete, è davvero così importante smascherarlo (o smascherarla, eventualmente...)? Leggendo nei giorni scorsi qualche commento mi sono reso conto di una cosa: questo paese sta perdendo il senso delle dimensioni.