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Operazione “Gramigna”, chiesti 48 rinvii a giudizio per i nuovi vertici messinesi di Cosa Nostra

foto: geapress.org
Questo articolo lo trovate anche su InfoOggi.it http://www.infooggi.it/articolo/operazione-gramigna-chiesti-48-rinvii-a-giudizio-per-i-nuovi-vertici-messinesi-di-cosa-nostra/27386/

Messina, 5 maggio 2012 – Quarantotto rinvii a giudizio. È quanto hanno chiesto i sostituti Angelo Cavallo della Direzione distrettuale antimafia e Fabrizio Monaco della Procura messinese nell'ambito dell'operazione denominata “Gramigna”, scattata all'alba del 22 luglio scorso e che ha portato all'arresto di boss emergenti, che hanno preso il posto dei capi storici, in carcere sotto il regime del 41bis e fiancheggiatori delle famiglie messinesi di Cosa Nostra, accusati di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico ed alla detenzione illecita di sostanze stupefacenti, associazione per delinquere finalizzata ai reati contro il patrimonio, estorsione, usura, associazione per delinquere finalizzata al maltrattamento di animali ed all'illecita organizzazione di competizioni non autorizzate tra animali, violazione alla normativa sulle armi e sulle munizioni.

Tra gli indagati spiccano i nomi di Domenico Arena, che ha preso il posto di Puccio Gatto per il controllo del quartiere Giostra e quelli di Lorenzo Micalizzi - che ha ereditato il gruppo di Santa Lucia sopra Contesse da Giacomo Spartà del clan omonimo e che gestiva l'organizzazione delle corse clandestine di cavalli[1] - e Francesco Pergolizzi, capo della famiglia di Camaro in sostituzione di Carmelo Ventura, capo del clan Ferrante-Lo Duca-Ventura.

Tra gli altri indagati, Antonino Di Blasi, veterinario coinvolto nel sempre più fruttuoso business delle corse clandestine di cavalli e in tale ambito già interessato dall'inchiesta “Piste di sabbia”[2] e Nunzio Venuti, a capo del “settore usura” della mafia messinese. Le indagini hanno portato anche all'emersione di una delle rotte della droga siciliane, che aveva in Messina una tappa intermedia tra Napoli, dove veniva acquistata, e Salerno dove poi veniva spacciata. A gestire il tutto sarebbero stati Davide Puleo per i messinesi ed Angela di Marzio per le piazze salernitane.

Note
[1] http://senorbabylon.blogspot.it/2011/09/cavalli-di-mafia.html, 18 settembre 2011;
[2] Messina, tutti i retroscena dell'operazione "Pista di sabbia": Corse di cavalli, venti arresti. Coinvolti pure tre veterinari. I carabinieri applicano una legge speciale del 2004: sequestrate 10 stalle, 70 indagati di Enrico Di Giacomo, enricodigiacomo.org, 30 aprile 2011

Cavalli di mafia


Quattro minuti per quattro chilometri. Strade bloccate con motorini e automobili, così da evitare che passanti e forze dell'ordine possano bloccare la competizione. A partire dalla metà degli anni Novanta tutte le grandi mafie italiane – compresa la Sacra corona unita, che sul fenomeno ci ha basato addirittura una pax mafiosa – hanno messo le mani sul business. Un miliardo di fatturato annuo il guadagno derivante dalle sole scommesse. Sembra un film alla "Fast and Furious", è invece la realtà delle corse clandestine dei cavalli, la prima voce di guadagno per la zoomafia.


Aggiornamento: Questo articolo lo trovate anche su InfoOggi.it http://www.infooggi.it/articolo/cavalli-di-mafia/17726/



Palermo – Quel 27 giugno 2011 sarebbe stato un giorno come tanti. Anzi, una mattina come tante. Sarebbe stato uno dei tanti giorni in cui a Palermo non succede niente se non fosse stato per quella carcassa, proprio di fronte ad una delle gelaterie storiche della città. Un cavallo, nero, giace ormai da poco meno di 24 ore accasciato sul fianco sinistro e con una coperta addosso, posta dai vigili verso le 8 di quella mattina. Uno spettacolo raccapricciante e destinato a durare ancora per altre 24 ore, il tempo necessario affinché il Comune appalti a qualche ditta del catanese il recupero e lo smaltimento del cadavere. È già il terzo caso in pochi mesi: prima un cavallo morto in via Ernesto Basile, di fronte all'università, con la gola tagliata. Poi un altro, rinvenuto a pezzi in un cassonetto nel quartiere Ballarò.

Se questa storia fosse un film, e un film non è, come vedremo, sarebbe un film sulle auto. Auto da corsa, per la precisione. Auto come quelle di “Fast and furious” di Rob Cohen (capitoli successivi annessi), con le lucette sotto ed i motori truccati.
Uno di quei film in cui per quanto cambino storie e personaggi c'è sempre una scena, identica a se stessa in qualunque versione la si guardi: la corsa.

     Una questione di cavalli. Le corse hanno, in qualche modo, un loro rituale. Inizia tutto con il sopralluogo, quando le vedette – in macchina o con i motorini – perlustrano la “pista” per controllare che non ci siano intralci di nessun tipo (traffico eccessivo o forze dell'ordine per lo più). Dopodiché gli spettatori – che spesso sono le stesse vedette o gli scommettitori – si dispongono in modo da impedire il passaggio a vetture esterne che potrebbero bloccare la corsa durante il suo svolgimento ed a quel punto, una volta raccolte tutte le scommesse, i due contendenti si dispongono alla partenza. Motori accesi e cavalli rombanti. E se Vin Diesel viveva la vita «ad un quarto di miglio alla volta», a Palermo, a Catania, a Napoli la vita i cavalli la vivono ad una manciata di minuti alla volta. Quattro, solitamente. Quattro minuti per quattro chilometri, in molti casi in salita. È questo quello che i fantini chiedono a campioni come “Ira funesta” o “Tempesta”.

Perché questo, dicevamo, non è un film. Questa è la realtà. Una realtà che sta prendendo sempre più piede tra i boss della criminalità organizzata, che sia essa la Sacra Corona Unita pugliese, la camorra o le 'ndrine che ormai spadroneggiano – come sempre più ci viene rivelato dalle cronache – nel nord Italia.