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Cavalli di mafia


Quattro minuti per quattro chilometri. Strade bloccate con motorini e automobili, così da evitare che passanti e forze dell'ordine possano bloccare la competizione. A partire dalla metà degli anni Novanta tutte le grandi mafie italiane – compresa la Sacra corona unita, che sul fenomeno ci ha basato addirittura una pax mafiosa – hanno messo le mani sul business. Un miliardo di fatturato annuo il guadagno derivante dalle sole scommesse. Sembra un film alla "Fast and Furious", è invece la realtà delle corse clandestine dei cavalli, la prima voce di guadagno per la zoomafia.


Aggiornamento: Questo articolo lo trovate anche su InfoOggi.it http://www.infooggi.it/articolo/cavalli-di-mafia/17726/



Palermo – Quel 27 giugno 2011 sarebbe stato un giorno come tanti. Anzi, una mattina come tante. Sarebbe stato uno dei tanti giorni in cui a Palermo non succede niente se non fosse stato per quella carcassa, proprio di fronte ad una delle gelaterie storiche della città. Un cavallo, nero, giace ormai da poco meno di 24 ore accasciato sul fianco sinistro e con una coperta addosso, posta dai vigili verso le 8 di quella mattina. Uno spettacolo raccapricciante e destinato a durare ancora per altre 24 ore, il tempo necessario affinché il Comune appalti a qualche ditta del catanese il recupero e lo smaltimento del cadavere. È già il terzo caso in pochi mesi: prima un cavallo morto in via Ernesto Basile, di fronte all'università, con la gola tagliata. Poi un altro, rinvenuto a pezzi in un cassonetto nel quartiere Ballarò.

Se questa storia fosse un film, e un film non è, come vedremo, sarebbe un film sulle auto. Auto da corsa, per la precisione. Auto come quelle di “Fast and furious” di Rob Cohen (capitoli successivi annessi), con le lucette sotto ed i motori truccati.
Uno di quei film in cui per quanto cambino storie e personaggi c'è sempre una scena, identica a se stessa in qualunque versione la si guardi: la corsa.

     Una questione di cavalli. Le corse hanno, in qualche modo, un loro rituale. Inizia tutto con il sopralluogo, quando le vedette – in macchina o con i motorini – perlustrano la “pista” per controllare che non ci siano intralci di nessun tipo (traffico eccessivo o forze dell'ordine per lo più). Dopodiché gli spettatori – che spesso sono le stesse vedette o gli scommettitori – si dispongono in modo da impedire il passaggio a vetture esterne che potrebbero bloccare la corsa durante il suo svolgimento ed a quel punto, una volta raccolte tutte le scommesse, i due contendenti si dispongono alla partenza. Motori accesi e cavalli rombanti. E se Vin Diesel viveva la vita «ad un quarto di miglio alla volta», a Palermo, a Catania, a Napoli la vita i cavalli la vivono ad una manciata di minuti alla volta. Quattro, solitamente. Quattro minuti per quattro chilometri, in molti casi in salita. È questo quello che i fantini chiedono a campioni come “Ira funesta” o “Tempesta”.

Perché questo, dicevamo, non è un film. Questa è la realtà. Una realtà che sta prendendo sempre più piede tra i boss della criminalità organizzata, che sia essa la Sacra Corona Unita pugliese, la camorra o le 'ndrine che ormai spadroneggiano – come sempre più ci viene rivelato dalle cronache – nel nord Italia.

Cani d'onore

«All'inizio procuravo randagi ai circhi: servivano per nutrire le tigri. Poi ho cominciato a rubare dobermann: li prendevo a Palermo e li portavo a Catania. Questi cani servono ai contadini delle masserie per ammazzare in modo rapido i maiali: un morso al collo e via. Sa, questa è un'antica tradizione delle campagne siciliane. [...]chiudo il cane in una stanza buia. Lo lascio per tre giorni senza cibo. Poi lo alimento solo con carne cruda. Lo tengo costantemente bendato. Dopo due settimane, lo tolgo di prigionia e lo porto con me, al guinzaglio, al parco Bellini. Libero il cane davanti alle papere che popolano il laghetto: se il cane ne azzanna una e l'uccide, è pronto per il combattimento. Allora incomincio a nutrirlo di galline vive. Solo a questo punto passo alla seconda fase dell'addestramento e abituo l'animale alla lotta sul ring. Di nuovo non gli do cibo e lo lascio legato quasi completamente al buio dentro una stanza. Sulla sua testa metto una lampada fortissima, da sala da biliardo. Poi gli tiro addosso un gatto vivo, fissato per una zampa con una corda al soffitto. Una volta sul ring, il cane troverà la stessa lampada alogena, intorno il buio e davanti un cane ringhioso. E secondo il noto riflesso di Pavlov, la sua aggressività scatterà automaticamente».

A parlare così, nel 1993, è un addestratore di cani da combattimento intervistato dal settimanale “L'Europeo”. Per qualcuno – gli animalisti – è la descrizione di un incubo. Per altri di un business. E pure proficuo.
Tre miliardi è il guadagno che ogni anno arriva alla criminalità organizzata (e non solo) dalla zoomafia, cioè lo «sfruttamento degli animali per ragioni economiche, di controllo sociale, di dominio territoriale, da parte di persone singole o associate o appartenenti a cosche mafiose o clan camorristici» per citare la definizione che circa un decennio fa ne ha dato la LAV (Lega Anti-Vivisezione).
Un terzo degli introiti deriva dall'ippica, in particolare dalle corse clandestine di cavalli di cui alle volte possiamo leggere sui giornali o vedere al tg. Sono poi affari come il traffico internazionale di cuccioli (gatti e cani per lo più) o della fauna selvatica a costituire alcune importanti fonti di guadagno.
Tra queste ruolo importante, seppur con uno tra i fatturati più bassi (“solo” trecento milioni l'anno) c'è il fenomeno dei combattimenti tra animali.

Come evidenzia il Rapporto Zoomafia 2010 della LAV il giro d'affari è così costituito da:
Truffe nell'ippica e corse clandestine di cavalli1miliardo
Business canili e traffico cuccioli500 milioni
Traffico fauna selvatica o esotica, bracconaggio            500 milioni
“Cupola del bestiame”400 milioni
“Malandrinaggio” di mare300 milioni
Combattimenti fra animali 300 milioni

A queste sono poi da aggiungere alcune attività “secondarie”, quali il mercato delle videocassette dei combattimenti e – in particolare – quello delle scommesse, sia illegali (6.500 milioni annui) che legali (2.200 milioni all'anno, dati Eurispes).

Dopo i cavalli, gli animali maggiormente “trattati” dalla criminalità organizzata sono i cani. Traffico internazionale e combattimenti le attività che li interessano.