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| La guerra tra Israele e Palestina a colpi di internet. Fonte: tg24.sky.it |
Striscia di Gaza (Palestina) – È giovedì 8 novembre. Militari israeliani invadono la Striscia di Gaza. Nello scontro a fuoco che ne deriva i militari occupanti uccidono un bambino di 12 anni. Poco dopo militanti palestinesi hanno fatto saltare in aria un tunnel lungo il confine e lanciato un missile anti-carro contro la jeep di una pattuglia israeliana, ferendo un militare. La risposta israeliana è stata la solita: bombardamenti a tappeto nella Striscia che, in quattro giorni, hanno già portato a 42 vittime palestinesi, cifra non ufficiale ed in continua evoluzione[1]. Tra questi, l'omicidio politicamente più rilevante rimane quello di Ahmad Al Jabari, comandante dell'ala militare di Hamas, la cui macchina è stata bombardata nell'area di Thalatin, ad est di Gaza City.
Inizia così, come riporta l'agenzia internazionale Inter Press Service[2], l'operazione “Pillar of Defence” (“Pilastro di Difesa” in italiano). Fin dai primi bombardamenti israeliani gli ospedali di Gaza sono tornati ad essere in emergenza, resa meno grave solo grazie all'apertura del valico di Rafah da parte delle autorità egiziane che hanno permesso di trasferire alcuni feriti negli ospedali del paese.
Le reazioni internazionali. Nello scenario che si sta delineando, sempre più importante sembra diventare il ruolo dell'Egitto di Mohamed Morsi, alle prese con la prima crisi internazionale da quando è stato eletto presidente lo scorso giugno.
Sarà una decisione non certo semplice a delineare il ruolo internazionale egiziano sotto la sua presidenza, stretta tra il trattato di pace con Israele in vigore ormai da trent'anni e la vicinanza dei Fratelli Musulmani – di cui il governo Morsi è espressione – con i palestinesi di Hamas.
La condanna verso l'offensiva israeliana, definita «un'aggressione contro l'umanità», è stata solo il livello minimo dell'indignazione, alla quale è però seguita la visita di sole tre ore del primo ministro Hisham Qandil nella Striscia di Gaza. Secondo gli analisti, questo episodio potrebbe essere letto come il primo segno di una diversa impostazione dei rapporti con Israele, in netto contrasto con la politica tenuta da Hosni Mubarak, accusato di eccessivo squilibrio verso le posizioni israelo-statunitensi nell'area. Durante l'operazione “Piombo Fuso” del 2008 - di cui molti commentatori, anche a livello internazionale, temono una riedizione – l'allora presidente chiuse il confine con Gaza e venendo fortemente criticato per questo proprio dalla Fratellanza Musulmana, che adesso ha la possibilità di cancellare gli errori contestati a Mubarak.


