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| foto: aulaerre.noblogs.org |
Avevamo iniziato bene. Dopo il terremoto in Emilia-Romagna – anzi, considerando che la terra trema ancora sarebbe più appropriato dire durante il terremoto – qualcuno aveva iniziato ad usare quella parola: responsabilità.
Come sottolinea Saverio Tommasi ne “Il terremoto da un certo punto di vista”, anche attraverso le parole di Nicola de Simone, ingegnere e già genio civile della regione Romagna «il terremoto è madre natura, il capannone che cade[...]è opera dell'uomo».
Qualcuno aveva iniziato a parlare di responsabilità. Poi, come al solito, ci siamo persi nelle cacofoniche dichiarazioni dei nostri parlamentari. Però stavolta ci eravamo andati davvero vicini ad avere qualcosa di serio su cui dibattere.
A voler fare gli ingenui ci si potrebbe stupire nello scoprire che “forse” alcune aziende non rispettavano tutti i criteri anti-sismici, nonostante passassero tranquillamente tutti i controlli. Dando per certo che questi ci siano realmente stati.
Rimanendo col senno al paese reale, invece, non è uno scandalo che l'edilizia abbia preso ad unica legge la massimizzazione del profitto. Di scandaloso, invece, c'è che, pur conoscendo la politica de-cementificatoria che i media (ed ogni tanto le inchieste giudiziarie) raccontano da un po' di tempo non si sia mosso un dito per cambiare tale situazione.
Si era paventata, all'inizio, la possibilità di richiedere un censimento dei luoghi a rischio crollo, associando a questo anche una seria politica di soluzione preventiva del problema (son buoni tutti a non trovare il cemento nei pilastri di case già crollate, d'altronde). Non se ne è fatto più nulla, perché chiedere una legge – o proporla, essendo l'iniziativa popolare un istituto legislativo previsto dal nostro ordinamento a cui sarebbe il caso di dare più attenzione – la quale imponga non solo che tutti gli edifici costruiti d'ora in poi siano anti-sismici, ma che anche gli edifici già in piedi subiscano lo stesso trattamento.
Ci vorranno – o ci vorrebbero – tantissimi soldi, ma non vedo cosa ce ne faremmo di esercito ed altre voci d'acquisto in ambito militare in un paese che sembra uscito da vecchi filmati sui bombardamenti di guerra.
Dovrebbe suscitare scandalo, inoltre, quel documento pubblicato nei giorni scorsi sui giornali con il quale si chiedeva ai lavoratori non tanto di rientrare a lavoro immediatamente per evitare di spezzare il ciclo produttivo, ma di farlo a proprio rischio e pericolo (come titolava un articolo comparso su Il Manifesto nei giorni scorsi) «liberando la proprietà da qualsiasi responsabilità penale e civile»
Come sottolinea Saverio Tommasi ne “Il terremoto da un certo punto di vista”, anche attraverso le parole di Nicola de Simone, ingegnere e già genio civile della regione Romagna «il terremoto è madre natura, il capannone che cade[...]è opera dell'uomo».
Qualcuno aveva iniziato a parlare di responsabilità. Poi, come al solito, ci siamo persi nelle cacofoniche dichiarazioni dei nostri parlamentari. Però stavolta ci eravamo andati davvero vicini ad avere qualcosa di serio su cui dibattere.
A voler fare gli ingenui ci si potrebbe stupire nello scoprire che “forse” alcune aziende non rispettavano tutti i criteri anti-sismici, nonostante passassero tranquillamente tutti i controlli. Dando per certo che questi ci siano realmente stati.
Rimanendo col senno al paese reale, invece, non è uno scandalo che l'edilizia abbia preso ad unica legge la massimizzazione del profitto. Di scandaloso, invece, c'è che, pur conoscendo la politica de-cementificatoria che i media (ed ogni tanto le inchieste giudiziarie) raccontano da un po' di tempo non si sia mosso un dito per cambiare tale situazione.
Si era paventata, all'inizio, la possibilità di richiedere un censimento dei luoghi a rischio crollo, associando a questo anche una seria politica di soluzione preventiva del problema (son buoni tutti a non trovare il cemento nei pilastri di case già crollate, d'altronde). Non se ne è fatto più nulla, perché chiedere una legge – o proporla, essendo l'iniziativa popolare un istituto legislativo previsto dal nostro ordinamento a cui sarebbe il caso di dare più attenzione – la quale imponga non solo che tutti gli edifici costruiti d'ora in poi siano anti-sismici, ma che anche gli edifici già in piedi subiscano lo stesso trattamento.
Ci vorranno – o ci vorrebbero – tantissimi soldi, ma non vedo cosa ce ne faremmo di esercito ed altre voci d'acquisto in ambito militare in un paese che sembra uscito da vecchi filmati sui bombardamenti di guerra.
Dovrebbe suscitare scandalo, inoltre, quel documento pubblicato nei giorni scorsi sui giornali con il quale si chiedeva ai lavoratori non tanto di rientrare a lavoro immediatamente per evitare di spezzare il ciclo produttivo, ma di farlo a proprio rischio e pericolo (come titolava un articolo comparso su Il Manifesto nei giorni scorsi) «liberando la proprietà da qualsiasi responsabilità penale e civile»

