Visualizzazione post con etichetta agenzie p.r. in guerra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta agenzie p.r. in guerra. Mostra tutti i post

Piazzisti da guerra - il film


Clicca sull'immagine per guardare il film

«Perché un cane agita la coda? Perché il cane è più intelligente della sua coda. Se invece fosse la coda, più intelligente, agiterebbe lei il cane»

[dalla didascalia all'inizio del film]

Dustin Hoffman è Stanley Motss, di professione produttore hollywoodiano; Robert De Niro è Conrad Brean - o forse sarebbe meglio chiamarlo John Rendon - l'esperto di pubbliche relazioni a cui l'entourage del Presidente affiderà la costruzione della più grande messinscena che la Storia d'America ricordi. Il loro compito? Inventare una guerra "da Premio Oscar" per salvare il Presidente degli Stati Uniti dall'accusa di aver molestato una giovane capo-scout, con la quale si è intrattenuto nello Studio Ovale. È questa, in estrema sintesi, la trama di "Wag the dog" - in italiano tradotto incomprensibilmente come "Sesso&Potere" - film del 1997 di Barry Levinson (Premio Oscar per "Rain Man - L'uomo della pioggia"). Tra realtà e finzione, il pubblico scopre come funziona la grande macchina dell'inganno, quella che ha il compito di spostare l'opinione pubblica a seconda degli interessi di questo o quel gruppo di potere (per approfondire: http://senorbabylon.blogspot.com/2011/07/lingannevole-pubblicita-della-guerra.html). Non è semplicemente propaganda, è pubblicità. È (rap)presentare la guerra in 30 secondi, alla velocità di uno spot pubblicitario.

Finzione o realtà? A pochi mesi dall'uscita del film negli U.S.A., i cittadini americani facevano la conoscenza di Monica Lewinsky, quelli europei della guerra in Kosovo...

L'ingannevole pubblicità della guerra


Esiste davvero la guerra? O forse quella che vediamo, quella che ci viene raccontata da giornali è tg è solo una finzione necessaria affinché l'opinione pubblica – che spesso ignora la maggior parte dei fatti che stanno dietro le quinte di un conflitto – si schieri con il proprio governo? Vietnam, Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Libia. La pianificazione di ognuna di queste guerre è stata affidata non solo agli esperti militari per le operazioni sul campo, ma anche agli esperti della pubblicità, così che oggi all'opinione pubblica la guerra viene venduta così, come si vendono i pannolini...

«Quando la CNN ha mostrato le immagini di Saddam Hussein con gli ostaggi si è esposta ad essere accusata di fare della propaganda, di fare del cattivo giornalismo. Se ci si limita ad accendere la telecamera per registrare passivamente tutto quello che succede senza intervenire questo non è giornalismo, è solo un fatto tecnico. Il giornalismo consiste spesso nel montaggio: decidere che cosa di un discorso è veramente importante, che cosa di un determinato evento può e deve essere mostrato al pubblico. Non si può accendere la telecamera e andarsene; un minimo di controllo, di intervento critico è indispensabile e questo mi pare sia quello che è mancato nel caso della CNN[1]»

[Ted Koppel, ex anchorman ABC]

Esistono ancora le guerre? Naturalmente la risposta è sì. Ma quello che vediamo, quello che ci viene mostrato nei telegiornali, nelle foto da prima pagina dei grandi magazine o che ci viene raccontato dalle colonne dei grandi quotidiani corrisponde davvero alla realtà del “campo di battaglia”? Rispondere sì anche a questa domanda è forse più difficile...
Che nei conflitti vi sia sempre un terzo fronte, quello della propaganda, è fatto notorio a tutti tanto che, parafrasando l'altrettanto nota questione sull'uovo e la gallina, ci si potrebbe chiedere se sia nata prima la guerra o la propaganda. quel che forse non tutti sanno è che oggi a “vendere” la guerra sono gli stessi che dalle reti televisive o dalle pagine dei giornali vendono pannolini, abiti, bibite e autovetture. Anche la guerra – e bene deve ricordarselo il generale Westmoreland [2] – è diventata ormai nient'altro che un prodotto mediatico che, come tale, deve essere venduto.
A chi? All'opinione pubblica, of course. E chi meglio di un'agenzia pubblicitaria può riuscire in questo compito?
Dice la nota massima che la prima vittima di un conflitto è sempre la verità, naturalmente se quella che ci ostiniamo a chiamare “verità” - intesa nella sua accezione oggettiva ed incontrovertibile – esistesse davvero. In tal senso non c'è periodo migliore per la diffusione della verità s-oggettiva di oggi, di questo tanto elogiato periodo dell'iper-informa(tizza)zione nel quale con un semplice click possiamo documentarci praticamente su tutto, passando in pochi attimi dalla ricetta dell'arrosto a quella per fabbricare una bomba sporca. Eppure mai come ora ci lasciamo abbindolare, mai come ora prendiamo per buone le verità della televisione.
Ma procediamo per gradi. Anzi, per immagini.