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Processo parcheggi Catania, l'accusa presenta i quesiti per la nuova perizia

foto: comuniclab.it
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Catania, 21 aprile 2012 – Nei giorni scorsi, parlando del processo sui parcheggi catanesi[1] avevamo visto come al centro del dibattimento fosse stata posta la perizia che portò, in primo grado, all'assoluzione dell'ex sindaco Scapagnini – all'epoca dei fatti anche Commissario straordinario per il rischio sismico e per l'emergenza traffico – Salvatore D'Urso, ex direttore dell'ufficio speciale per l'emergenza traffico e sicurezza sismica, tre componenti della Commissione di valutazione tecnico-giuridica (Giovanni Laganà, Salvatore Fiore e Mario Arena) nonché degli imprenditori Ennio Virlinzi, Domenico “Mimmo” Costanzo e del fratello Sebastiano, rappresentanti legali delle ditte che avrebbero dovuto realizzare i progetti. La perizia fu giudicata da Giuseppe Gennaro, l'allora pubblico ministero, «insufficiente ad accertare la questione». Per questo l'accusa – rappresentata ora dal sostituto procuratore generale Domenico Platania – ne ha richiesta una nuova, che dovrà rispondere ai sei quesiti presentati dallo stesso procuratore nella giornata di ieri, ovvero:

1) Se le procedure per la scelta del promotore e successivamente del concessionario nei quattro progetti di finanza per cui è processo siano state conformi alle norme di legge e di regolamento che all'epoca dei fatti disciplinavano la materia, tenuto anche conto dei poteri di deroga conferiti al Sindaco di Catania, quale Commissario Straordinario per il rischio sismico e l'emergenza traffico, all'articolo 2 della Ordinanza della Presidenza del Consiglio dei ministri numero 3259 del dicembre 2002;

2) Se i progetti elaborati e presentati dalle imprese concorrenti alla gara per la scelta del promotore possedevano i requisiti di economicità prescritti dalla legge e se dette imprese offrivano adeguate garanzie finanziarie per la successiva realizzazione dell'opera, effettuando partitamente la valutazione comparativa della convenienza economico-reddituale;

3) Se le modifiche progettuali pattuite successivamente alla concessione per i parcheggi Europa e Lupo abbiano comportato una modifica sostanziale dell'opera pubblica, tale da rendere necessaria una riapertura della gara per la tutela della par condicio con altri concorrenti anche potenzialmente interessanti alla realizzazione dell'opera;

4) Se le modifiche progettuali per i parcheggi Europa e Lupo possano avere comportato un danno per il Comune di Catania ovvero un ingiusto vantaggio patrimoniale per le imprese conseguenziale alla diversa redditività delle botteghe commerciali rispetto alla gestione degli stalli di superficie;

5) Se possa considerarsi conforme alla normativa in tema di finanza di progetto, nonché alla tutela della par condicio tra i partecipanti alla gara, anche potenziali, con riferimento al parcheggio Asiago, la modifica del sito di realizzazione effettuata dal promotore, rispetto a quello previsto nella fase prodromica, con il progetto esecutivo oggetto della gara ad evidenza pubblica per la assegnazione della concessione, e se tale modifica abbia potuto comportare un danno per l'ente pubblico ovvero un vantaggio patrimoniale ulteriore ed indebito per i promotori, nel caso in cui (come poi verificatosi) risultassero comunque aggiudicatari;

6) Se, per il parcheggio Verga, sia stata assegnata dal Commissario Straordinario e dal Responsabile Unico del Procedimento alla impresa aggiudicataria, in violazione dell'articolo 832 codice civile, un'area pubblica appartenente in parte al demanio dello Stato e della quale il Comune di Catania non aveva la disponibilità.

Note
[1] http://senorbabylon.blogspot.it/2012/04/catania-nuova-perizia-sui-parcheggi.html

Catania, nuova perizia sui parcheggi mentre il Tar blocca il centro commerciale sul lungomare

foto: ctzen.it
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Catania, 15 aprile 2012 – Dopo il rinvio di marzo, davanti ai giudici della terza sezione della Corte d'Appello catanese è iniziato ne giorni scorsi il secondo grado del processo riguardante i progetti dei parcheggi, che in primo grado – conclusosi il 30 marzo dello scorso anno – aveva visto l'assoluzione di tutti gli imputati ed il dissequestro delle aree del cantiere, cioè l'ex sindaco ed attuale parlamentare del Popolo della Libertà Umberto Scapagnini in qualità di commissario per l'emergenza traffico, Salvatore D'Urso, all'epoca dei fatti direttore dell'ufficio speciale per l'emergenza traffico e sicurezza sismica, tre componenti della Commissione di valutazione tecnico-giuridica dei progetti, cioè Giovanni Laganà, Salvatore Fiore e Mario Arena, nonché gli imprenditori Ennio Virlinzi, Francesco Domenico “Mimmo” Costanzo e suo fratello Sebastiano.

Tutto nasce nel 2002, quando Scapagnini – nella doppia veste di sindaco e commissario – predisponeva un piano di alleggerimento del volume del traffico urbano attraverso aree di sosta e parcheggi di scambio. Le zone prescelte per queste aree – entrate nelle indagini della Procura e del Gruppo d'investigazione sulla criminalità organizzata (il Gico) della Guardia di Finanza – furono Piazza Europa (di cui parlavamo un paio di settimane fa[1]), Piazza Lupo, Piazza Giovanni Verga e via Asiago, per un progetto che vide in tutto la progettazione di nove parcheggi cittadini sfruttando gli 850 milioni di euro messi a disposizione dal governo, al cui vertice c'era Silvio Berlusconi.
L'accusa contesta non solo l'uso della gestione emergenziale – accentrata nelle mani di Scapagnini e D'Urso – come espediente per realizzare opere altrimenti non cantierabili, ma anche – e soprattutto – il modo in cui furono assegnati gli appalti in project financing, con il quale si permette ai privati che si occupano della realizzazione delle opere pubbliche, di poterne avere un tornaconto economico per un certo periodo di tempo. Ma, secondo la Procura, a questo punto i piani originari vennero cambiati, modificando la destinazione d'uso dei parcheggi. Per il parcheggio di Piazza Europa, ad esempio, fu previsto un quarto piano rispetto ai tre concordati, nonché la creazione di un'area commerciale intorno al parcheggio. Così come il parcheggio che sarebbe dovuto sorgere in via Asiago venne letteralmente spostato sotto piazza Ariosto.
A D'Urso vengono contestate varie irregolarità, come l'aver fissato in soli undici giorni il termine per la presentazione delle domande per concorrere alla gara d'appalto