Roma – Quarto appuntamento con la storia della guerra di mafie che, da mesi, sta insanguinando le strade della capitale (in fondo al post trovate i link per le puntate precedenti). Iniziamo oggi un viaggio nella cronologia di “Cosa Nuova”, cercando di capire attraverso nomi, fatti e circostanze, come è stato possibile creare quella che per importanza criminale è ormai assurta a quinta mafia. Questo nostro viaggio parte da chi, per questioni principalmente territoriali, a “Cosa Nuova” è vicino: la camorra.
Camorra alla sbarra. Di mala napoletana, nel Lazio, si inizia a parlare addirittura agli inizi del secolo scorso. Nel 1911, infatti, viene celebrato a Viterbo (per cercare di eliminare quanto più possibile eventuali “interessamenti” della criminalità verso la corte) il primo processo di camorra, che allora si chiamava “Bella società riformata”. Cinque anni prima, nel 1906, a Torre del Greco venne rinvenuto il corpo senza vita di Gennaro Cuocolo, la testa fracassata a suon di bastonate ed il corpo martoriato da quaranta colpi di coltello e stiletto. A poche ore da quel ritrovamento, anche il corpo della moglie, Maria Cutinelli, fu rinvenuto privo di vita a Napoli. Oltre ad essere noti per furti negli appartamenti, i due, erano anche basisti della camorra. Il processo – che all'epoca ebbe una vastissima enfasi mediatica e, si scoprirà in seguito, fu viziato da una quantità indefinibile di manipolazione delle prove – porterà l'anno successivo ad una condanna complessiva di 354 anni di reclusione. Ad Enrico Alfano e Giovanni Rapi – boss il primo, maestro elementare ed usuraio il secondo – che la sera prima dell'omicidio erano stati visti cenare proprio con Cuocolo, vengono comminati trent'anni di carcere, a Gennaro Abbatemaggio detto “'O Cucchierello”, confidente della polizia e “pentito” sulle cui dichiarazioni si basò tutto il processo, di anni ne dettero cinque.
Il baule. Durante le perquisizioni domiciliari, comunque, i carabinieri trovarono del materiale decisamente interessante e che, dissero, se divulgato avrebbe fatto tremare i polsi a più di un notabile, a Napoli come a Roma, come le cambiali rilasciate a noti cravattari della camorra da funzionari e magistrati. Ci sarebbe anche un baule, sequestrato a Ciro Vittozzi, prete e boss a tempo perso (o viceversa) che conterrebbe le prove dei legami tra la criminalità e le istituzioni. Ma questo, guarda caso, sparisce. E nessuno lo trova più.
I primi sentori di camorra, nella capitale, erano comunque arrivati una decina di anni prima, nel 1901.
Camorra alla sbarra. Di mala napoletana, nel Lazio, si inizia a parlare addirittura agli inizi del secolo scorso. Nel 1911, infatti, viene celebrato a Viterbo (per cercare di eliminare quanto più possibile eventuali “interessamenti” della criminalità verso la corte) il primo processo di camorra, che allora si chiamava “Bella società riformata”. Cinque anni prima, nel 1906, a Torre del Greco venne rinvenuto il corpo senza vita di Gennaro Cuocolo, la testa fracassata a suon di bastonate ed il corpo martoriato da quaranta colpi di coltello e stiletto. A poche ore da quel ritrovamento, anche il corpo della moglie, Maria Cutinelli, fu rinvenuto privo di vita a Napoli. Oltre ad essere noti per furti negli appartamenti, i due, erano anche basisti della camorra. Il processo – che all'epoca ebbe una vastissima enfasi mediatica e, si scoprirà in seguito, fu viziato da una quantità indefinibile di manipolazione delle prove – porterà l'anno successivo ad una condanna complessiva di 354 anni di reclusione. Ad Enrico Alfano e Giovanni Rapi – boss il primo, maestro elementare ed usuraio il secondo – che la sera prima dell'omicidio erano stati visti cenare proprio con Cuocolo, vengono comminati trent'anni di carcere, a Gennaro Abbatemaggio detto “'O Cucchierello”, confidente della polizia e “pentito” sulle cui dichiarazioni si basò tutto il processo, di anni ne dettero cinque.
Il baule. Durante le perquisizioni domiciliari, comunque, i carabinieri trovarono del materiale decisamente interessante e che, dissero, se divulgato avrebbe fatto tremare i polsi a più di un notabile, a Napoli come a Roma, come le cambiali rilasciate a noti cravattari della camorra da funzionari e magistrati. Ci sarebbe anche un baule, sequestrato a Ciro Vittozzi, prete e boss a tempo perso (o viceversa) che conterrebbe le prove dei legami tra la criminalità e le istituzioni. Ma questo, guarda caso, sparisce. E nessuno lo trova più.
I primi sentori di camorra, nella capitale, erano comunque arrivati una decina di anni prima, nel 1901.

