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Tra i pomodorini finto-italiani, blitz della Finanza al mercato ortofrutticolo di Vittoria

Vittoria (Ragusa) – Commissari ortofrutticoli, commercianti, componenti della Commissione mercato ed impiegati comunali. In tutto sono 74 le persone denunciate dalla Guardia di Finanza al termine di un lavoro di indagine durato due anni e volto a monitorare il movimento di denaro dei commercianti e dei commissari al mercato ortofrutticolo – tra i più grossi di tutto il Sud con un volume di circa 2,5 milioni di quintali di prodotti destinati ai mercati del Nord Italia ed europei – che ha portato a far emergere redditi non dichiarati per 18 milioni di euro, derivanti dalla creazione di un mercato parallelo delle concessioni dei box (una ventina quelli interessati).
I reati ipotizzati vanno dalla frode in commercio alla bancarotta fraudolenta, passando per truffa, turbativa d'asta, abuso d'ufficio, peculato, falso e favoreggiamento reale, inseriti in un dossier di 229 pagine consegnato al procuratore della Repubblica di Ragusa Carmelo Petralia.

Gli accertamenti hanno anche permesso l'individuazione di una frode alimentare commessa da tre operatori del settore, che avrebbero messo in commercio nei mercati del Nord Italia circa 27 tonnellate di pomodorini prodotti ufficialmente in Italia ma di provenienza tunisina, attraverso il passaggio tra varie aziende gestite dagli indagati, necessari a rendere più difficili i controlli sulla filiera. Le indagini si sono concentrate in particolare su molti casi di doppia attività dei commissari, che non solo svolgevano il loro compito di intermediazione ma si inserivano nella filiera anche come compratori – direttamente o attraverso società esterne a loro collegate - riuscendo così ad abbassare i prezzi pagati ai produttori. Da accertare, inoltre, il numero di licenze di concessionario ortofrutticolo rilasciate a persone che non ne avrebbero avuto i requisiti previsti dalla legge.
Ancora aperto il filone d'inchiesta volto ad individuare eventuali infiltrazioni della criminalità organizzata.

«Se le responsabilità saranno accertate» - commentano dalla Coldiretti - «all'inganno nei confronti dei cosumatori italiani che pensavano di acquistare pomodorini siciliani, si aggiunge il danno gravissimo provocato all'economia siciliana e ad uno dei suoi prodotti più tipici». È anche per effetto dei pomodorini tunisini spacciati per italiani, dicono dalla Coldiretti, che la produzione locale è crollata di oltre un terzo dallo scorso anno, costringendo alla chiusura molte aziende.

Conferenza Wto di Ginevra, tra sovranità alimentare e nuovi ingressi


Ginevra – Erano stati definiti come “i negoziati del ventunesimo secolo”. Si sono rivelati niente di più che la solita riunione in cui poco o nulla viene veramente definito. Stiamo parlando dell'ottava Conferenza ministeriale dell'Organizzazione mondiale del commercio (il Wto) tenutasi tra giovedì e sabato scorsi nella città svizzera.

Si è parlato di temi mai toccati fino ad oggi, come la sovranità alimentare e la lotta ai cambiamenti climatici, ma l'unica cosa a cui questi temi hanno portato è stato lo scontro tra Olivier De Schutter, relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto all'alimentazione e Pascal Lamy, direttore del Wto, accusato di non avere legittimità per toccare simili temi. «La globalizzazione crea grandi vincitori e grandi perdenti» - ha sostenuto De Schutter - «Quando sono in gioco i sistemi alimentari, perdere significa sprofondare nella povertà e nella fame. Una visione di sicurezza alimentare che allarga il divario tra regioni con sovrabbondanza di cibo e regioni in deficit alimentare, tra esportatori e importatori e tra vincitori e vinti non può essere accolta», ha concluso (per un paio di approfondimenti vi invito a leggere “Gli speculatori del cibo”[1] e la campagna “Sulla fame non si specula”[2]).

Una lettura «economicista e liberista di questioni che attengono ai diritti umani e che proprio per questo devono essere esclusi dai negoziati» quella del Wto secondo Monica Di Sisto, vicepresidente di Fair – una delle organizzazioni accreditate alla conferenza e parte della rete internazionale “Our World is not for sale".

De Schutter è entrato poi nel merito della questione, evidenziando come «bisogna stare attenti a ciò che determina realmente la sicurezza alimentare: chi produce per chi, a quale prezzo, a quali condizioni e con quali ripercussioni economiche, sociali ed ambientali».

Oltre alla questione alimentare, a suscitare più di un rumors è stata l'istituzionalizzazione delle “coalizioni di volenterosi”, cioè di pochi paesi che si accordino su settori specifici senza la necessità di passare attraverso l'intera organizzazione, facendo così sorgere a più d'uno la domanda su quanto sia davvero utile l'Organizzazione.

Da registrare anche il definitivo ingresso nel Wto della Russia (insieme a Montenegro e Samoa), un ingresso di cui si parlava da quasi vent'anni, a patto di monitorare il commercio alle frontiere con l'Abkazia e l'Ossezia del Sud e l'eliminazione dei sussidi per l'esportazione nel settore agricolo. Il Parlamento russo avrà tempo fino al 15 giugno 2012 per la ratifica, dopodiché bisognerà aspettare trenta giorni per l'ingresso effettivo nell'organizzazione.SB

Note
[1] http://senorbabylon.blogspot.com/2011/12/gli-speculatori-del-cibo.html;
[2] http://sullafamenonsispecula.org/