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Intimidazione nel ragusano, la mafia cambia rotta?

foto: palermomania.it
Santa Croce Camerina (Ragusa) – Sarebbero da ricollegare all'intimidazione avvenuta nei giorni scorsi ad una ditta di costruzioni in legno i colpi di kalashnikov esplosi contro un'azienda di prodotti ortofrutticoli ed il ristorante della piazza di Punta Secca, località resa famosa da qualche anno dal regista Alberto Sironi, che l'ha scelta per ambientarci la trasposizione televisiva delle storie del commissario Salvo Montalbano.
Sentiti dai carabinieri, i titolari degli esercizi fatti oggetto di intimidazione hanno però escluso precedenti richieste di estorsione che potrebbero dare conferme a quella che sembra essere un primo accenno di escalation della criminalità locale.

È proprio alla luce di questa sensazione che il comandante provinciale dei carabinieri, Salvatore Gagliano, ha disposto una vasta operazione di controllo del territorio che ha coinvolto più di un centinaio di uomini tra Santa Croce Camerina, Comiso, Modica e Scicli, nei quali si sono riscontrati numerosi posti di blocco, controllo dei pregiudicati e varie perquisizioni domiciliari, operazioni che si sono concluse con gli arresti di Mario Caruso, 54 anni, residente a Ragusa ma originario di Noto, sorpreso a Comiso in possesso di sei chilogrammi di marijuana e per Fitouri Sokmani, 24 anni, arrestato a Santa Croce con addosso 18 grammi di hashish.

Due fori di proiettile e sei bossoli, sono stati trovati di fronte al ristorante dopo la segnalazione di due cittadini, presentatisi in caserma per denunciare gli spari sentiti la notte precedente.

La mafia, nel ragusano, c'è sempre stata, basti considerare l'importanza che, per le organizzazioni criminali, ricopre il mercato ortofrutticolo di Vittoria (rientrato nella più ampia inchiesta “Sud Pontino” che ha coinvolto anche il mercato ortofrutticolo di Fondi, a Latina) o lo scioglimento per infiltrazione mafiosa del comune di Scicli già nel 1993, ma fino ad ora si era sempre resa invisibile, alimentando maggiormente l'ala “affaristica” che non quella militare.
Capire il perché di questo cambio di rotta può essere il primo passo per bloccare l'escalation violenta sul nascere.

Tra i pomodorini finto-italiani, blitz della Finanza al mercato ortofrutticolo di Vittoria

Vittoria (Ragusa) – Commissari ortofrutticoli, commercianti, componenti della Commissione mercato ed impiegati comunali. In tutto sono 74 le persone denunciate dalla Guardia di Finanza al termine di un lavoro di indagine durato due anni e volto a monitorare il movimento di denaro dei commercianti e dei commissari al mercato ortofrutticolo – tra i più grossi di tutto il Sud con un volume di circa 2,5 milioni di quintali di prodotti destinati ai mercati del Nord Italia ed europei – che ha portato a far emergere redditi non dichiarati per 18 milioni di euro, derivanti dalla creazione di un mercato parallelo delle concessioni dei box (una ventina quelli interessati).
I reati ipotizzati vanno dalla frode in commercio alla bancarotta fraudolenta, passando per truffa, turbativa d'asta, abuso d'ufficio, peculato, falso e favoreggiamento reale, inseriti in un dossier di 229 pagine consegnato al procuratore della Repubblica di Ragusa Carmelo Petralia.

Gli accertamenti hanno anche permesso l'individuazione di una frode alimentare commessa da tre operatori del settore, che avrebbero messo in commercio nei mercati del Nord Italia circa 27 tonnellate di pomodorini prodotti ufficialmente in Italia ma di provenienza tunisina, attraverso il passaggio tra varie aziende gestite dagli indagati, necessari a rendere più difficili i controlli sulla filiera. Le indagini si sono concentrate in particolare su molti casi di doppia attività dei commissari, che non solo svolgevano il loro compito di intermediazione ma si inserivano nella filiera anche come compratori – direttamente o attraverso società esterne a loro collegate - riuscendo così ad abbassare i prezzi pagati ai produttori. Da accertare, inoltre, il numero di licenze di concessionario ortofrutticolo rilasciate a persone che non ne avrebbero avuto i requisiti previsti dalla legge.
Ancora aperto il filone d'inchiesta volto ad individuare eventuali infiltrazioni della criminalità organizzata.

«Se le responsabilità saranno accertate» - commentano dalla Coldiretti - «all'inganno nei confronti dei cosumatori italiani che pensavano di acquistare pomodorini siciliani, si aggiunge il danno gravissimo provocato all'economia siciliana e ad uno dei suoi prodotti più tipici». È anche per effetto dei pomodorini tunisini spacciati per italiani, dicono dalla Coldiretti, che la produzione locale è crollata di oltre un terzo dallo scorso anno, costringendo alla chiusura molte aziende.