L'onorificenza. Partiamo dal “premio”. Dieci giorni fa[1] il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ufficializzava sul suo canale Twitter la decisione di insignire lo scrittore della cittadinanza onoraria. L'idea circola da un paio d'anni, da quando cioè a Saviano fu negato l'Ambrogino d'oro nel 2009 e, l'anno successivo, la stessa cittadinanza onoraria in quanto Saviano aveva raccontato delle infiltrazioni mafiose nel Nord Italia, suscitando le ire della Lega Nord.
Stessa richiesta è stata fatta da Dario Nanni, consigliere romano del Partito Democratico, «per dimostrare che la nostra città è solidale e sostiene chi rischia in prima persona per la legalità», le sue parole.
L'accusa. Ci aveva già pensato il sociologo Alessandro Dal Lago con il suo “Eroi di carta” qualche mese fa, a smontare il Saviano-personaggio[2].
Un'altra – e forse più dura – accusa arrivava lo scorso maggio dalle pagine de “Il Giornale”[3]. Ad esternarla non un sociologo, uno che scrive libri. Ma un prete. Anticamorra, per giunta. Quel don Aniello Manganiello (nella foto) che per sedici anni la camorra l'ha combattuta guardandola dritta negli occhi a Scampia, dove Saviano «non ha abitato nemmeno per un giorno nel quartiere né vi ha sostato a lungo» pur parlandone da “esperto”. «Quando assassini e spacciatori gli hanno chiesto un futuro diverso per i loro figli» - scriveva nell'articolo Gian Marco Chiocci - «io non ho mai mandato quei ragazzi ai cortei anticamorra, con una bandiera in mano, un paio di slogano e tanta voglia di urlare. Perché io devo trovare soluzioni, i soldi per farli mangiare, per impedire che le ragazze si sentano obbligate ad abortire, per comprare i pannolini e pagare le bollette», raccontava don Aniello.
Il “premio” per il suo lavoro è stato l'allontanamento da Scampia ed un trasferimento a Roma nel 2010.
Così come, sempre nel 2010, il “premio” vinto da chi tentava di togliere i ragazzi e le ragazze che abbandonavano – e continuano ad abbandonare – la scuola per abbracciare il modello sociale della criminalità organizzata, i “maestri di strada”, come vennero chiamati, è stato quello di vedersi tagliare i fondi per il loro progetto “Chance”[4].


