«The whole world is watching». Il mondo vi sta guardando, urlavano i manifestanti in quei giorni. Oggi degli altri manifestanti, a migliaia e migliaia di chilometri dagli Stati Uniti, dal centro dell'Impero, stanno manifestando. Per le strade di Teheran e delle altre città della Repubblica Islamica dell'Iran si continua a scendere in piazza per chiedere cose come «libertà» e «democrazia», espressioni poetiche e suggestive, parafrasando Gaber. Già, ma quale «libertà» e quale «democrazia»? Questo dobbiamo ancora capirlo.
La storia degli scontri in Iran – stando ai media del circuito mainstream – si può banalmente riassumere in questi termini: c'è un signore brutto, sporco e cattivo, salito al potere con la menzogna, che vuole la bomba nucleare per distruggere il mondo. È quindi normale che “le forze del Bene Supremo” entrino in azione per impedire ciò e portare quelle libertà e – soprattutto – la democrazia che il popolo oppresso chiede. Semplice, no?
