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Messico, Alejandro Poiré è il nuovo ministro dell'Interno

Città del Messico, 21 novembre 2011 - Alla fine dello scorso mese parlavamo di come, in Messico, ogni tanto il giornalismo dia qualche bella notizia (nella fattispecie, la vittoria del premio “Courage in Journalism” alla direttrice del settimanale Zeta, Adela Navarro Bello[1]). Questa settimana invece dobbiamo tornare a parlarne per l'attentato – fortunatamente senza vittime – che lunedì scorso è stato portato al giornale “El Siglo de Torreón”, nello stato di Coahuila, nel nord-est del paese.

Alle 2.40 del mattino di lunedì scorso, infatti, due veicoli non identificati con a bordo tre uomini hanno esploso alcuni colpi di AK-47 sulla facciata della sede del giornale, concludendo il raid con una granata a frammentazione detonata nell'impatto con l'ingresso del giornale (come è visibile dalla foto).
Intervistato telefonicamente, Javier Garza Ramos, vicedirettore del giornale, ha evidenziato come né il giornale né i suoi collaboratori abbiano ricevuto alcuna minaccia che potesse far prevedere l'attacco, motivo per il quale non è chiaro quale sia stata la motivazione che ha spinto gli attentatori. È bene ricordare, però, che già nell'agosto del 2009 il giornale aveva subito un attacco simile.

Come ricorda il quotidiano Milenio[2], l'attacco al cuore dell'informazione messicana, nell'ultimo decennio ha comportato l'omicidio di 70 giornalisti, di cui 13 nel 2011.

La conta. Sempre Milenio, in un articolo pubblicato lo scorso venerdì[3], definisce il “conto dei morti” al di là ed al di qua della frontiera con gli Stati Uniti, dove nel 2011 sono stati uccisi circa 54 esponenti delle forze dell'ordine (includendo anche forze speciali ed FBI), cioè poco più del doppio degli omicidi che, in Messico, sono stati registrati nella sola Torreón.
Come sottolinea Eduardo Olmos Castro, sindaco della cittadina messicana, «è necessario dare incentivi a chi decide di esercitare questa professione, attraverso stimoli economici, equipaggiamenti migliori così come è necessario dar loro condizioni di vita ed educazione migliori per loro e le loro famiglie», data anche la sempre più alta percentuale di poliziotti che sempre più spesso, tenendo conto in primis proprio del fattore economico, decidono di passare dall'altra parte.

Messico, combattere il narcotraffico a colpi di...fumetto



Città del Messico, 11 ottobre 2011 - Se i narcotrafficanti utilizzano le “narcocorridos” - la versione messicana dei neomelodici che inneggiano alla camorra – o i “narcomessaggi” che sempre più spesso accompagnano i morti ammazzati dai cartelli, il governo di Felipe Calderon risponde con i fumetti.

Sono dieci, per ora, i video-fumetti realizzati dal governo federale – tutti disponibili sul canale youtube – con i quali si sta tentando di combattere il fenomeno del narcotraffico su un piano diverso da quello militare (dove la situazione – fatta spesso di militari corrotti – è pressoché fallimentare).

Il lavoro intrapreso, spiega Alejandro Poire, portavoce del settore sicurezza del governo federale, «fa parte di una strategia globale che prevede in parte anche l'uso della forza pubblica. Inoltre stiamo lavorando anche con altri stati per cercare di fare formazione e tentare di prevenire azioni criminali. A tutto questo si deve aggiungere il lavoro di partnership fra i diversi stati del Messico». Il messaggio che si vuole far passare attraverso questi video-fumetti, è che «solo attraverso le istituzioni del Paese si potrà creare una società che viva in sicurezza e che questa sia duratura», continua Poire. «Nessuno, ad iniziare dallo Stato, dovrà scendere a patti o addirittura trattare con i criminali».

Presentati da un video dello stesso portavoce, i “10 miti della lotta per la sicurezza” hanno il compito di destrutturare quelli che secondo il governo sono stereotipi (o “miti”, come definiti nei video) con i quali l'operato del governo viene presentato, tra i quali il fatto che le strategie utilizzate facciano uso della sola forza militare (mito numero 1), che l'unico soluzione possibile sia quella di negoziare con i cartelli (mito numero 4) o che il Messico sia il paese più violento del mondo (mito numero 10)

Quanti di questi video-fumetti saranno poi tradotti con reali politiche di contrasto al fenomeno e quanti rimarranno invece mera propaganda sarà il tempo a dirlo.

di seguito i "10 miti"