I panni sporchi di Peña Nieto

foto: solo-opiniones.com
Città del Messico (Messico) – Pri vince, Pan e Prd perdono. Enrique Peña Nieto vince, Andrés Manuel Lopez Obrador perde, di nuovo. Come nel 2006, quando il sistema consolidato dei brogli elettorali portò all'epoca calderonista, alla “guerra al narcotraffico” che ha fatto più di 60.000 morti in sei anni lasciando mano libera al Cártel de Sinaloa di Joaquín “El Chapo” Guzmán Loera, diventato in questi sei anni “l'imprendibile” perché a nessuno è mai interessato catturarlo realmente. Tanto è vero che la mattina del 20 gennaio 2001 – epoca in cui Guzmán Loera non è ancora il narcotrafficante più importante del Messico ed è detenuto presso il carcere di Puente Grande, nello Stato di Jalisco – Guzman Loera non scappa in modo rocambolesco come racconta la versione ufficiale del governo ma, semplicemente, esce dalla porta principale, con la complicità di circa 70 persone all'interno del carcere, come documenta la giornalista d'inchiesta messicana Anabel Hernández ne “Los Señores del Narco”[1] (libro non reperibile in italiano). Tra coloro che all'epoca chiusero ambedue gli occhi sulla vicenda c'era Vicente Fox, da poco eletto presidente il quale, come è sempre la Hernández a raccontare[2] ha per questo ricevuto ben 20 milioni di dollari.

Proprio Fox era stato l'uomo che aveva chiuso la lunghissima epoca del Partido Revolucionario Institucional (che di rivoluzionario, comunque, ha solo il nome) durata qualcosa come 70 anni e che oggi torna a scrivere un nuovo capitolo della storia messicana attraverso la “telecracia peñista”, come la definisce Jenaro Villamil, giornalista per la rivista Proceso. Ma andiamo con ordine.

Peña Nieto, il vecchio che avanza. In questi giorni in Italia su Enrique Peña Nieto si è scritto poco, e quel poco è stato spesso scritto anche male, arrivando ad etichettarlo come “rivoluzionario” solo in base al nome del suo partito.
Nato nel 1966 ad Atlacomulco, nel nord dello Stato del Messico, avvocato, gaffeur[3], noto playboy con cinque figli – due dei quali avuti fuori dal matrimonio – e svariate relazioni (tutte da confermare le voci che ne vorrebbero alcune omosessuali), due matrimoni entrambi chiacchierati: la sua prima moglie è infatti morta in circostanze più che misteriose mentre la seconda è la nota attrice di telenovelas Angélica Rivera. Nota la sua vicinanza all'Opus Dei.

A lui i poteri che governano il Messico – tra cui anche quello dei cartelli della droga, che hanno optato per una vera e propria tregua elettorale durante il voto – hanno affidato le chiavi per riportare il Partido Revolucionario al potere, chiudendo almeno per il momento l'epoca del PAN (Partido Acción Nacional, il partito di centro-destra di cui fanno parte sia Vicente Fox che Felipe Calderón Hinojosa, ultimi due presidenti in carica).

Maco "el Coyote", storia di un trasportatore di migranti


"Coyote", nell'America centrale e meridionale, è l'appellativo con cui si identificano quelli che "aiutano" i migranti a passare illegalmente la frontiera tra Messico e Stati Uniti.

Maco è uno di loro. Accompagna Clauda, Yolanda e Cara de Güisa in quello che, lui dice, sarà il suo ultimo viaggio. Un viaggio che ai tre, partiti dal Guatemala, è costato 6.000 dollari. Tre settimane - tanto, in media, dura il viaggio - vissute tra possibilità di essere arrestati durante i controlli transfrontalieri in Messico, derubati in quella che diventa una vera e propria guerra tra poveri o, come spesso succede, violentate se si è donne.

"Coyote", diretto dal regista andaluso Chema Rodríguez, è andato in onda su "La 2" (televisione spagnola) lo scorso 19 maggio.
«Abbiamo conosciuto Maco in un bar di Ciudad de Guatemala» – raccontava il regista durante la presentazione del documentario al Festival di Berlino - «Ci ha presentato 25 persone che volevano emigrare negli Stati Uniti e che aspettavano solo l'opportunità di farlo. Noi abbiamo scelto i tre migranti che reagivano meglio alle telecamere. E a partire da questi si è organizzato il viaggio». Chema Rodríguez, durante quella stessa presentazione, ha sottolineato come i poliziotti si sforzassero di far mostrare la "faccia buona" alle telecamere, ma la realtà della loro corruzione - nota in tutto il mondo - è decisamente diversa.


"Ho sempre voluto scrivere un libro per raccontare la mia vita e le mie storie. Ma dato che la gente non legge, ho preferito una pellicola".
[Maco]