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| foto: peacelink.it |
Durante la latitanza – Santapaola era infatti riuscito a sfuggire al blitz del 3 novembre 2010 – lo stesso Tribunale aveva annullato l'ordine di arresto, decisione che aveva portato la Procura catanese a ricorrere in Cassazione che, ribaltando la decisione del Tribunale, aveva ripristinato la validità dell'ordine di arresto, anche a seguito della decisione di un altro Tribunale del riesame, che ritenendo ancora valide le esigenze cautelari, aveva ripristinato l'ordine di arresto eseguito ieri.
L'accusa che gli viene mossa è quella di essere stato il punto di riferimento di Vincenzo Aiello, attualmente al vertice della cosca catanese ed entrato anche lui nell'operazione “Iblis”. Secondo gli inquirenti quest'ultimo avrebbe avuto accesso diretto alla segreteria politica di Angelo Lombardo, parlamentare e fratello del governatore della Regione Raffaele Lombardo.
Immediata la replica dello studio legale Strano Tagliareni, difensore di “Enzu u nicu”, che ha evidenziato come il ripristino dell'ordine di carcerazione «rappresenta l'ennesima dimostrazione di quanto risulti difficile, a volte impossibile, giudicare un uomo invece di un cognome». «Con amarezza», continuano i legali in una nota diffusa dalle agenzie, «dobbiamo constatare che non basta condurre una vita onesta e svolgere una lecita attività lavorativa, come certificato da rapporti della polizia di Stato, per ottenere di essere giudicati in base alle proprie azioni, invece che in base a pregiudizi».
Le operazioni “Orsa Maggiore” (1993, che indagava sulle vicende delle famiglie catanesi tra gli anni Settanta e Novanta)[1], “Orione 2” (agosto 1999, operazione volta a bloccare la faida in atto tra i Santapaola e i corleonesi) e l'operazione “Plutone” del 2007[2], dove Vincenzo Santapaola venne accusato di avere un ruolo di primo piano all'interno della famiglia Santapaola-Ercolano attraverso il controllo delle estorsioni insieme al fratello Francesco e ad altri, raccontano una storia diversa.


