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Diciannove ordinanze contro il clan Carateddi, c'è anche un medico compiacente

foto: ienesicule.it
Questo articolo lo trovate anche su InfoOggi.it http://www.infooggi.it/articolo/diciannove-ordinanze-contro-il-clan-carateddi-ce-anche-un-medico-compiacente/29537/#prettyPhoto

Catania – Sono in tutto diciannove le ordinanze di custodia cautelare emesse nei giorni scorsi nell'ambito di un'operazione antidroga contro esponenti del clan catanese dei Cappello-Bonaccorsi-Carateddi. Tra queste, cinque riguardano soggetti già in stato detentivo, cioè Alessandro Bonaccorsi, Filippo Crisafulli, Orazio Finocchiaro, Giovanni Musumeci e Roberto Scrivano. Proprio Bonaccorsi – in carcere dal 2010 – è considerato il reggente della famiglia dei Carateddi dopo l'arresto del boss Sebastiano Lo Giudice avvenuto nel marzo di due anni fa.

Affetto da una grave pancreatite per una ferita da arma da fuoco, Bonaccorsi avrebbe simulato un aggravarsi della situazione clinica al fine di evitare il carcere, trovando alleanza – dietro il corrispettivo di “regalie varie” - nella dottoressa Maria Costanzo, dirigente medico dell'ospedale Vittorio Emanuele ed attualmente agli arresti domiciliari. A lei vengono contestati i reati di falso in atto pubblico e corruzione in atti giudiziari. Dalle indagini è emerso come la dottoressa si sia reiteratamente prestata a richiedere esami specifici ed un intervento operatorio necessario solo all'ottenimento degli arresti domiciliari, interventi – come ha spiegato il procuratore aggiunto Amedeo Bertone (al centro, nella foto) - «che Bonaccorsi puntualmente non effettuava, ma che gli consentivano di uscire dal carcere. Tutto questo a rischio e pericolo della propria salute».
Alla base della necessità di uscire dal carcere, come ha spiegato il procuratore Pasquale Pacifico - fatto oggetto, a marzo, di un progetto omicida ideato da Orazio Finocchiaro[1] - il controllo dei traffici di droga.

L'operazione – iniziata nel marzo 2010 e da intendersi come un naturale epilogo dell'operazione denominata “Revenge” conclusasi nell'ottobre 2009 – ha permesso di trovare conferma dell'estensione del traffico degli stupefacenti in mano al clan Cappello permettendo al contempo il monitoraggio dei tentativi di riassetto interni al gruppo in seguito all'operazione “Revenge” da parte degli inquirenti, che hanno definito come fondamentale l'apporto delle intercettazioni ambientali, in particolare quelle utilizzate verso Maria Bonnici, Emilia Anastasi, Bruna e Daniela Strano, mogli, sorelle e compagne degli arrestati incaricate di mantenere i rapporti con l'esterno e per questo accusate di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti.

Gli arrestati. Emilia Anastasi, 33 anni; Rocco Anastasi, 56 anni; Maria Bonnici, 53 anni; Concetto Antonino Bonvegna, 61 anni; Filippo Bonvegna, 34 anni; Salvatore Bonvegna, 32 anni; Salvatore Bracciolano, 30 anni; Maria Costanzo, 63 anni; Paolo Ferrara, 38 anni; Massimo Leonardi, 40 anni; Marco Rapisarda, 35 anni; Bruna Strano, 29 anni; Daniela Strano, 38 anni; Marco Strano, 30 anni. Raggiunti dall'ordinanza in carcere Alessandro Bonaccorsi, 34 anni; Filippo Crisafulli, 50 anni; Orazio Finocchiaro, 40 anni; Giovanni Musumeci, 40 anni; Roberto Scrivano, 48 anni.


Note
[1] http://senorbabylon.blogspot.it/2012/03/catania-il-clan-dei-carateddi-voleva.html

Rifiuta di firmare un falso certificato medico per Lombardo, il direttore dell'ospedale lo licenzia


Catania, 24 ottobre 2011 – Il 17 maggio del 2010 è una data che il dottor Alberto Lomeo (nella foto), responsabile del reparto di chirurgia vascolare dell'ospedale Cannizzaro di Catania non dimenticherà tanto facilmente. Perché quel giorno, in qualche modo, firmò il suo licenziamento, notificatogli solo lunedì scorso. Il motivo? Essersi messo “di traverso” a Raffaele Lombardo.

L'antefatto. Il dottor Lomeo, infatti, quel 17 maggio decise di non apporre la propria firma sul referto medico con il quale i suoi colleghi diagnosticavano al presidente della Regione un “aneurisma aortico”, in quanto non esisteva alcun esame che giustificasse una diagnosi simile. Oltre a questo, decise anche di denunciare l'accaduto alla Procura.
In quei giorni Raffaele Lombardo era un personaggio “a rischio”, in quanto aveva appena ricevuto la notizia di essere stato indagato per concorso esterno in associazione mafiosa (reato che poi sappiamo essere stato derubricato a semplice “voto di scambio”), e dunque occorreva – dato l'evidente pericolo di arresto – un modo per evitare il carcere.

Da quel momento i rapporti tra il primario e Francesco Poli, manager dell'azienda messo lì proprio da Lombardo, divennero sempre più tesi, fino ad arrivare alla conclusione del rapporto di lavoro per «comportamento contrario alla correttezza ed alla lealtà», come scritto nelle nove pagine con cui si dà il benservito al dottor Lomeo, il quale ha sottolineato come «il presidente Lombardo, al suo insediamento, ha deciso di sostituire ogni primario o dirigente che non facesse capo a lui con i suoi fedeli. La mia sostituzione da parte del fedele Poli doveva avvenire molto prima ma è stata ritardata dalla vicenda che conosciamo».
A riprova di quanto sostiene, ci sarebbe un passaggio in quella stessa lettera di licenziamento che lascia pochi dubbi sulle reali motivazioni del licenziamento. Il direttore generale, infatti, cita come causa «una particolare vicenda, arbitrariamente resa nota all'opinione pubblica, che ha esposto l'azienda a terzi ad un grave nocumento all'immagine e ha provocato negli organi regionali e giudiziari la legittima preoccupazione e necessità di far luce sui fatti denunciati».

Il motivo “ufficiale” del licenziamento – che in realtà in un paese normale dovrebbe portare a ben altri risultati – sarebbe stata la decisione del primario di chiudere alcune stanze di degenza nel suo reparto in quanto potenzialmente a rischio infezione batterica, che dunque venivano rese inagibili in attesa di disinfestazione.

Rimane poi una interessante domanda: come può un individuo essere colpito da «aneurisma aortico di sede non specificata senza menzione di rottura» senza rendersene conto, dato che lo stesso Raffaele Lombardo dichiarò al freepress d'inchiesta “Sud” - che per aver pubblicato il referto si vide ritardare l'uscita nelle edicole - di essere in buona salute?