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Trapani, 13 ottobre 2011 – Con l'udienza numero 19 è ripartito ieri il processo per l'omicidio di Mauro Rostagno, sociologo e giornalista di Radio Tele Cine (Rtc) ucciso a Valderice dalla mafia trapanese il 26 settembre 1988. Venne ucciso con quattro colpi di fucile e due di pistola sparati ai polmoni ed al cuore. L'ultimo alla testa, come si fa nelle esecuzioni.
Tutti sanno che questo è un omicidio di mafia. Lo sostenne fin da subito Calogero Germanà, l'allora capo della squadra mobile trapanese, lo dicono i pentiti e la Procura di Palermo. Lo dice Totò “'u curtu” Riina, per il quale Mauro Rostagno era una “camurria”, una seccatura.
Sul banco degli imputati il killer – ed ex campione di tiro a volo della nazionale italiana -Vito Mazzara come esecutore materiale del delitto e Vincenzo Virga, capomafia trapanese, ritenuto uno dei mandanti dell'omicidio nonostante non sia mai comparso in un articolo del giornalista (la sua caratura criminale, infatti, venne accertata solo alcuni anni dopo).
A parlare, nell'udienza tenutasi ieri presso la Corte d'Assise trapanese, è uno dei personaggi più importanti per quanto riguarda la parte processuale dell'omicidio. Giuseppe Linares, infatti, è l'ex capo della squadra mobile (oggi a capo della Criminalpol) di Trapani a cui si deve la riapertura del caso nel 2008, quando le indagini erano ad un passo dall'archiviazione.
Interrogato dai pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Palermo Francesco Del Bene e Gaetano Paci, Linares ha spiegato come l'idea di riaprire le indagini, all'epoca, venne da una semplice constatazione: «il modus operandi simile ad altri delitti».
Da qui, dunque, la necessità di riprendere in mano tutto il materiale fin lì prodotto per accertarsi se le indagini erano state svolte nel migliore dei modi. Come primo atto, la squadra mobile chiese una nuova perizia balistica, a fini comparativi, sui bossoli ritrovati sulla scena del crimine.
Il processo attualmente in corso sta dimostrando, peraltro, come per oltre venti anni non solo le indagini sono state fatte in maniera fortemente lacunosa (quanto volutamente?) e che, addirittura, alcuni verbali ed alcune testimonianze sono irreperibili o addirittura reperibili in fascicoli sbagliati e che, se immediatamente utilizzati, avrebbero portato alla chiusura delle indagini da molto tempo.
Tutti sanno che questo è un omicidio di mafia. Lo sostenne fin da subito Calogero Germanà, l'allora capo della squadra mobile trapanese, lo dicono i pentiti e la Procura di Palermo. Lo dice Totò “'u curtu” Riina, per il quale Mauro Rostagno era una “camurria”, una seccatura.
Sul banco degli imputati il killer – ed ex campione di tiro a volo della nazionale italiana -Vito Mazzara come esecutore materiale del delitto e Vincenzo Virga, capomafia trapanese, ritenuto uno dei mandanti dell'omicidio nonostante non sia mai comparso in un articolo del giornalista (la sua caratura criminale, infatti, venne accertata solo alcuni anni dopo).
A parlare, nell'udienza tenutasi ieri presso la Corte d'Assise trapanese, è uno dei personaggi più importanti per quanto riguarda la parte processuale dell'omicidio. Giuseppe Linares, infatti, è l'ex capo della squadra mobile (oggi a capo della Criminalpol) di Trapani a cui si deve la riapertura del caso nel 2008, quando le indagini erano ad un passo dall'archiviazione.
Interrogato dai pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Palermo Francesco Del Bene e Gaetano Paci, Linares ha spiegato come l'idea di riaprire le indagini, all'epoca, venne da una semplice constatazione: «il modus operandi simile ad altri delitti».
Da qui, dunque, la necessità di riprendere in mano tutto il materiale fin lì prodotto per accertarsi se le indagini erano state svolte nel migliore dei modi. Come primo atto, la squadra mobile chiese una nuova perizia balistica, a fini comparativi, sui bossoli ritrovati sulla scena del crimine.
Il processo attualmente in corso sta dimostrando, peraltro, come per oltre venti anni non solo le indagini sono state fatte in maniera fortemente lacunosa (quanto volutamente?) e che, addirittura, alcuni verbali ed alcune testimonianze sono irreperibili o addirittura reperibili in fascicoli sbagliati e che, se immediatamente utilizzati, avrebbero portato alla chiusura delle indagini da molto tempo.

