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#Celochiedeleuropa. Il voto italiano: una minaccia o una promessa per l'Unione Europea?
#Celochiedeleuropa. Il voto italiano: una minaccia o una promessa per l'Unione Europea?
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| foto: http://europa.eu/ |
Cameron vs Einaudi
Riadattando uno dei più noti momenti della storia recente italiana – il lancio delle monetine contro l'allora leader del Partito Socialista Bettino Craxi davanti all'hotel Raphael il 30 aprile 1993, emblema del passaggio storico tra la Prima e la Seconda Repubblica italiana – l'euroscetticismo che arriva dalle elezioni italiane può rappresentare un evento molto simile sul piano sovra-nazionale: la chiusura della “Prima Repubblica” Europea per entrare nella “Seconda”, nella quale la prima questione da porsi è chi comanda davvero.
Riadattando uno dei più noti momenti della storia recente italiana – il lancio delle monetine contro l'allora leader del Partito Socialista Bettino Craxi davanti all'hotel Raphael il 30 aprile 1993, emblema del passaggio storico tra la Prima e la Seconda Repubblica italiana – l'euroscetticismo che arriva dalle elezioni italiane può rappresentare un evento molto simile sul piano sovra-nazionale: la chiusura della “Prima Repubblica” Europea per entrare nella “Seconda”, nella quale la prima questione da porsi è chi comanda davvero.
Una questione di “centri del potere”, in buona sostanza, che pone l'attenzione sul tipo di distribuzione del potere decisionale nel continente, nell'impossibilità di poter continuare in una cornice in cui ad un potere formale delle istituzioni europee si aggiunge, spesso sostituendolo, quello delle capitali europee, Berlino in testa.
In tal senso, le elezioni italiane possono rappresentare un modo perfetto per aprire il dibattito europeo anche a chi fino ad oggi ha potuto solo subire gli effetti di decisioni alle quali non aveva accesso: quella cittadinanza messa da Commissione e Parlamento Europeo al centro dell'European Year of Citizens (e dei due milioni del programma ”anti-euroscetticismo”, come riporta Carmine Gazzanni su Infiltrato.it).
In tal senso, le elezioni italiane possono rappresentare un modo perfetto per aprire il dibattito europeo anche a chi fino ad oggi ha potuto solo subire gli effetti di decisioni alle quali non aveva accesso: quella cittadinanza messa da Commissione e Parlamento Europeo al centro dell'European Year of Citizens (e dei due milioni del programma ”anti-euroscetticismo”, come riporta Carmine Gazzanni su Infiltrato.it).
«A quasi sessant'anni da quando il Trattato di Roma diede ufficialmente vita alla Comunità economica europea», scriveva a gennaio Andre Wilkens su Project Syndicate (qui l'articolo in italiano) «i dibattiti che si svolgono in tutta l'Ue continuano a essere in buona parte condotti da attori nazionali in forum nazionali e con lo sguardo rivolto ai soli interessi nazionali», a riprova di quello che Umberto Eco ha definito “provincialismo ipoeuropeo”.


