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Risarcite 17 vittime di tratta per sfruttamento sessuale. Le associazioni: necessaria una legge

foto: sardegnasolidale.it
Questo articolo lo trovate anche su InfoOggi.it http://www.infooggi.it/articolo/risarcite-17-vittime-di-tratta-per-sfruttamento-sessuale-le-associazioni-necessaria-una-legge/28487/

L'Aquila, 9 giugno 2012 – La sentenza è di quelle storiche, seppur passata sottotraccia per effetto di quella che i giornalisti chiamano “notiziabilità”: nei giorni scorsi, la Corte d'assise d'appello dell'Aquila ha riconosciuto una provvisionale immediata – una specie di anticipo su risarcimento danni – di cinquantamila euro a diciassette donne nigeriane vittime di tratta a fine di sfruttamento sessuale.
La decisione arriva a conclusione dell'operazione denominata Sahel, iniziata dai carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale nel 2007 anche grazie alla denuncia di Lilian Salomon (la cui storia ho raccontato a novembre[1], in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne ed alla quale è stato intestato anche un fondo[2]) e che ha portato nel 2010 all'arresto di ventisei persone, su richiesta della locale Procura distrettuale antimafia, che aveva contestato loro i reati di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione, riciclaggio ed interruzione abusiva di gravidanza. Il gruppo si occupava di tutte le fasi della tratta, dalla scelta delle ragazze in Nigeria - quasi sempre da Benin City, come ricorda Isoke Aikpitanyi (nella foto) ne “Le ragazze di Benin City”, libro che invito a leggere quanti volessero approfondire il tema - fino allo sfruttamento vero e proprio, passando per il viaggio tra Nigeria, Londra, Parigi per poi giungere in Italia.

La sentenza che costituisce «un risultato che apre un nuovo scenario: il riconoscimento del diritto al risarcimento del danno per le vittime della tratta di esseri umani», come annuncia l'associazione On the Road – che dal 1990 opera per togliere le ragazze dal marciapiede e dalle mani dei nuovi schiavisti – costituisce uno spartiacque anche per la giurisprudenza.
Questa, infatti, prevede non solo la confisca dei beni dei trafficanti, ma anche che questi vengano riassegnati alle ragazze ed alle associazioni che operano contro il fenomeno della tratta a scopo di sfruttamento sessuale. «Il nostro ufficio legale» - spiega il presidente dell'associazione On the Road Vincenzo Castelli all'agenzia Redattore Sociale - «lavora sul tema del risarcimento del danno con determinazione, perché siamo convinti che la direttiva europea numero 36 del 2001 [concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime[3], ndr] possa e debba trovare piena applicazione.

25 Novembre, Giornata contro la violenza sulle donne. La storia di Lilian


Nera – Welcome to my world di Andrea Deaglio - Associazione Antiloco. Premio "L'anello debole" 2007 - Opera vincitrice della sezione "Cortometraggi della realtà"


Teramo - Venerdì 25 novembre, sarà – come ricorda Marika Di Cristina su InfoOggi.it[1] - la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
«La prima causa di morte e invalidità permanente per le donne fra i 16 e i 44 anni in occidente e nel mondo è la violenza subita da familiari o conoscenti. Violenze psicologiche, minacce, schiaffi, calci, pugni, strangolamenti e soffocamenti, stupri, ustioni chimiche, molestie, rapporti sessuali non desiderati o umilianti» recita il pay-off di “Dannato Silenzio”[2], il video realizzato da Genova Palazzo Ducale Fondazione Cultura in collaborazione con Genova Città Digitale.

C'è, però, un'altra forma di violenza sulle donne. Una forma che, riprendendo gli studi sulla violenza di Johan Galtung[3], sociologo e matematico norvegese padre dei “peace studies”, potremmo definire “strutturale”. Ma voglio raccontarvela attraverso una storia.

«Sono venuta in Italia a causa della mia situazione familiare». A parlare è Lilian, 23 anni, nigeriana. «Prima di partire per l'Italia ho fatto un giuramento di fronte ad uno stregone. Il giuramento consisteva nel fatto che non avrei dovuto mandare soldi a casa a loro insaputa e non avrei dovuto denunciarli alla polizia, altrimenti il giuramento si sarebbe rivoltato contro di me. Mi hanno chiesto di pagare 62.000 euro».

Quei “loro” che la portano in Italia sono gli sfruttatori, perché Lilian – come le altre 140.000 vittime del traffico di esseri umani destinati alla prostituzione – viene portata in Italia con la promessa di un lavoro che le avrebbe fatto guadagnare tanti soldi in poco tempo. Ma si sa, c'è sempre un lato nascosto nei soldi facili, e per Lilian questo è la strada. È proprio lei, attraverso “Schiavi”, di Giuseppe Laganà (andato in onda sulla terza rete Rai il 27 luglio 2011[4]) a raccontare la sua storia.

Il giuramento, una pratica a metà tra il contratto legale e la pratica magico-religiosa chiamata “juju” - raccontata, il 7 aprile scorso, dalla giornalista Jenny Kleeman sulle pagine del quotidiano britannico The Independent[5], prevede che il corpo delle ragazze venga segnato con le lamette vede molta della sua forza nella credenza che qualcosa di male possa capitare, alle ragazze o ai loro familiari, qualora il giuramento venga spezzato.