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La cooperazione in Afghanistan? Oppio e aiuti internazionali

foto: nigrizia.it

Kabul (Afghanistan) - Oppio e aiuti internazionali. Sono queste le basi dell'Afghanistan liberato, dove la cooperazione occidentale ha portato con se, oltre agli immancabili interessi delle grandi società, anche un ben avviato traffico di droga dei contingenti occidentali, come scrivevamo ieri. La domanda da cui partire oggi è quella che, dopo 53 morti, in Italia ancora pochi si fanno: che ci siamo andati a fare in Afghanistan?

Esportiamo democrazia? No, mazzette. Stando alle cifre presentate nel 2011 alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, per la nostra missione umanitaria dal 2001 al primo semestre 2011 l'Italia ha speso circa 4,07 miliardi di euro, per la maggior parte (87%) in spese militari, confermando ancora una volta come il nostro sia diventato ormai un vero e proprio Warfare State. Non è dato sapere, però, se in tutto quel denaro sia compreso anche quello utilizzato per comprare – letteralmente – i taleban, come riporta un dispaccio dell'ambasciata statunitense. Nonostante le smentite ufficiali e la reprimenda di George W. Bush, guarda caso i grandi attentati si sono registrati proprio quando il flusso di denaro veniva meno. Ne sa qualcosa il contingente francese che, sostituendoci nell'agosto 2008 al comando del distretto di Sarobi, vicino Kabul, non era stato messo al corrente di questa pratica. Dieci legionari morti e 21 feriti il salato conto di questa dimenticanza

Grazie alla partnership tra Wikileaks e L'Espresso è, inoltre, possibile smontare l'ipocrisia della nostra “missione di pace”, trasformandola in una meno costituzionale e meno etica missione di guerra, dove ruolo di primo piano lo hanno avuto i “veicoli neri” della Folgore, che tra maggio e dicembre 2009 ha «cambiato il volto della presenza italiana in Afghanistan». Tra i 14.000 file – scrivevano nel 2010 Gianluca Di Feo e Stefania Maurizi – si può leggere «un diario impressionante in cui sono elencate diverse centinaia di combattimenti, con decine di italiani feriti in modo più o meno grave di cui non si è mai saputo nulla» che registra anche l'uso di razzi al fosforo bianco e le “Bunkerbuster”, capaci di penetrare anche i bunker sotterranei. Così come nulla si sa di un prigioniero custodito dagli americani consegnato al governo di Roma il 20 dicembre 2009 all'aeroporto di Bagram. Perché quest'uomo, identificato solo come un “terrorista straniero” interessava così tanto le nostre autorità? È ancora sotto consegna o è stato liberato?

Approfondimento: “Afghanistan, ecco la verità”, di Gianluca Di Feo e Stefania Maurizi, L'Espresso, 15 ottobre 2010.