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Quei 13 milioni su cui litiga l'antiracket siciliano

foto: narcomafie.it

Palermo, 11 marzo 2012 - Tredici milioni e quattrocentomila euro. A tanto ammonta il finanziamento che il ministero dell'Interno ha concesso alla Federazione delle Associazioni Antiracket (Fai), ad Addiopizzo ed a Confindustria Sicilia per portare avanti le proprie attività contro il racket e l'usura.
Assieme al finanziamento, però, sono arrivate anche le polemiche. La Rete per la Legalità – che comprende quarantaquattro associazioni, non solo siciliane – ha denunciato come siano poco chiari i criteri con i quali sono stati selezionati i beneficiari, dato anche il fatto che questi sono stati scelti senza bando pubblico. Per questo la Rete ha chiesto un incontro alla ministra Cancellieri al fine di esporre le proprie perplessità e proposte. «Costituiremo a breve un osservatorio sulla trasparenza dove metteremo tutti gli atti pubblicati in materia di finanziamenti al settore. L'obiettivo è quello di far sapere a tutti e in maniera trasparente quanto accade nel mondo dell'antiracket e antiusura. A questo si aggiungerà un monitoraggio continuo di tutti gli elementi attuativi del Fondo», ha detto Lino Busà, presidente di Sos Impresa, durante la conferenza stampa tenutasi in Senato lo scorso 7 marzo.
Analizzando l'iter con cui si è arrivati al finanziamento, Busà ci ha tenuto a sottolineare di non contestare lo scopo, ma di voler evitare che si crei un movimento antiracket di serie A e uno di livello più basso, «principio che indebolisce il senso stesso della nostra azione di contrasto alle mafie e di tutela agli imprenditori e ai collaboratori che denunciano».

In attesa dei fondi, comunque, non si ferma il lavoro dell'antimafia sociale. Quella politico-giudiziaria, invece, sembra essersi presa una piccola pausa dopo gli ultimi avvenimenti[1].

“Pizzo sei morto”, hanno urlato i bambini di Brancaccio in questi giorni, in una manifestazione organizzata da Addiopizzo e dall'associazione antiracket Libero Futuro, che tra venerdì e ieri ha visto, oltre alla “sfilata” attraverso corso dei Mille o viale Picciotti anche l'allestimento di due gazebo informativi in piazza Torrelunga. «Brancaccio», hanno detto gli organizzatori, «rimane ancora una zona molto resistente, ma ci sono anche dei segnali positivi, a cominciare dalle nuove generazioni che oggi hanno fatto sentire la loro voce».

Mentre a Brancaccio le nuove generazioni sono scese in strada contro il pizzo, chi la mafia la combatte da tempo – come Ignazio Cutrò, testimone di giustizia o associazioni come quella delle “Agende Rosse” di Agrigento o “Ad Est” - hanno organizzato una scorta civica per Salvatore Vella, sostituto procuratore che in passato si è occupato di delicate inchieste sulla mafia tra Sciacca, Marsala e Palermo e che ora, in servizio ad Agrigento, si è visto revocare l'auto blindata. «Il nostro ruolo», hanno spiegato i portavoce della scorta, «sarà cercare di far capire alle Istituzioni che siamo in un momento delicato e bisogna fare di tutto per salvaguardare l'incolumità dei magistrati antimafia. Lanciamo un appello alla politica agrigentina, come al solito insensibile a questi temi, affinché si attivi in fretta per risolvere la questione.»

Note
[1] Palermo, i giorni della faida(elettorale), InfoOggi.it, 10 marzo 2012